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  • sabato 13 ottobre 2018

La donna che si sta prendendo la destra israeliana

Si chiama Ayelet Shaked, ha 42 anni, non è religiosa ma è molto nazionalista: si parla di una sua candidatura alle prossime elezioni

Ayelet Shaked (Ilia Yefimovich/Getty Images)

Da diverso tempo la destra israeliana è in subbuglio. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, leader del partito conservatore Likud, è coinvolto in una serie di scandali di corruzione che hanno spinto sempre di più alcuni suoi sostenitori a farsi una domanda che sembrava inconcepibile fino a poco tempo fa: Netanyahu è ancora la persona giusta per guidare il Likud alle prossime elezioni politiche, che si terranno nel novembre 2019? Per il momento la posizione prevalente sembra appoggiare l’attuale primo ministro, ma le cose – scrivono alcuni osservatori – potrebbero cambiare nel corso del prossimo anno; e c’è una donna che sta emergendo con grande efficacia nel frammentato panorama della destra israeliana. Si chiama Ayelet Shaked, ha 42 anni ed è l’attuale ministra della Giustizia del governo Netanyahu.

Shaked è una figura politica davvero inusuale per Israele: è una degli esponenti più in vista del partito La Casa Ebraica – sionista nazionalista e molto di destra – nonostante non sia religiosa; è contraria a qualsiasi evacuazione delle contestatissime colonie israeliane in Cisgiordania, nonostante non viva in un insediamento e sia nata e cresciuta a Tel Aviv, la città più liberale di Israele. Shaked ha posizioni molto di destra praticamente su tutto: considera sia il progetto di creazione di uno stato palestinese sia gli Accordi di Oslo, quelli firmati tra governo israeliano e Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) nel 1993, una catastrofe nazionale per Israele. Ritiene che tribunali, media e mondo accademico israeliano siano tutti di sinistra e negli ultimi anni da ministra della Giustizia ha cercato di cambiare le cose.

Il giornalista Yonit Levi ha scritto sull’Atlantic che le opinioni su Shaked sono molto contrastanti: alcuni la ammirano profondamente per la sua abilità politica, altri la considerano un pericolo per la democrazia di Israele. Quasi tutti sembrano però concordare che Shaked sia oggi il personaggio che più sta emergendo nel panorama politico israeliano.

La cosa per certi versi più sorprendente di Shaked è l’ampio appoggio che è riuscita a ottenere dai diversi gruppi nazionalisti e religiosi israeliani, che sono spesso in competizione tra loro. Shaked ha raccontato all’Atlantic di avere avuto idee di destra fin da giovane e di essersi avvicinata al sionismo religioso durante gli anni della leva obbligatoria. Secondo Shiloh Adler, un importante leader degli insediamenti israeliani, il fatto che non venga da un particolare gruppo nazionalista-religioso ha aiutato Shaked a mantenersi lontana dalle divisioni e a farsi accettare e rispettare praticamente da tutti.

Allo stesso tempo Shaked non è completamente estranea alla destra israeliana rappresentata dal Likud, una destra meno radicale e meno religiosa di La Casa Ebraica. Nel 2006, infatti, lavorò come manager dell’ufficio di Netanyahu, quando il Likud era un partito dell’opposizione con soli 12 seggi al Parlamento israeliano: se ne andò pochi anni più tardi quando lei e Naftali Bennett, leader di La Casa Ebraica e attuale ministro dell’Economia, si inimicarono la potente e influente moglie di Netanyahu, Sara, per motivi rimasti poco chiari.

Alle ultime elezioni, quelle del marzo 2015, La Casa Ebraica prese solo il 7 per cento dei voti, ma l’estrema frammentazione della politica israeliana permise a Bennett e a Shaked di fare un accordo con il Likud di Netanyahu ed entrare nel governo.

Negli ultimi tre anni la centralità di Shaked all’interno della destra israeliana è aumentata parecchio, soprattutto per alcune decisioni molto controverse che però hanno ricevuto grande appoggio dagli ambienti più conservatori d’Israele: tra le altre, le nomine sui nuovi giudici della Corte Suprema israeliana – molto conservatori e militanti – e il suo deciso appoggio alla legge sullo “Stato della nazione ebraica”, una controversa norma approvata lo scorso luglio che ribadisce il carattere ebraico di Israele a discapito di quello democratico. Allo stesso tempo anche gli avversari di Shaked hanno cominciato a vederla con occhi diversi: non più solo una giovane donna senza alcuna esperienza di governo e nota per le sue «idee nazionaliste unidimensionali», ma una politica ambiziosa, pericolosa e sempre più popolare tra gli ebrei ortodossi.

Oggi uno dei progetti politici più importanti di Shaked è l’annessione formale a Israele dell’Area C, cioè quella parte della Cisgiordania (circa il 60 per cento) che è sotto il controllo israeliano. Shaked ha detto che il piano prevederebbe l’estensione della cittadinanza israeliana a circa 100mila palestinesi che abitano i territori che sarebbero oggetto dell’annessione e che passerebbero sotto la sovranità completa di Israele: «Processi di questo tipo richiedono tempo per maturare. Oggi il piano di annessione sembra fantascienza, ma penso che lentamente e gradualmente le persone vedranno cosa sta succedendo in Medio Oriente e si renderanno conto che una cosa del genere potrebbe succedere per davvero», ha detto Shaked.

In un articolo pubblicato su Haaretz lo scorso anno, la giornalista Allison Kaplan Sommer scriveva che Shaked sarebbe in grado di diventare la donna israeliana di maggior successo dopo Golda Meir, storica prima ministra d’Israele dell’inizio degli anni Settanta, e a diventare la seconda donna a ricoprire il ruolo di capo del governo d’Israele. Per ora Shaked ha sempre sostenuto che dovrebbe essere Bennett a prendere il posto di Netanyahu, quando l’attuale primo ministro lascerà l’incarico, ma molti credono che la popolarità raggiunta da Shaked negli ultimi anni tra gli elettori della destra israeliana potrebbe anche cambiare le cose.

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