Alba e smog a Città del Messico, nel febbraio del 2020. (AP Photo/ Marco Ugarte)

Il 2020 è stato l’anno più caldo di sempre, insieme al 2016

Nonostante i lockdown per la pandemia, la concentrazione di anidride carbonica ha continuato a crescere, raggiungendo nuovi record

Alba e smog a Città del Messico, nel febbraio del 2020. (AP Photo/ Marco Ugarte)

Secondo i dati rilevati dal consorzio Copernicus – il programma dell’Unione Europea per l’osservazione delle condizioni del nostro pianeta – gli ultimi sei anni sono stati tra i più caldi mai registrati. Il 2020, in particolare, ha fatto registrare una temperatura media globale paragonabile a quella rilevata nel 2016 e considerata la più alta mai registrata. Nonostante le limitazioni sugli spostamenti imposte in molti paesi a causa della pandemia da coronavirus, non ci sono state riduzioni rilevanti di anidride carbonica nell’atmosfera e degli altri gas che comportano l’effetto serra, con conseguenze sulla temperatura media globale.

Utilizzando i dati raccolti da Copernicus è stato effettuato un confronto tra le temperature rilevate annualmente in diverse aree del pianeta e quelle medie sul lungo periodo calcolate nel periodo dal 1850 al 1900. Nel 2020 la temperatura media a livello globale è stata di 1,25 °C più alta rispetto al periodo pre-industriale: in Europa la temperatura ha superato di 1,6 °C quella media. Per il continente è stato l’anno più caldo mai rilevato.

Nel dicembre del 2020 la temperatura media è stata più alta del solito anche in vaste aree del Canada, della Groenlandia e della Scandinavia, come anche in ampie porzioni dell’Artico e nei mari circostanti: in alcune zone la temperatura è stata più alta di 3 °C rispetto alla media del periodo pre-industriale e in alcune zone lo è stata addirittura di 6 °C.

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Questo non solo ha determinato un notevole ritardo nella formazione dei ghiacci, ma ha anche causato una serie di effetti collaterali, tra cui lo scioglimento del permafrost, l’aumento dei livelli dei mari e la modifica delle correnti oceaniche. Tra le conseguenze c’è stato anche un prolungato periodo di siccità, con incendi su larga scala che hanno interessato svariate migliaia di chilometri quadrati: per esempio in Siberia, dove gli incendi hanno distrutto numerose foreste di conifere, liberando nell’atmosfera circa il 30 per cento di anidride carbonica in più rispetto all’anno precedente.

Inoltre, come ha osservato il Guardian, quest’anno nell’oceano Atlantico ci sono stati ben 29 uragani e tempeste tropicali: un record che secondo la maggior parte degli scienziati e degli esperti è strettamente legato all’aumento delle temperature causato dal riscaldamento globale.

Le temperature registrate nel 2020 hanno raggiunto quelle che erano state rilevate nel 2016, quando “El Niño” – un insieme di fenomeni atmosferici che si verificano nell’oceano Pacifico in media ogni cinque anni, di solito con un picco nei mesi di dicembre e di gennaio – aveva contribuito parecchio all’innalzamento delle temperature. Secondo gli scienziati citati dal Guardian, se nel 2016 non ci fossero stati questi fenomeni, il 2020 sarebbe stato di gran lunga l’anno più caldo di sempre.

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L’aumento di 1,25 °C è molto vicino alla soglia massima di 1,5 °C indicata dall’Accordo di Parigi come critica per evitare conseguenze ancora più gravi.

Secondo il Met Office, il servizio meteorologico nazionale britannico, nel 2021 la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera sarà del 50 per cento maggiore rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale. Ci sono voluti più di 200 anni per aumentare questi livelli del 25 per cento, ora in soli 30 anni i numeri sono aumentati fino a quasi il 50 per cento. Come ha spiegato il direttore di Copernicus, Vincent-Henri Peuch: «Fino a quando le emissioni non si ridurranno a zero, l’anidride carbonica continuerà ad accumularsi e a condizionare ulteriormente i cambiamenti climatici».

Per dare l’idea, negli ultimi cinquant’anni in due terzi dei comuni europei la temperatura media è aumentata di oltre due gradi, mentre nel nostro paese è aumentata di almeno 1 °C in 7.540 comuni italiani su 7.669. Il comune italiano dove la temperatura media è cresciuta di più in assoluto è in provincia di Sondrio e si chiama Novate Mezzola: negli ultimi cinquant’anni qui la temperatura è aumentata di 4,1 °C. Il comune europeo dove c’è stato l’aumento maggiore è Reykjanesbær, in Islanda, dove la temperatura media è cresciuta di 5,8 °C in pochi decenni. In questo caso la crescita è stata influenzata in buona parte dalla presenza del principale aeroporto islandese, che si trova a circa 50 chilometri dalla capitale Reykjavík.