A Genova un neonato di un mese e mezzo è morto in seguito a una circoncisione fatta in casa

(ANSA/LUCA ZENNARO)
(ANSA/LUCA ZENNARO)

A Genova un neonato di un mese e mezzo è morto in seguito a una circoncisione fatta in casa. Sono state arrestate la madre e la nonna, entrambe nigeriane, che si trovavano in casa al momento del decesso del bambino. È stato inoltre fermato un uomo a Ventimiglia, al confine tra Italia e Francia, accusato di essere l’autore della procedura. Stando alle ricostruzione dei giornali, il padre del bambino si trovava all’estero per lavoro.

La circoncisione maschile consiste nella rimozione chirurgica del prepuzio dal pene, in modo che il glande – la struttura tondeggiante altamente innervata e quindi molto sensibile con cui termina il pene – sia sempre libero dal suo cappuccio di pelle. Per alcune religioni, in particolare per l’ebraismo e l’islam, i bambini maschi devono essere circoncisi poco dopo la nascita o durante l’infanzia.

Come scrive Repubblica, una decina di giorni fa un caso simile a quello di Genova era avvenuto a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia: un bambino di cinque mesi era morto dopo che i genitori, entrambi di origine ghanese, avevano praticato la circoncisione in casa. A dicembre due fratelli gemelli di origine nigeriana residenti a Monterotondo, vicino a Roma, erano finiti in ospedale: in seguito uno dei due era morto per le emorragie provocate dall’intervento, che era stato praticato in casa da un cittadino statunitense di origine libica.

Su Twitter, la ministra della Sanità, Giulia Grillo, ha scritto che è diventato «necessario individuare un protocollo per la sicurezza dei bambini» e confrontarsi con le autorità religiose sulla questione. Mentre l’Ordine dei medici propone di «approvare una legge ad hoc affinché [la circoncisione] sia accessibile a chi la richiede in strutture pubbliche e private, nei primi mesi di vita del bambino», così che gli interventi chirurgici possano avvenire «in ambiente sterile e per mano di personale qualificato, a carico del Servizio sanitario nazionale, pagando un ticket».