Impareremo a riparare i nostri smartphone?

In Francia una legge contro gli sprechi obbliga i produttori a indicare quanto sia facile, incentivando la pubblicazione delle istruzioni

(DANIEL KARMANN/dpa/Ansa)
(DANIEL KARMANN/dpa/Ansa)

Da qualche settimana sul sito francese di Samsung è possibile scaricare gratuitamente un manuale per la riparazione di uno dei suoi smartphone più recenti: il Galaxy S21+. La scelta di pubblicare il manuale è stata definita da alcuni media specializzati un avvenimento «senza precedenti» perché fino a poco tempo fa era impensabile che una multinazionale come Samsung rendesse pubblico questo tipo di informazioni. C’è un motivo: il manuale infatti esiste solo in francese, perché dal primo gennaio in Francia c’è una nuova legge che impone alle aziende di indicare il “grado di riparabilità” dei prodotti, cioè un numero da uno a dieci che indica quanto è facile aggiustarli se si rompono. E Samsung, come molte altre aziende del settore, ha tutto l’interesse ad alzare i suoi punteggi.

La legge nasce per combattere gli sprechi e nello specifico il problema dell’obsolescenza programmata, cioè la creazione intenzionale di prodotti tecnologici destinati a durare per un periodo limitato (sia per quanto riguarda la parte software che la parte hardware) per incentivare un frequente acquisto di modelli più recenti. È la prima legge al mondo di questo genere e secondo alcuni esperti potrebbe portare altri paesi a prendere provvedimenti simili, facendo cambiare le abitudini di consumatori e aziende.

La legge è entrata in vigore in Francia a gennaio, ma è ancora in una fase iniziale e per il momento riguarda solo cinque categorie di prodotti: smartphone, computer portatili, televisori, lavatrici e tosaerba. Le aziende sono ancora in tempo per adattarsi alla normativa e saranno legalmente obbligate (pena una multa) a esporre il loro punteggio di riparabilità solo a partire dal primo gennaio del 2022. Alcune delle aziende più grandi però hanno già cominciato a farlo e nei negozi francesi, accanto al prezzo di alcuni prodotti, è già visibile un bollino che rappresenta una chiave inglese e un ingranaggio, con un numero che va da uno a dieci e un colore che va dal rosso (difficile da riparare) al verde (facile da riparare).

(Ministère de la Transition écologique)

La Francia ha una legge contro l’obsolescenza programmata dal 2015 e non è la prima volta che si schiera contro le aziende su questo tema. L’operazione del bollino di riparazione rientra nel più ampio tentativo di rendere l’economia più circolare e ridurre gli sprechi. Secondo i dati del 2020 infatti in Francia solo il 40 per cento dei dispositivi tecnologici rotti è stato riparato: con la nuova legge il governo punta ad alzare questa percentuale al 60 per cento entro cinque anni.

Soprattutto in Occidente la durata degli elettrodomestici si è sensibilmente ridotta nell’ultimo periodo: davanti alla prospettiva di spendere molto per una riparazione e di attendere settimane per l’arrivo di un ricambio, i proprietari di elettrodomestici e prodotti tecnologici spesso lasciano perdere e ne acquistano di nuovi. Ma, anche quando vengono riciclati, l’impatto ambientale dei prodotti scartati resta alto, soprattutto considerato il ridotto numero di anni per cui sono stati utilizzati.

Secondo la nuova legge francese, il punteggio di riparabilità dei prodotti deve essere calcolato dal produttore sulla base di cinque fattori: l’accessibilità delle istruzioni per la riparazione, la facilità di smontaggio dei prodotti, la disponibilità e il prezzo dei pezzi di ricambio e un ultimo indicatore che varia in base al tipo di prodotto. Il punteggio finale è dato dalla media dei cinque fattori che sono dati a loro volta da una serie di sottoindicatori più specifici. Per elaborare questi indicatori, le istituzioni francesi hanno fatto riferimento tra le altre cose al sito iFixit, che contiene manuali di riparazione di ogni tipo e da anni calcola e pubblica il punteggio di riparabilità di moltissimi prodotti tecnologici in commercio.

