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  • lunedì 13 agosto 2018

Una cosa che la blockchain sta cambiando davvero

Sulle criptovalute circolano ancora dei dubbi ma la tecnologia alla loro base sta venendo utilizzata nel settore delle spedizioni, che ci ha investito molto

di Paolo Bosso
Container nel porto di Shanghai, in Cina. (Imaginechina via AP Images)

In seguito all’accordo di gennaio, la prima compagnia armatoriale al mondo, la danese Maersk Line, e la statunitense International Business Machines (IBM), hanno presentato TradeLens, la prima piattaforma di una certa consistenza che applicherà il principio della blockchain al trasporto marittimo (lo shipping). Nel mondo del trasporto mercantile l’utilizzo dello strumento cripto-informatico della blockchain è la possibilità di gestire in autonomia, in un’unica finestra telematica “in streaming”, i centinaia di documenti che accompagnano una singola merce in giro per il mondo su una nave mercantile. L’elemento determinante è la criptazione: non si tratta semplicemente di visualizzare i documenti ma di poterli vidimare, garantendo quindi privacy e sicurezza, ovvero l’impossibilità di manomissione. A TradeLens si affianca ClearWay, software di interfaccia in versione beta.

TradeLens sta utilizzando i big data e i metadati per strutturarsi: Maersk ha detto che in un anno di lavoro sono state archiviate informazioni su 154 milioni di spedizioni (una singola nave di Maersk, come per altre quattro-cinque compagnie armatoriali nel mondo, può trasportare e distribuire nei porti in un viaggio di due settimane fino a 20 mila container con dentro anche migliaia di singoli prodotti) e attualmente il ritmo è di un milione di dati al giorno. Una tale mole che TradeLens non può gestire con la sola partecipazione di Maersk e IBM, tant’è che allo sviluppo stanno partecipando 94 organizzazioni tra cui 20 operatori portuali tra porti e terminalisti, come i porti di Rotterdam, Bilbao, Filadelfia, il gruppo di Singapore PSA, le società logistiche CEVA e Damco; le autorità doganali di Paesi Bassi, Arabia Saudita, Singapore, Australia e Perù.

Si calcola che il 15 per cento dei costi di una spedizione si debbano alle bolle doganali e ai nulla osta sanitari. Per esempio, spedire un collo di fiori dal porto di Mombasa a quello di Rotterdam comporta almeno 200 comunicazioni tra una trentina di persone (reali e giuridiche) come società di spedizione, brokers, governi, autorità portuali e armatori. TradeLens e ClearWay avranno un impatto importante sullo shipping, non soltanto perché faranno risparmiare tempo e denaro ma anche perché andranno a sostituirsi a un numero imprecisato di mestieri tradizionali collegati al trasporto marittimo. I tempi di transito di una spedizione di packaging potrebbero ridursi fino al 40 per cento, con risparmi per migliaia di dollari. Maersk afferma che la piattaforma «permette a importatori ed esportatori, spedizionieri doganali, dogane, agenzie governative e non governative, di collaborare nei processi aziendali cross-organizzativi e nello scambio di informazioni, il tutto su una base sicura e non rifiutabili»; la verità è che alcuni mestieri tradizionali, se non spariranno, subiranno certamente una trasformazione.

Si pensi agli agenti marittimi e agli spedizionieri doganali, i primi rappresentanti degli armatori nei porti di attracco e i secondi responsabili di vidimare la merce in sbarco o imbarco: alcuni caricatori che stanno partecipando a TradeLens hanno calcolato che è possibile ridurre i passi necessari per ottenere una risposta alla domanda base della supply chain – “dov’è il mio container?” – da uno a dieci, riducendo le persone coinvolte da cinque a una sola. Infine, si consideri anche quest’altro fattore: TradeLens non è una “single window” – come viene chiamata nel settore la finestra telematica dove processare i documenti di spedizione – pubblica, cioè sviluppata da uno Stato o da un ente portuale con interessi pubblici, ma è un software che Maersk e IBM venderanno nella forma di un servizio web o di una suite software.

Secondo Peter Levesque, amministratore delegato di Modern Terminals, secondo terminalista portuale di Hong Kong, una piattaforma di questo tipo «genererà enormi risparmi migliorando la sicurezza della catena logistica globale». Secondo il direttore informatico di Ceva Logistics, Christophe Cachat, «è un passo importante, una soluzione aperta e neutrale che mantiene la promessa della blockchain».

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