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«Le scaldiglie non sono una cosa marginale»

Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, ha spiegato che sono utili a evitare i ritardi di questi giorni ma consumano e costano molto

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(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Negli ultimi due giorni il freddo, il gelo e la neve hanno creato molti problemi alla rete ferroviaria italiana, soprattutto da Roma in giù. In particolare molti treni sono rimasti fermi alla stazione Termini di Roma perché i deviatoi – gli scambi dei binari, quelli che fanno andare i treni da una parte o dall’altra – erano ghiacciati e quindi non funzionanti. Esistono sistemi che evitano che i deviatoi si ghiaccino: si chiamano scaldiglie e sono resistenze elettriche attivate per evitare che attorno ai deviatoi si formi il ghiaccio. Quando le temperature scendono sotto un certo livello, deciso a livello regionale, le scaldiglie si attivano e iniziano a riscaldare.

A Termini ci sono circa 300 scambi; le scaldiglie sono invece 150. Intervistato oggi da Repubblica, Renato Mazzoncini – amministratore delegato di Ferrovie dello Stato – ha parlato della questione:

Le scaldiglie non sono una cosa marginale. Sono delle resistenze ognuna delle quali assorbe la stessa energia di un appartamento con un impianto da 3 kWh.

Mazzoncini ha 49 anni ed è amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato dal dicembre 2015. Prima era stato amministratore delegato della società Busitalia e, tra le altre cose, aveva collaborato alla realizzazione della metropolitana automatica di Copenhagen, in Danimarca. Dal 2016 è anche presidente dell’Union internationale des chemins de fer, che si occupa di normazione del trasporto ferroviario internazionale. Parlando dei disagi degli ultimi giorni, Mazzoncini ha detto: «Sono stati commessi degli errori, che non ripeteremo. E dobbiamo delle scuse ai passeggeri».

Parlando di cause, ha detto che «da Firenze in su tutta la rete è attrezzata per affrontare le emergenze climatiche, tant’è che la circolazione è normale come nel resto d’Europa». Il problema è che a Termini e nelle tratte del centro e sud Italia nevica di rado, e non erano quindi state previste precauzioni per particolari condizioni di freddo e neve:

Vediamo i fatti. Le ultime grandi nevicate sono state nel 1956, nel 1985 e nel 2012. Cioè in media ogni 28 anni. Stavolta invece dall’ultima ne sono passati 6, e in mezzo molte altre nevicate anomale. La legge vieta l’overdesign, cioè gli investimenti ingiustificati, anche rispetto alla sistematicità degli eventi. E il grande freddo nel Lazio non era considerato sistematico. Ma abbiamo imparato la lezione e adesso si cambia.

Mazzoncini ha poi detto che è già stato previsto un investimento di 10 milioni di euro per «l’attrezzaggio di tutta la rete laziale con i sistemi antineve e antighiaccio». Il 27 febbraio aveva parlato del problema delle scaldiglie anche Mauruzio Gentile, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana (società responsabile delle infrastrutture). Gentile aveva detto al Corriere della Sera che tutte le scaldiglie presenti a Termini avevano funzionato e che «prima dell’ultima importante nevicata a Roma, quella del 2012, che fu più pesante di quella di lunedì, a Temini non c’era nemmeno una scaldiglia». Ha poi risposto ad altre due domande sulle scaldiglie.

Se ci fossero state 300 scaldiglie non ci sarebbero stati problemi?
«No, fino a una nevicata di 15-20 centimetri no»

Quanto tempo ci vuole?
«Per Termini un anno, per il Lazio un paio d’anni»

Oggi, mercoledì 28 febbraio, il tempo al centro e sud Italia è descritto in miglioramento: dovrebbero quindi esserci molti meno disagi e problemi. A livello nazionale, sarà garantito l’80 per cento dei treni ad alta velocità e il 70 per cento di quelli regionali: qui ci sono maggiori informazioni.

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