La NASA ha scoperto 1.284 nuovi pianeti

Grazie ai dati del telescopio spaziale Kepler: nove di questi sono in una "zona abitabile", dove è più probabile che si formi la vita

Esopianeti in un'elaborazione grafica (NASA)
Esopianeti in un'elaborazione grafica (NASA)

Nel tardo pomeriggio di oggi, la NASA ha confermato l’esistenza di 1.284 nuovi pianeti che si trovano all’esterno del nostro sistema solare e che fanno parte della Via Lattea, la galassia in cui si trova la Terra. La scoperta dei nuovi esopianeti è stata resa possibile dalle osservazioni del telescopio spaziale Kepler, che dal 2009 è alla ricerca di altri mondi a miliardi di chilometri di distanza da noi. L’annuncio di oggi è il più grande mai fatto su nuovi pianeti e arriva a meno di un anno di distanza da quello sull’esistenza di un pianeta apparentemente con molte cose in comune con il nostro.

I ricercatori della NASA hanno analizzato i dati catalogati da Kepler fino a luglio del 2015, nel quale erano inseriti 4.302 potenziali pianeti: per 1.284 di questi la probabilità di essere effettivamente un pianeta supera il 99 per cento, il minimo necessario per attribuire a un corpo celeste non ancora identificato quello stato. Per altri 1.327 è probabile che si tratti di pianeti, ma non ci sono certezze sufficienti, i restanti 707 sono corpi celesti di altro tipo. Il nuovo set di analisi ha anche permesso di confermare 984 altri pianeti, identificati con tecniche diverse da quelle seguite da Kepler.

Il telescopio spaziale Kepler non osserva direttamente i pianeti, troppo distanti e piccoli (astronomicamente parlando) per potere essere identificati, ma le variazioni nella luminosità delle stelle dovute al passaggio dei pianeti davanti a loro. Proprio come è avvenuto ieri con Mercurio e il Sole, quando un pianeta transita davanti alla stella intorno a cui orbita, porta a una momentanea riduzione della luminosità apparente per chi la sta osservando a distanza: misurando la variazione di luce e la sua periodicità, Kepler può determinare se il cambiamento è dovuto al passaggio di un pianeta. Il metodo consente anche di determinare la grandezza e di ipotizzare la composizione degli esopianeti.

transit

Per decenni gli astronomi si sono chiesti se nella Via Lattea ci fosse un numero cospicuo di pianeti, o se il nostro sistema solare fosse un’eccezione. Grazie a Kepler è ora possibile affermare che la nostra galassia è ricca di pianeti, con caratteristiche e dimensioni che variano molto a seconda della loro distanza dalle stelle intorno a cui orbitano.

L’esistenza dei 1.284 nuovi pianeti è stata confermata con un’analisi statistica dei dati raccolti da Kepler, una soluzione che ha permesso di rendere più rapide le ricerche, mantenendole comunque attendibili e affidabili. Timothy Morton, della Princeton University (New Jersey) e tra i responsabili della nuova ricerca i cui risultati sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal, ha spiegato con un’analogia efficace il nuovo metodo utilizzato: “I probabili nuovi pianeti sono come le briciole di pane. Se ne fai cadere un po’ sul pavimento, puoi raccoglierle una per una. Ma se ne fai cadere un intero sacco, avrai bisogno di una scopa. L’analisi statistica è la nostra scopa”.

pianeti-rocciosi

Lo studio di Morton e colleghi dice che tra i nuovi esopianeti scoperti, 550 sono probabilmente rocciosi come la Terra, per lo meno a giudicare dalle loro dimensioni. Nove di questi, inoltre, sono in orbita intorno alla loro stella nella cosiddetta “zona abitabile”, cioè a una distanza di sicurezza dal calore stellare che consente all’eventuale acqua presente sulla superficie di essere in forma liquida senza che evapori. E acqua allo stato liquido significa probabilità più alte di avere forme di vita, per lo meno per come le conosciamo. Con i nuovi arrivati, i pianeti simili alla Terra scoperti finora grazie ai dati di Kepler e ad altre ricerche sono 21.