Il fatto che siano le aziende a calcolare il punteggio di riparabilità dei propri prodotti anziché un organo esterno ha sollevato le critiche di alcuni esperti e attivisti. L’associazione HOP (Halte à l’obsolescence programmée – letteralmente “Stop all’obsolescenza programmata”) ha spiegato che «una delle cose di cui ci rammarichiamo è che i produttori non sono tenuti a comunicare la loro griglia dettagliata» e che «gli organi che contrastano le truffe possono richiedere questa griglia, ma dubitiamo che abbiano le risorse per garantire un controllo regolare». Secondo Kyle Wiens, CEO di iFixit, le aziende potrebbero in parte autoregolarsi: per esempio, se Samsung metterà in commercio un nuovo smartphone con un punteggio sospettosamente alto, Apple potrebbe farlo notare alle autorità.

I primi risultati comunque fanno pensare che anche senza un controllo esterno non sia così facile per le aziende alzare i propri punteggi. Apple, per esempio, non supera i 7 decimi per nessuno dei suoi iPhone o MacBook, e i punteggi di tutti i suoi prodotti hanno una media finale di 5,5 su dieci. Solo per fare un esempio, l’iPhone XR e l’iPhone 11 ProMax hanno preso zero nella facilità di smontaggio perché nessuna delle parti che comunemente si rompono o danneggiano (come lo schermo o la batteria) possono essere rimosse in meno di 16 passaggi. Microsoft ha solo punteggi inferiori a 5 e il suo recentissimo Surface Duo (uno smartphone che si apre come un libro) ha 3,7 punti su dieci. Nel caso di Microsoft l’indicatore che abbassa i punteggi è quello che riguarda la disponibilità dei pezzi di ricambio come la scheda RAM o la tastiera, che dopo cinque anni dall’uscita del prodotto sono spesso introvabili. Per gli smartphone Pixel 4a e Pixel 5, Google ha ottenuto un punteggio di 6,3 su dieci.

Samsung è per il momento l’azienda che si sta dando più da fare per alzare i propri punteggi. La pubblicazione del manuale di riparazione del Galaxy S21+, composto da quaranta pagine illustrate da centinaia di foto di smontaggio, ha fatto salire il punteggio a 8,2 su dieci, mentre il Galaxy S20, che per il momento non ha nessun manuale, è rimasto a 5,7. Secondo quanto riportato da Le Monde, anche i due marchi Oppo e Asus stanno preparando manuali simili e molti produttori si stanno adoperando per alzare il loro punteggio migliorando la reperibilità dei pezzi di ricambio. Olivier Vongxay, direttore tecnico di Asus France, ha spiegato che l’azienda non ha un magazzino in Francia per le parti che compongono gli smartphone e il suo giro d’affari non è abbastanza grande perché i riparatori conservino le loro parti in negozio. I pezzi quindi arrivano lentamente sia al riparatore che al consumatore e questo abbassa il punteggio.

Ugo Vallauri, cofondatore di Restart Project, un’associazione di advocacy per il diritto alla riparazione con sede a Londra, ha detto che l’Europa è ancora qualche anno indietro rispetto all’obbligo di inserire il punteggio di riparabilità su tutte le etichette, ma che il fatto che la Francia sia partita per prima con questo esperimento mostra che è possibile e che «è una buona opportunità per altri paesi che ora possono appoggiarsi al lavoro fatto dalla legislazione francese». In Europa qualcosa ha cominciato a muoversi nel 2019, quando l’Unione Europea ha approvato un nuovo regolamento che è entrato in vigore quest’anno e garantisce ai consumatori il diritto alla riparazione degli elettrodomestici. I produttori hanno ora l’obbligo di rendere disponibili i pezzi di ricambio per almeno 7 anni (10 per le lavatrici) dal momento della messa in vendita dei prodotti e di rendere facili e accessibili le istruzioni per le riparazioni anche ai professionisti esterni alle aziende.

Sempre secondo Vallauri, «nel momento in cui qualcosa diventa un obbligo, non è più davvero un problema per i produttori. Devono semplicemente accettarlo, così come tengono conto di molte altre variabili quando portano un prodotto sul mercato. Più produttori sceglieranno di rendere i prodotti facilmente riparabili e più gli altri saranno motivati, se non altro per la paura di rimanere esclusi dal processo di miglioramento».