Avere la Corea del Nord alle Olimpiadi è bello, ma crea un sacco di problemi

Per esempio: dare alle atlete nordcoreane le mazze da hockey in fibra di carbonio è una violazione delle sanzioni internazionali?

Quando mercoledì la nave nordcoreana Mangyongbong è arrivata al porto di Donghae, in Corea del Sud, con un pezzo della delegazione della Corea del Nord alle Olimpiadi invernali, è successo un mezzo casino. Prima i manifestanti che si erano radunati al porto per protestare contro la presenza dei nordcoreani ai Giochi si sono scontrati con la polizia, che nel frattempo stava cercando di mantenere il controllo della situazione. Poi la nave è rimasta a secco di carburante e il comandante ha chiesto ai sudcoreani di potersi rifornire, una cosa vietata dalle sanzioni internazionali imposte alla Corea del Nord per il suo programma nucleare e missilistico. Il governo della Corea del Sud, che aveva già fatto un’eccezione facendo entrare la nave nelle sue acque territoriali, ha preso tempo: discuterà della questione con gli Stati Uniti e con gli altri suoi alleati e poi deciderà cosa fare.

Le proteste dei sudcoreani all’arrivo della nave nordcoreana Mangyongbong al porto di Donghae, in Corea del Sud, il 6 febbraio 2018 (Kyodo)

La questione, che non si è ancora chiusa, ha fatto arrabbiare molto i conservatori in Corea del Sud, i meno flessibili quando si parla di un riavvicinamento con la Corea del Nord. Quello della nave Mangyongbong non è però stato l’unico episodio di questo tipo: negli ultimi giorni il governo sudcoreano, ma anche gli organizzatori delle Olimpiadi, hanno dovuto trovare delle soluzioni per aggirare in maniera legale le sanzioni internazionali imposte alle Corea del Nord, stabilendo eccezioni su eccezioni e tirando in ballo anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Uno dei problemi è stato il divieto imposto dall’ONU di vendere e trasferire beni di lusso alla Corea del Nord (l’espressione “beni di lusso” può voler dire molte cose). Prima che la Corea del Nord proponesse di mandare alcuni suoi atleti a partecipare alle Olimpiadi, Samsung, la nota azienda sudcoreana che produce prodotti elettronici, era stata ingaggiata come uno degli sponsor dell’evento e aveva detto che avrebbe donato 4mila smartphone Galaxy Note 8 agli atleti e ad altri funzionari stranieri presenti ai Giochi. E da qui la domanda: questi smartphone da poco meno di mille euro ciascuno sono da considerarsi beni di lusso? E poi: possono essere considerati materiali “dual use”, ovvero che possono trovare applicazione sia per scopi civili che militari? Quindi: consegnarli agli atleti nordcoreani sarebbe una violazione delle sanzioni dell’ONU?

Alcuni organizzatori delle Olimpiadi hanno proposto che gli smartphone vengano usati dagli atleti nordcoreani solo durante la loro permanenza a Pyeongchang, dove si stanno tenendo i Giochi, e che poi vengano restituiti. Secondo altri, comunque, il problema sarà risolto dagli stessi nordcoreani: difficile che i rappresentanti del governo che fanno parte della delegazione olimpica nordcoreana accettino di far usare ai loro atleti degli smartphone con accesso illimitato a Internet, severamente proibito in Corea del Nord, uno dei posti più chiusi al mondo.

Un’altra questione ha riguardato il materiale di cui sono fatte le mazze per giocare a hockey su ghiaccio. Lo scorso anno, ha raccontato il New York Times, la squadra nordcoreana di hockey si presentò a un torneo internazionale a Auckland, in Nuova Zelanda, con mazze fatte di legno e un po’ malconce. Gli organizzatori del torneo diedero agli atleti delle mazze in fibra di carbonio ad alta tecnologia da usare durante le partite del torneo, ma dissero loro che avrebbero dovuto restituirle a gare finite, perché nel divieto di trasferire beni di lusso in Corea del Nord sono incluse specificatamente “attrezzature sportive per il tempo libero”.

La squadra femminile di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi, formata da atlete nordcoreane e sudcoreane (Sipa via AP Images)

La stessa soluzione verrà applicata durante le Olimpiadi, dove tra l’altro le due Coree si presenteranno con un’unica squadra di hockey su ghiaccio femminile: alle atlete verranno date mazze di produzione finlandese, da restituire prima di tornare in Corea del Nord. La squadra di hockey indosserà inoltre uniformi prodotte da un’azienda finlandese, e non dalla Nike, nota azienda di abbigliamento sportivo statunitense e sponsor dei Giochi, per evitare di violare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla Corea del Nord (sembra comunque che i nordcoreani abbiano detto di non voler indossare marchi americani).

L’ultima questione di cui si stava discutendo e che però è stata risolta ieri è la presenza di Choe Hwi in Corea del Sud. Choe è il presidente del Comitato nazionale dello sport in Corea del Nord e figura tra le persone a cui l’ONU ha imposto il divieto di viaggiare in altri paesi (come succede sempre, l’applicazione delle sanzioni internazionali dipende dalla buona volontà dei singoli stati di rispettarle: l’ONU non può obbligare Choe a non viaggiare, ma può fare pressione sui singoli paesi affinché non lo facciano entrare nel loro territorio). Dopo che si è saputo che Choe avrebbe fatto parte della delegazione nordcoreana mandata in Corea del Sud, c’è stato un certo trambusto e la questione è stata sottoposta formalmente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Sarebbe stato possibile fare un’eccezione alle sanzioni e permettere a Choe di entrare in Corea del Sud, nella logica che la sua visita avrebbe contribuito agli sforzi di allentare la tensione tra le due Coree? La risposta del Consiglio di Sicurezza è arrivata ieri: è stata un sì.

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