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  • giovedì 26 giugno 2014

Un giudice ha legalizzato i matrimoni gay nell’Indiana

Ha dichiarato incostituzionale una legge che li proibiva (e nel frattempo è arrivata anche una sentenza analoga nello Utah)

Mercoledì 25 giugno un giudice federale dello stato americano dell’Indiana, Richard Young, ha stabilito che il divieto imposto dallo stato al matrimonio omosessuale viola la Costituzione degli Stati, Uniti perché considera in maniera differente le coppie in base al loro orientamento sessuale. Un’ora dopo la sentenza sono state rilasciate le prime licenze di matrimonio.

L’ufficio del procuratore generale dell’Indiana ha detto che contro questa decisione verrà presentato un ricorso davanti alla Corte Suprema, che dovrà così tornare a occuparsi della questione. Se la decisione del giudice sarà confermata – quindi se non sarà presentato appello o se in appello la sentenza sarà la stessa che in primo grado – l’Indiana diventerà il ventesimo stato americano che, oltre al distretto della Columbia, riconosce alle coppie dello stesso sesso il diritto di sposarsi.

Il giudice dell’Indiana ha stabilito l’incostituzionalità del divieto del matrimonio gay facendo decadere il Defence of Marriage Act (DOMA), una legge controversa approvata nel 1996, sostenuta dall’allora presidente Bill Clinton e votata dal Congresso a larghissima maggioranza, sia dai democratici che dai repubblicani. La legge stabiliva che nel caso dei matrimoni gay venisse meno il vincolo di reciprocità che legava gli stati americani, cioè il meccanismo che faceva in modo che ogni stato riconoscesse i titoli di studio, i documenti d’identità, i procedimenti giudiziari e lo status legale di tutti i cittadini, anche quelli degli altri stati. La legge, inoltre, conteneva una definizione di matrimonio limitata alle unioni tra uomini e donne. Lo scorso giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti l’ha dichiarata incostituzionale.

(Hanno vinto i matrimoni gay)

La notizia sulla legalizzazione dei matrimoni gay nell’Indiana è arrivata lo stesso giorno in cui una corte federale d’appello ha stabilito che uno stato non può negare a una coppia gay di sposarsi. Il caso riguarda lo Utah. Nel dicembre del 2013 il giudice federale Robert J. Shelby aveva stabilito che lo stato dovesse interrompere l’applicazione della legge che vietava alle persone dello stesso sesso di sposarsi. In gennaio lo stato dello Utah, molto conservatore e a maggioranza mormona, aveva chiesto l’intervento della Corte Suprema per sospendere le nozze gay divenute di fatto legali dopo la sentenza di Shelby. La Corte Suprema aveva deciso per una sospensione temporanea, in attesa che la Corte d’appello si pronunciasse: decise però di riconoscere la validità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso che erano stati celebrati durante i pochi giorni in cui questi erano stati legali.

Mercoledì 25 giugno nella loro decisione i giudici della Corte d’appello di Denver, Colorado, hanno confermato la sentenza del tribunale inferiore stabilendo che il divieto alle unioni omosessuali è incostituzionale. Il caso è stato molto seguito dai media americani perché rappresentava la prima sentenza di una corte di Appello federale. Un’analoga sentenza è attesa sullo stesso caso anche in Oklahoma.

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