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  • lunedì 13 agosto 2018

Il ritorno del Lanerossi Vicenza

La storica squadra – fallita e venduta all'asta pochi mesi fa – è improvvisamente al centro di uno dei progetti più interessanti del calcio italiano, grazie a Renzo Rosso

Renzo Rosso alla conferenza stampa di presentazione del LR Vicenza Virtus (@LRVicenza)

Il calcio italiano sta vivendo un momento di cambiamento ma deve ancora fare i conti con grossi problemi di sostenibilità economica, come dimostrano i recenti problemi con i campionati di Serie B e Serie C. Tra fallimenti e penalizzazioni, però, ci sono delle storie di successo, o quantomeno interessanti e molto promettenti. Il 26 luglio, nella sede della sua società nella campagna tra Vicenza e Bassano del Grappa, l’imprenditore vicentino Renzo Rosso si è presentato a giornalisti e tifosi locali come nuovo proprietario della squadra di calcio del Vicenza.

Seduto su un tavolo spoglio davanti al pubblico accreditato, indossando sandali e pantaloni bianchi e rossi, come i colori del Vicenza, per circa un’ora Rosso ha raccontato a braccio come lui – imprenditore noto in tutto il mondo per la sua azienda di abbigliamento Diesel – fosse arrivato fin lì. È la storia di una complicata vicenda societaria, di un fallimento, di due squadre che sono diventate una e degli ambiziosi progetti di uno degli imprenditori italiani più innovativi e intraprendenti in circolazione.

Renzo Rosso, nato nel 1955 e cresciuto in provincia di Vicenza, è diventato proprietario del Vicenza – la più antica squadra di calcio veneta, vincitrice della Coppa Italia nel 1997 e semifinalista in Coppa delle Coppe nel 1998 – lo scorso maggio, cinque mesi dopo il fallimento della società. Offrendo poco più di un milione di euro ha potuto comprare all’asta il “ramo aziendale” del Vicenza: il settore giovanile, i trofei, la sede, il diritto a usare la maglia biancorossa e il contratto di affitto dello stadio Romeo Menti. Dopo aver ottenuto l’approvazione della FIGC, Rosso ha di fatto “fuso” quello che aveva comprato del Vicenza con il Bassano Virtus, una squadra di Serie C di cui era proprietario da ventidue anni. In seguito a questa operazione il Bassano è di fatto sparito, diventando il Vicenza: il blocco di giocatori della sua prima squadra e l’intero settore giovanile sono passati sotto la nuova società, che ha sede a Vicenza e giocherà lì le sue partite in casa. A Bassano sono rimaste le squadre giovanili, che continueranno a usare le vecchie strutture della Virtus. Con questa operazione societaria, di fatto non particolarmente costosa, Rosso è quindi riuscito a rimettere in piedi il Vicenza facendolo ripartire senza debiti.

Con 116 anni di storia, il Vicenza è la squadra di calcio più antica del Veneto e uno dei club italiani con il maggior numero di campionati di Serie A disputati: trenta, di cui venti consecutivi. È stata anche la squadra di Roberto Baggio, Paolo Rossi e Luca Toni, alcuni dei calciatori italiani più forti di sempre, e nella seconda metà del Novecento è stata a tratti una delle squadre italiane più in vista. Nel 1998, dopo l’eliminazione dalla Coppa delle Coppe in semifinale con il Chelsea, iniziò però un lungo periodo di decadenza, terminato con il fallimento dichiarato lo scorso gennaio. Negli anni precedenti la squadra retrocesse in Serie B e dopo diversi stagioni poco entusiasmanti, nel 2013 fu retrocessa in Serie C.

Gianluca Vialli del Chelsea nella semifinale di Coppe delle Coppe del 1998 giocata al Menti contro il Vicenza (Ben Radford/Allsport)

Rosso ha spiegato che l’investimento è stato deciso quest’anno in un incontro con Paolo Scaroni, ex presidente di ENI e attuale presidente del Milan, originario di Vicenza e al corrente della situazione della squadra. Scaroni è tuttora il primo e più importante socio della proprietà, che conta di averne altri. Durante la conferenza stampa di fine luglio, Rosso ha spiegato i suoi piani per il futuro, cercando di rassicurare i tifosi dopo tante annate complicate. «Abbiamo un business plan fatto a cinque anni, quindi non si tratta di fare solo calcio, di comprare due, tre giocatori. No, non funziona così. Abbiamo studiato tutti i numeri dei prossimi cinque anni, voce per voce, settore per settore. Sappiamo quanto spendere e come dovrà essere questa società. [..] e poi, porca troia, io sono della vergine, sono un maniaco, entro in tutti i singoli dettagli, da come scriviamo le lettere, al logo, ai colori. Vedrete tante cose belle, non più fatte giusto per farle. C’è passione, amore, professionalità. Su tutto quello che andrete a vedere troverete quarant’anni della mia esperienza».

Quello di Vicenza è probabilmente il progetto più interessante e promettente fra le leghe minori del campionato di calcio italiano, che da anni attraversano una profonda crisi economica, sportiva e di immagine. Dopo una settimana dal lancio della nuova campagna abbonamenti, circa 3.000 persone hanno già sottoscritto un abbonamento stagionale, stabilendo un record nella storia recente della squadra. Se la campagna dovesse mantenere questo andamento, la società potrebbe anche sfiorare i 10.000 tagliandi prefissati come obiettivo iniziale, che renderebbero il Vicenza una delle squadre con più abbonati fra Serie B e Serie C.

