Dieci canzoni di Lenny Kravitz

Da riascoltare oggi che compie 50 anni (cinquanta, sì)

Stand by my woman

(Mama said, 1991)
Simmetrica, e con altrettanta tradizionale passione, alla “Stand by your man” country di Tammy Wynette. Qui siamo sul soul soul, con un pianoforte Beatles, e la solita grandezza di Kravitz nello staccarsi dalla voce vellutata a quella appassionata, tirata fuori dalla gola infilandoci la mano fino all’avambraccio.

Believe
(Are you gonna go my way, 1993)
Cantato in parte da dentro un tombino, come certe cose di Let love rule, sembra un’incursione di Kravitz dentro il progressive, a partire dall’introduzione. Poi ritorna Beatles in fase psichedelica.

I belong to you
(5, 1998)
Tìng! Tìng! Tìng! Il resto viene da sé.

Stillness of heart
(Lenny, 2001)
Pezzone rock anthemico: “All-that-
I-want is-stillness-of-heart so-I-can-start…”. Tutto chitarra batteria, più assolo di seconda chitarra e chiusura elettropop. Lo dovrebbe-ro usare negli stadi.

California
(Baptism, 2004)
Arrivato al 2004, gli venne un rigurgito d’orgoglio, e si disse “faccio un disco rock, ma rock rock: più del primo. E al diavolo le canzoncine”. Gli venne niente male, una pistolettata. “California” dura solo due minuti e mezzo, perché poi dovette respirare.

The other side
(Baptism, 2004)
“So faaaa-ther can you tell me again…”. Gran pezzaccio soul-psichedelico, con assolo di sax di David Sanborn.
(Il video non è disponibile online)

« Pagina precedente 1 2

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.