Una legge europea garantirà il congedo di paternità

Finora era regolato soltanto da leggi nazionali: cambieranno anche le norme per il congedo parentale

(EPA/MADS CLAUS RASMUSSEN)

Giovedì il Consiglio dell’UE e il Parlamento Europeo hanno trovato un accordo per introdurre il congedo di paternità e modificare l’attuale congedo parentale. Al momento il congedo di paternità non è previsto da nessuna legge europea, mentre il congedo parentale da una legge già esistente ma considerata superata. La direttiva – che è vincolante per tutti gli stati dell’Unione – ora dovrà essere approvata formalmente dal Parlamento durante una delle prossime sessioni plenarie e dal Consiglio dell’UE per poi entrare in vigore in tutti i paesi europei, ma sembra che in entrambi i casi non ci saranno problemi. Il congedo di paternità dovrà essere adottato da tutti gli stati entro tre anni dall’approvazione definitiva, mentre il congedo parentale entro cinque anni.

La direttiva stabilisce dei nuovi standard minimi per cui i padri o una figura equivalente al secondo genitore (nel caso che sia riconosciuta dalla legge dello stato membro) potranno chiedere almeno dieci giorni di congedo di paternità dopo la nascita (o l’adozione) di un figlio. Il congedo di paternità non va confuso con l’istituto del congedo parentale, che permette ai genitori di stare a casa per i primi anni di vita del bambino. Il congedo parentale non trasferibile, cioè quello riservato solo per la madre o solo per il padre, verrà portato fino ai due mesi per genitore e sarà pagato almeno come il congedo per malattia: in precedenza poteva anche non essere pagato (anche se ogni stato europeo ha leggi diverse in materia: in Italia esiste in congedo parentale fino a sei mesi).

Gli stati membri dovranno inoltre stabilire un compenso minimo, calcolato tenendo in mente che molto spesso per non rinunciare allo stipendio più alto nella famiglia (che spesso è portato a casa dall’uomo) la responsabilità ricade sulle spalle delle donne. Il compenso quindi dovrà garantire degli standard di vita adeguati, in modo da incoraggiare entrambi i genitori a prendersi un periodo di pausa dal lavoro per accudire i figli. L’Unione Europea ha anche previsto una clausola che può essere attivata o meno dagli stati che garantirà ai lavoratori di essere pagati il 65 per cento del loro stipendio netto per un periodo di almeno 6 mesi per entrambi i genitori.

Le altre misure della direttiva riguardano il congedo per la cura di familiari invalidi o con malattie gravi (anche dovute all’età) che verrà portato a 5 giorni all’anno. Inoltre tutti i genitori con figli minori di 8 anni avranno il diritto di chiedere maggior flessibilità al lavoro, per quanto riguarda l’orario, ma anche per quanto riguarda la possibilità di lavorare da casa.

Secondo l’eurodeputata Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, che fa parte della commissione parlamentare per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, questa direttiva darà alle madri e ai padri la stessa opportunità di prendersi cura dei propri figli e, contemporaneamente, portare avanti la propria carriera professionale. «L’accordo raggiunto rappresenta un grande passo avanti verso un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita privata per tutti i genitori che lavorano e per migliorare la vita delle famiglie in tutti gli Stati membri dell’UE», ha affermato.

Al momento quasi tutti i paesi europei hanno una qualche forma di congedo parentale o di paternità, ma la durata del congedo così come i livelli di compensazione variano molto da paese a paese. Molto spesso non è definito in modo chiaro se il congedo sia un diritto familiare o individuale e quindi capita che siano le madri a scegliere di prenderlo piuttosto che i padri. In alcuni casi la regolamentazione è molto avanzata: come ad esempio in Svezia, che fu il primo paese al mondo a convertire il congedo di maternità in congedo parentale, già nel 1974.