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  • venerdì 27 marzo 2015

Il Manifesto sarà messo in vendita entro aprile per 1 milione e 757mila euro­: prosegue la campagna di raccolta fondi per riacquistare collettivamente il giornale

La direttrice del manifesto, Norma Rangeri, ha annunciato in un editoriale che i liquidatori hanno messo in vendita la testata: una prima fase si svolgerà entro aprile. Sul giornale di ieri è stato pubblicato il bando d’asta in cui è possibile leggere il prezzo di vendita che è di un milione e 757mila euro­. Rangeri ha anche scritto che grazie alle molte adesioni alla campagna di donazione degli scorsi mesi, la cooperativa che riunisce i lavoratori e le lavoratrici del manifesto ha la possibilità «di fare una con­grua offerta al momento della ven­dita», anche se il ritardo della decisione dell’asta (doveva avvenire entro la fine del 2014) non è stata positiva per la somma raccolta: la cooperativa versa mensilmente 26 mila euro (mille euro per ogni giorno di uscita) per l’affitto della testata. Scrive Rangeri:

Que­sto incom­pren­si­bile ritardo ci ha molto dan­neg­giato per il peso dell’affitto, un maci­gno da tra­sci­nare ogni giorno sulle nostre spalle per sca­lare una mon­ta­gna senza mai poterne vedere la vetta. Per­ché il tempo è denaro che esce dalle nostre casse per entrare in quelle della Liqui­da­zione. E sic­come pas­se­ranno altri mesi prima della con­clu­sione delle pro­ce­dure d’asta, è bene sapere che se vogliamo arri­vare all’atto finale dob­biamo affron­tare i «tempi» (gli affitti) supplementari.

Per cor­ri­spon­dere all’impegnativa fase che ci attende e com­pen­sare la men­sile emor­ra­gia di risorse che ci viene richie­sta, met­te­remo in campo ini­zia­tive spe­ciali, lungo il per­corso informativo/culturale/storico avviato con i numeri spe­ciali a venti euro. Che hanno otte­nuto un grande suc­cesso, nono­stante l’impegno eco­no­mico fuori del comune.

Que­ste ini­zia­tive edi­to­riali ci per­met­te­ranno di affron­tare meglio gli appun­ta­menti con il nostro futuro. E non solo da un punto di vista economico.

La storia degli ultimi due anni al Manifesto, quella almeno di una crisi finanziaria divenuta sempre più profonda e che ha messo a rischio, come mai prima, l’esistenza del giornale, è stata raccontata pubblicamente sulle sue pagine: è piuttosto complicata e l’abbiamo spiegata qui.

A causa dei conti in passivo, nel febbraio del 2011 i soci avevano deciso all’unanimità (come unica alternativa al fallimento) di avviare la liquidazione coatta amministrativa. Alla fine del 2012 i liquidatori – che nel frattempo avevano assunto la gestione provvisoria del giornale – avevano avviato ufficialmente le procedure per la vendita che non era però andata a buon fine (le offerte d’acquisto erano state giudicate ben al di sotto del valore della testata). Subito dopo il fallimento della vendita era nata al Manifesto una nuova cooperativa (più ridotta rispetto alla vecchia e composta da oltre 40 soci) che da gennaio 2013 era tornata a gestire il giornale in totale autonomia affittandolo per 20 mila euro dai commissari liquidatori. Il pagamento dell’affitto mensile forniva una rendita alla liquidazione stessa rendendo meno urgente la questione della vendita. La procedura della liquidazione è però nel frattempo proseguita ed è stato deciso dai liquidatori di portarla a termine: per ripagare i creditori (l’affitto della vecchia sede, i tipografi e i lavoratori, per esempio) è stata quindi decisa la vendita dell’unico bene posseduto dal Manifesto e cioè il Manifesto stesso.

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