Il virus Zika danneggia le cellule progenitrici neurali?

Un nuovo studio aggiunge peso all'ipotesi che esista un legame tra l'infezione da Zika nelle donne incinte e la microcefalia nei neonati

Un laboratorio in cui si analizza il sangue delle donne incinte nel reparto maternità del Guatemalan Social Security Institute a Città del Guatemala il 2 febbraio 2016 (JOHAN ORDONEZ/AFP/Getty Images)

Secondo uno studio americano pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell, che si occupa di ricerca sulle cellule staminali, il virus Zika distrugge o interrompe la crescita delle cellule progenitrici neurali, cioè le cellule da cui si formano i neuroni (quelle che generano quindi il sistema nervoso). Lo studio – che è stato realizzato dai ricercatori dell’Università Johns Hopkins del Maryland, dell’Università statale della Florida e dell’Università Emory della Georgia – sembra confermare la tesi secondo cui il virus Zika causi la microcefalia nei bambini nati da madri contagiate.

La vulnerabilità delle cellule progenitrici neurali allo Zika

I ricercatori hanno infettato diversi campioni di tessuto con il virus Zika e dopo tre giorni hanno rilevato che il virus aveva raggiunto fino al 90 per cento delle cellule progenitrici neurali: quasi un terzo di queste cellule era morto, mentre la crescita delle restanti era stata interrotta. Altri tipi di cellule su cui è stata condotta la stessa procedura (neuroni già sviluppati, cellule dei reni, cellule staminali embrionali) si sono infettate solo al 10 per cento. Non si sa perché le cellule progenitrici neurali siano così vulnerabili allo Zika: sembra che non siano capaci di opporgli una risposta immunitaria.

Lo studio pubblicato su Cell Stem Cell non è comunque una prova definitiva del legame tra virus Zika e malformazioni neurologiche. Non è ancora stato provato scientificamente che l’infezione da Zika causi una riduzione della grandezza del cervello e non si sa come faccia ad attraversare la placenta nelle donne incinte, anche se è stato trovato nel liquido amniotico di due donne incinte i cui feti hanno ricevuto una diagnosi di microcefalia.

Un altro studio, realizzato a Rio de Janeiro e pubblicato su The New England Journal of Medicine, ha però aggiunto peso a sua volta all’ipotesi di connessione tra Zika e microcefalia: di 42 donne in gravidanza ricoverate tra settembre 2015 e febbraio 2016 e risultate positive all’infezione da virus Zika, 12 erano incinte di bambini con malformazioni. Gli stessi test sono stati condotti su 16 donne che non erano state contagiate dallo Zika e i loro bambini non avevano malformazioni.

La diffusione del virus Zika

Oggi il virus Zika – che è trasmesso dalla puntura di zanzare appartenenti al molto diffuso genere Aedes e nella maggior parte dei casi causa sintomi blandi (di solito solo febbre e sfoghi cutanei) – è diffuso in almeno 26 paesi, soprattutto in America Latina e nella regione dei Caraibi. In Brasile da novembre ci sono stati 5.909 casi di bambini nati con microcefalia. Il primo di febbraio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato la diffusione del virus Zika nelle Americhe una “emergenza globale”. Inoltre una ricerca condotta dall’Institut Pasteur di Parigi e pubblicata sulla rivista Lancet il 29 febbraio ha trovato prove consistenti sul fatto che le infezioni da Zika possono causare in alcuni casi la sindrome di Guillain-Barré (SGB), una malattia neurologica grave che porta alla paralisi progressiva delle gambe e delle braccia.

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