Anche in Cina c’è carenza di bambini

Per anni si era pensato che limitare il numero dei nati avrebbe aiutato l'economia, ora sembra che invece diventerà presto un problema

In Cina vivono più di un miliardo e 385 milioni di persone, ma c’è un problema demografico: la popolazione attiva si sta riducendo perché per via della cosiddetta “politica del figlio unico”, introdotta nel 1979 e rimasta in vigore fino al 2015, non ci sono abbastanza persone giovani a rimpiazzare quelle che vanno in pensione. Si prevede che nel 2050 ci saranno 1,3 lavoratori per ciascun pensionato, contro i 2,8 di oggi. Come spiega un articolo del Wall Street Journal, secondo alcuni esperti questo è un problema perché, come succede in molti altri paesi del mondo, una popolazione più anziana significa una maggiore spesa pubblica in pensioni e assistenza medica, che è una cosa meno sostenibile se la popolazione attiva – quella le cui tasse pagano le pensioni – non è abbastanza numerosa.

Negli anni in Cina erano in molti a ritenere augurabile la riduzione della popolazione nelle fasce più giovani per via dell’idea che l’aumento dell’automazione nei processi produttivi avrebbe ridotto il numero di posti di lavoro disponibili. Ma c’è anche il rischio che la diminuzione della popolazione attiva sia dannosa per l’economia, perché quando ci sono meno candidati disponibili per un posto di lavoro i salari crescono – per il maggior potere contrattuale dei lavoratori – e questo penalizza le attività produttive.

Per anni l’opinione secondo cui la crescita demografica andasse contenuta è stata quella maggioritaria, su cui si è basata la politica del figlio unico. I primi cambiamenti nell’atteggiamento del governo sulla questione ci sono stati nel 2011, quando fu deciso che le coppie composte da due figli unici potevano avere due figli. Nel 2013 il permesso di avere due figli fu esteso alle coppie in cui almeno uno dei due membri era figlio unico e dal 2016 tutte le coppie sposate possono avere due figli.

Questi cambiamenti sono stati influenzati da alcuni dati economici legati alla crescita demografica, tra cui una diminuzione nei consumi, ma le politiche di controllo demografico non sono state del tutto abbandonate: esiste per esempio ancora il limite di due figli per coppia. Le donne che rimangono incinte di un terzo figlio vengono spesso invitate ad abortire e se non lo fanno devono pagare una multa, e in molti casi perdono il posto di lavoro, soprattutto se sono dipendenti statali. Secondo i calcoli di Wu Youshui, un avvocato che è riuscito a ottenere alcuni dati sulle multe dalle amministrazioni locali, negli anni sono stati raccolti miliardi di dollari in questo modo. Per via delle multe le donne più abbienti che vogliono avere un terzo figlio vanno a partorire all’estero. Alcune famiglie, invece, tengono nascosti i figli in eccesso non dichiarandone la nascita: era quello che succedeva anche negli anni della politica del figlio unico con i secondogeniti e che fece sì che ci fossero milioni di persone senza documenti fino a qualche anno fa.

Per alcuni esperti di demografia anche la politica dei due figli dovrebbe essere abolita così come qualsiasi limite al numero di figli per coppia: quanto fatto finora non è sufficiente per rimediare allo squilibrio attuale.

Il Wall Street Journal spiega però che storicamente in Cina le riforme vengono introdotte lentamente e un pezzo alla volta per dare un’idea di continuità con le classi politiche precedenti: per questa ragione la fine della politica del figlio unico è stata graduale e così forse sarà anche quella delle limitazioni al numero dei figli in generale. Per questo nonostante il presidente Xi Jinping sembri favorevole a far crescere la popolazione finora non sono state prese misure drastiche.

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