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  • sabato 13 ottobre 2018

Città del Capo è ancora un posto violento

È una delle 15 città più pericolose al mondo e le cose peggiorano, mentre nel resto del Sudafrica, dalla fine dell'apartheid, la violenza è molto diminuita

Alcuni residenti di Manenberg, uno dei distretti delle Cape Flats a Città del Capo, dopo una sparatoria tra membri di gang rivali. (PIETER BAUERMEISTER/AFP/Getty Images)

Città del Capo è conosciuta come una delle città più belle del Sudafrica, per il suo clima mediterraneo e le famose spiagge oceaniche, ma è anche la più violenta. A qualche minuto di macchina dal centro, la cui fondazione risale all’arrivo degli olandesi nel diciassettesimo secolo, iniziano le cosiddette Cape Flats – chiamate comunemente Flats – un’intricata serie di quartieri popolari e baraccopoli dove a inizio Novecento vennero segregati gli abitanti neri della città. Le Flats – che devono il loro nome alla forma pianeggiante – oggi sono di fatto governate da più di 130 bande criminali di cui fanno parte in tutto almeno 100 mila persone in costante lotta tra di loro. Ne ha parlato l’Economist in un recente articolo sulla crescente pericolosità della città.


L’area in rosso indica grossomodo dove si trovano le Cape Flats.

Dalla fine dell’apartheid nel 1994, quando il Sudafrica divenne una democrazia e Nelson Mandela fu eletto presidente, il paese è sceso dal terzo al settimo posto nella classifica dei paesi più violenti al mondo e in venticinque anni il tasso di omicidi è passato da 69 casi ogni 100 mila persone nel 1994 a 36 casi ogni 100 mila persone nel 2017. A Città del Capo, in controtendenza con il resto del paese, c’è invece stato un costante aumento del numero degli omicidi: negli ultimi otto anni il tasso di morti violente è salito da 43 a 69 persone uccise all’anno ogni 100 mila abitanti. Città del Capo ha un tasso di omicidi doppio rispetto a quello di Johannesburg, la città più popolosa del Sudafrica, ed è al quindicesimo posto nella classifica delle cinquanta città più pericolose al mondo.

Nelle Flats, dove si concentra la maggior parte degli episodi di violenza, ci sono grossi problemi di disoccupazione e povertà: molti bambini crescono orfani di uno o di entrambi i genitori e nel 2016 (ultimo anno per cui sono disponibili dati affidabili) il 93 per cento delle famiglie del distretto di Philippi East, uno dei quartieri delle Flats, ha denunciato di essere stato vittima in qualche modo della criminalità organizzata. La violenza è così diffusa che non ci si preoccupa neanche più di nascondere i cadaveri alla vista dei bambini, spesso arruolati fin dai 12 anni dalle gang che li usano come corrieri della droga per evitare i controlli della polizia.

La storia di alcune delle gang delle Flats è iniziata più di secolo fa, quando il Sud Africa divenne uno stato indipendente, e diversi gruppi si contendevano il controllo di strade e quartieri della città. Molte sono diventate famose per i loro rituali di iniziazione, come quello degli “The Americans”, una delle più numerose bande criminali di Città del Capo: per entrare bisogna accoltellare una persona e poi pulire il coltello dal sangue usando una bandiera degli Stati Uniti, da cui la scelta del nome Americani. L’appartenenza a una gang permette a chi vive nelle Flats di procurarsi cibo e vestiti, mentre tra i più giovani è anche un modo per impressionare le ragazze, dice l’Economist. Craven Engel, un pastore protestante a Hanover Park, un altro quartiere delle Flats, ha raccontato all’Economist che qualche anno fa nacque una gang formata dai figli dei membri degli “Americani” che ancora frequentavano la scuola: si chiamava “Spoiled Brats”, i mocciosi viziati. Oggi solo due dei 22 affiliati sono ancora vivi.

Le gang non sono l’unica causa dell’aumento della criminalità a Città del Capo, ma molte si comportano come vere e proprie cosche mafiose, arrivando a corrompere poliziotti e politici per coprire i loro traffici di droga – sopratutto eroina – e di armi.

La corruzione delle forze di polizia è un altro problema che la città deve affrontare: molte delle armi che circolano tra le bande di strada arrivano infatti dalle riserve dei commissariati. Nel 2016 Chris Prinsloo, un ex colonnello della Saps, la polizia del Sud Africa, è stato dichiarato colpevole di aver venduto 2400 pistole a un trafficante d’armi che a sua volta le aveva vendute ad affiliati di gang avversarie. 1066 omicidi, di cui 261 di bambini, e 1403 tentati omicidi avvenuti a Città del Capo sono stati in qualche modo ricondotti all’uso di queste armi. Il caso di Prinsloo ha esposto la corruzione radicata da anni all’interno dalla Saps: l’Economist ha scritto che dall’inizio della presidenza di Mandela non uno dei commissari nazionali della Saps ha lasciato il mandato senza essere accusato di corruzione o cattiva condotta.

Città del Capo ha cercato una soluzione alla corruzione arruolando nuovi agenti nella polizia metropolitana, la Metro Police; all’inizio queste forze erano state pensata per multare chi infrangeva il codice stradale, ma oggi ha anche un’unità che si occupa del problema delle gang nelle Flats. L’unità conta 600 uomini contro i 18 mila che la Saps ha in giro per la città.

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