Uno dei primi accordi della nuova proprietà è stato stretto con la famiglia Marzotto, detentrice del marchio Lanerossi, ereditato dal vecchio lanificio vicentino, uno dei più grossi in Italia nel secolo scorso. Nel suo periodo di maggior successo, il lanificio fu proprietario del Vicenza, a cui è rimasto sempre associato. Dopo la chiusura delle attività, avvenuta ufficialmente nel 2005, del Lanerossi è rimasto solo il marchio: grazie all’accordo con il Vicenza ora il simbolo del lanificio – un filo di lana che forma la lettera “R” – è tornato ad essere il simbolo della squadra. Le regole del campionato italiano vietano però l’uso di un marchio commerciale come nome di una squadra professionistica: per questo motivo – nonostante per tifosi e appassionati la squadra è da sempre nota come “il Lanerossi” – il nuovo Vicenza è stato rinominato L.R. Vicenza Virtus.

Le divise sono state pensate dai dipendenti di Only The Brave (OTB) in collaborazione con il nuovo sponsor tecnico Lotto, già partner del Bassano: hanno cercato e usato il vecchio colore del Vicenza degli anni migliori, una specifica tonalità di rosso usata per le maglie a cavallo tra gli anni Settanta e Novanta. Almeno per i primi mesi, lo sponsor di maglia principale sarà Diesel, il cui logo stampato sulle divise è lo stesso usato dall’azienda di moda nella sua ultima campagna promozionale mondiale, lanciata proprio in queste settimane.

Rosso ha motivato il suo investimento nel Vicenza sottolineando di sentire il dovere di ridare alla sua città e alla sua provincia parte del successo ottenuto nell’imprenditoria (secondo una recente classifica di Forbes, Rosso è il decimo uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimato di 4 miliardi di dollari). Lo stesso dovrebbero fare gli altri imprenditori con cui Rosso si è incontrato nelle ultime settimane, e che spera di coinvolgere. Rosso ha poi aggiunto che l’investimento verrà portato avanti secondo la sua visione, e non solo per salvare la squadra e mantenerla. Nel futuro il nuovo Vicenza dovrà essere un brand, ha detto Rosso; lo stadio Menti dovrà essere rinnovato, almeno in un primo momento, e poi rifatto con l’obiettivo di tenerlo aperto più giorni a settimana, e di usarlo come location per tanti eventi diversi. La squadra rientrerà nei progetti laterali di Diesel e OTB, e viceversa.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione, Rosso ha specificato che nei primi anni il bilancio del club sarà inevitabilmente in perdita, ma queste perdite saranno previste e contenute e gli investimenti procederanno gradualmente. Le spese in eccesso – se ci saranno – dovranno essere approvate da un board di consiglieri composto in prevalenza da imprenditori della zona. Nel frattempo la squadra è stata composta quasi interamente da giocatori provenienti dal Bassano, che l’anno scorso ha sfiorato la promozione in Serie B. A questi sono stati aggiunti due validi giocatori del vecchio Vicenza – il terzino Davide Bianchi e il trequartista Stefano Giacomelli – e poi quattro nuovi acquisti per completare la rosa. Di recente, tuttavia, alcuni giocatori del vecchio Vicenza hanno contestato il mancato pagamento degli arretrati, i loro licenziamenti e la violazione di una norma federale che riguarda la denominazione sociale della società; è probabile che la questione si concluda con degli indennizzi.

Stefano Giacomelli esulta dopo il gol del vantaggio segnato in Coppa Italia contro il Palermo (Tullio M. Puglia/Getty Images)

Il primo obiettivo concreto della società sarà il consolidamento del settore giovanile ereditato dal Bassano, già efficiente e ben organizzato: da lì sono passati infatti nove giocatori dell’attuale squadra, i quali provengono peraltro tutti dalla provincia vicentina (e altri tre da quelle limitrofe di Padova e Treviso). La prima squadra è già di buon livello e dovrà inizialmente mantenere la categoria, la Serie C. Ma per il successo dell’investimento, nei prossimi anni punterà inevitabilmente alla Serie A.

A Bassano alcuni appassionati hanno criticato la fine fatta della squadra locale e un gruppo di imprenditori del luogo ha deciso di creare una nuova squadra cittadina, a cui è stato lasciato lo stadio Rino Mercante. Tutto il resto del vecchio Bassano Virtus ora è parte del Vicenza, a partire dal management. Il presidente è Stefano Rosso, uno dei figli del proprietario. Il direttore sportivo è Werner Seber mentre l’allenatore è Giovanni Colella. Tutti e tre ricoprono lo stesso ruolo che avevano fino a pochi giorni fa nel Bassano. Il direttore generale è invece Paolo Bedin, che per accettare il nuovo incarico ha lasciato il suo posto di direttore generale della Serie B. In una delle sue prime interviste, Bedin ha parlato di cosa lo ha spinto ad accettare l’offerta, dicendo: «Deve essere chiaro che Renzo Rosso sta cercando di fare una cosa innovativa, in linea con la sua storia di imprenditore di successo. E se posso dire pure in linea con i nostri tempi, perché il sistema sportivo, ma calcistico in particolare, vive ormai da molti anni un problema di sostenibilità economico-finanziaria».

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