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  • giovedì 17 Dicembre 2015

Il 2015 in 101 prime pagine

Molte tragedie e attentati, qualche trionfo sportivo, qualche delusione, previsioni sbagliate, allarmi smentiti e cose che già non ve le ricordate più, scommettiamo

A riguardarle tutte in fila, le prime pagine dell’intero 2015, quello che colpisce di più è la volatilità di molti titoli che quel giorno lì venivano presentati con tanta enfasi e spazio: ci sono molte cose che abbiamo già dimenticato, moltissime che sono state poi sovvertite, oppure altre che si sono ripetute come imminenti più e più volte. Ma questo succede ogni anno.

Nel 2015, in più, si notano i molti titoli che fino al giorno prima evocano fallimenti di Expo (gufi, direbbe il PresdelCons); le concrete ipotesi di caduta del governo a momenti da parte dei giornali dell’opposizione; i nuovi presidenti della Repubblica o allenatori del Napoli dati per certi e sbagliati; i cambi di scenari dalle dimissioni di Marino alle non dimissioni di Marino, dai successi di Tsipras alle rese di Tsipras, dai fallimenti ai trionfi ai fallimenti di Marine Le Pen.
Sfogliatele, date un’occhiata ai titoli minori, diventa una cosa ipnotica.

L’idea, come scrivemmo gli anni passati, è che la raccolta delle prime pagine dei quotidiani che il Post pubblica ogni mattina di buon’ora sia un catalogo giornaliero del mondo visto dalle redazioni, o ancora più esattamente, del mondo visto da chi compone le prime pagine. Che è un’angolazione particolare e limitata del mondo, ma è anche l’angolazione che diventerà “il mondo” per i lettori dei quotidiani (e anche per gli spettatori dei telegiornali, che mostrano angolazioni simili). Insomma, per tantissimi italiani quello che sta sulle prime pagine è “quello che succede”: malgrado in realtà succedano molte altre cose; malgrado le differenze tra alcune testate; malgrado le priorità siano piuttosto arbitrarie, parziali e ripetitive; e infine malgrado le cose che occupano le prime pagine spesso neanche siano vere. Provate poi a guardare quelle dell’anno passato, il 2014, e ancora di più vi parrà di guardare un libro di storia, cose di altri tempi.

Ma per un pezzo, in queste prime pagine c’è anche – mescolato con le cose importanti in piccole comunità locali – il grosso degli avvenimenti del mondo: che quest’anno sono state purtroppo da subito legate soprattutto ad atti di terrorismo, malgrado gli ottimismi degli accordi americani con Iran o Cuba.

Non è proprio “il 2015″, quello raccontato dai giornali. Ma è un 2015.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali