Da che parte tirare i rigori

Spiegazioni scientifiche di eventi sportivi, nel nuovo libro di Marco Malvaldi

Una pericolosa deriva verso destra

I calciatori, abbiamo visto, conoscono le abitudini di un portiere specifico, del portiere contro il quale vanno a cercare gloria; ma del portiere come archetipo, come tipologia di essere umano, no.
Solo per il fatto di trovarsi tra due pali e una traversa, uno probabilmente ha qualcosa di diverso, di particolare. In fondo, come dice Dino Zoff, «Siamo noi che abbiamo scelto di partecipare al gioco solo interrompendolo». Non so se, per il mero fatto di aver scelto l’unico ruolo in cui si usano le mani, i portieri abbiano delle caratteristiche psicologiche comuni. Quello che so per certo è che sono esseri umani, e quindi soggetti a tutte le storture cognitive a cui gran parte di noi inconsapevolmente soggiace quando gioca per vincere. Conoscere il portiere in quanto appartenente alla specie homo sapiens potrebbe dare dei vantaggi non indifferenti, come dimostra il seguente esempio.
Supponiamo che, camminando per la strada, incontriate un vecchio amico o una persona di vostra conoscenza che viene verso di voi per salutarvi. Che cosa fate?
Io, di solito, porgo la mano o scambio una specie di bacio simbolico sulla guancia (dipende se l’amico è maschio o femmina, e se si lava regolarmente). Senza eccezione porgo la mano destra, e senza eccezione piego la testa verso destra.

Questa preferenza è decisamente preponderante nel genere umano. Attenzione: non sto parlando del fatto di usare più volentieri la mano destra o la mano sinistra per afferrare un oggetto, ma del fatto che la maggioranza del genere umano trovi naturale spostarsi verso destra quando interagisce dinamicamente con qualcuno, che sia per salutarlo o per fuggire.
Tale preferenza, però, non è di pertinenza esclusiva degli esseri umani. Alcuni ricercatori olandesi, tempo fa, nel corso di una di quelle belle chiacchierate al pub che sono uno dei più validi motivi per vivere in Olanda, si misero a discutere del fatto che i cani, quando provano gioia per la vista del padrone, di un cane amico o di un buon pasto, tendono a scodinzolare prevalentemente verso destra. Al contrario, di fronte a una presenza non particolarmente apprezzata, scodinzolano perlopiù verso sinistra.
Questa osservazione, che cominciava a essere suffragata da un numero di articoli piuttosto consistente, fece loro sorgere un dubbio. Ovvero: non è che per caso anche gli esseri umani mostrano questo genere di asimmetria, se chiamati a interagire uno contro uno in situazioni di stress o di piacere?

Non sappiamo quali circostanze avrebbero scelto i ricercatori se avessero deciso di investigare i momenti di piacere; io qualche ipotesi ce l’ho, ma l’editore sostiene che questo libro potrebbe andare in mano anche a dei minorenni. Per quanto riguarda la situazione di stress, invece, niente di meglio della lotteria dei rigori. Per la precisione, i 204 rigori tirati nel corso della Coppa del Mondo dal 1982 a oggi.
Esaminando queste serie, i ricercatori si resero conto di due cose interessanti. Primo: i portieri si tuffano. Grazie al cavolo, direte voi, sei lì che devi parare un rigore, cosa devi fare, metterti in meditazione a gambe incrociate sulla riga di porta? Senza arrivare a tale esagerazione, il punto è che nessun portiere dà importanza al fatto che il 10% circa dei rigori viene tirato al centro. Il che, a ragionarci un secondo, va bene: se il 90% dei rigori viene angolato, tuffarsi come regola di vita è una scelta perfettamente logica.

Quello che è meno logico, semmai, è il modo in cui i portieri scelgono la direzione in cui tuffarsi. Se la propria squadra è in vantaggio, o in parità, il numero uno (o sedici, o novantanove, o qualsiasi altro numero la moderna perversione da football americano gli abbia serigrafato sulla schiena) si butta indifferentemente sul lato destro o sul sinistro. Ma se la propria squadra si trova in svantaggio, il portiere si tuffa sul lato destro il 71% delle volte. Questo nonostante i tiri non evidenzino alcuna netta tendenza: i rigoristi tirano con una lieve preferenza verso destra (il 52%, talmente bassa da non avere rilevanza statistica), che si trovino in vantaggio, in svantaggio oppure in parità.
Alcuni di voi potrebbero obiettare che non viene considerato, nello studio, se chi tira il rigore è destro o mancino, cosa che per un portiere ha la sua importanza. Ma questo aspetto, a un’occhiata più attenta, non dovrebbe essere in alcun modo rilevante: quello che conta è che c’è differenza nel comportamento dei portieri se si trovano in vantaggio o in svantaggio. Ora, l’ordine dei rigoristi viene deciso prima: non è che l’allenatore possa scegliere di cambiare un destro con un mancino, nel caso in cui la squadra stia perdendo. Per cui, si può ragionevolmente ipotizzare che i rigoristi saranno equamente distribuiti tra destri e mancini sia che vadano a calciare con la loro squadra in vantaggio, sia viceversa. Quello che conta, in questo caso, è la clamorosa differenza tra i due comportamenti del portiere in situazioni diverse come tipo di pressione (essere in svantaggio non è mai piacevole), ma analoghe rispetto alle probabilità di avere di fronte un destro o un mancino.

Altri, invece, potrebbero avanzare un dubbio più sottile, ovvero il fatto che non si tiene conto se il portiere stesso sia destro o mancino. Perché, di sicuro, anche il portiere avrà una mano e un piede di riferimento. E la maggioranza dei portieri sarà destra, proprio come la maggioranza dei calciatori.
Il corpo umano presenta asimmetrie in ogni sua parte. Molte di queste sono funzionali: per fare un esempio elegante, l’asimmetria scrotale (ovvero avere una palla più in basso dell’altra) è presente nella quasi totalità dei maschietti, e una attenta analisi di sculture come il David di Donatello ci rivela come essa fosse manifesta già in epoca rinascimentale. Tale asimmetria è funzionale, come si diceva, perché serve a massimizzare la superficie dei testicoli e quindi a facilitarne il raffreddamento, in quanto queste parti del corpo così delicate, a cui noi tutti teniamo tanto pur trovando sensato usarne il nome per offendere, hanno bisogno di stare a una temperatura più bassa del resto del corpo.

Quindi, tutti noi siamo asimmetrici. Però questa asimmetria non è olomorfa: alcune asimmetrie rimangono identiche per destri e mancini. L’area di Broca, la prima area dell’encefalo a essere stata individuata come legata a una specifica funzione (il linguaggio), si trova nel lobo temporale sinistro per tutti, mancini e destri; e molte asimmetrie della nostra corteccia cerebrale sono identiche per tutti noi, indipendentemente da quale mano usiamo per lavarci i denti o compiere altri gesti più o meno nobili.

Una delle asimmetrie più curiose, scoperta nel corso degli anni Novanta da Richard J. Davidson, riguarda il fatto che lati del cervello differenti rispondono a emozioni differenti. A seguito di un ictus, rilevava lo studio, può succedere che le persone manifestino comportamenti inadeguati, con crisi ricorrenti di pianto o di riso parossistico. Senza eccezione, i pazienti che in seguito all’infarto cerebrale erano sprofondati nella più cupa depressione avevano riportato danni all’emisfero sinistro; viceversa, quelli che l’ictus aveva trasformato in inguaribili ottimistoni, pronti a vedere il lato positivo anche nell’invasione nazista della Polonia, erano stati colpiti dall’infarto cerebrale nell’emisfero destro. Da tale osservazione, Davidson giunge a quello che è uno dei risultati più importanti delle attuali neuroscienze, e cioè che la nostra risposta a emozioni differenti è regolata da emisferi differenti.

Tale asimmetria cerebrale si traduce spesso anche in un’asimmetria nei gesti.
Per capire come, provate a fare questo esperimento: stando davanti allo specchio (meglio ancora, riprendendovi con il vostro smartphone), rispondete alla seguente domanda: «Qual è il contrario di indifferente?».
È una domanda che riguarda il linguaggio e quindi coinvolge l’area di Broca, nell’emisfero sinistro: poiché ogni emisfero controlla i movimenti del lato opposto, coinvolgere l’emisfero sinistro probabilmente farà sì che i vostri occhi si muoveranno verso destra. Viceversa, proviamo a reagire a una richiesta come: «Immagina di fare un nodo scorsoio»; in questo caso la domanda è di tipo visuale, e coinvolge un ragionamento nello spazio. Tale ragionamento chiama in causa necessariamente l’emisfero destro, e di conseguenza i nostri occhi si muoveranno verso sinistra.
Alla luce di quest’ultima informazione, credo che l’evidenza sperimentale diventi un po’ più convincente: i portieri, in una situazione di stress, tendono a tuffarsi a destra più spesso di quanto dovrebbero. Se i rigoristi ne tenessero conto (cosa che, a vedere i dati, non fanno), il loro vantaggio nei confronti dell’uomo coi guanti avrebbe un’impennata ulteriore.

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