Cliven Bundy contro gli Stati Uniti

La storia incredibile e sanguinosa delle milizie armate che si oppongono al governo di Washington, e quella dell'allevatore esaltato che è tornato a farne discutere

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

C’è ovviamente qualcosa di molto americano nelle milizie, se negli Stati Uniti sono sorte decine di organizzazioni paramilitari di cui nel resto del mondo occidentale non si è mai trovata traccia, salvo che in scenari di guerre civili e stati falliti. In effetti, come ha scritto lo storico Pieter Spierenburg, una delle spiegazioni potrebbe essere che negli Stati Uniti la democrazia è arrivata troppo presto. In Europa lo Stato prima disarmò il popolo e si impossessò del monopolio dell’esercizio della violenza, e soltanto dopo questo passaggio il popolo si impadronì dello Stato. Negli Stati Uniti il popolo si impossessò dello Stato molto prima di essere disarmato, e del diritto ad armarsi e difendersi ha fatto uno dei cardini della sua cultura. Come ha scritto lo psicologo evoluzionista Steven Pinker, nel suo libro “Il declino della violenza“: «Gli americani non hanno mai dato la loro piena adesione a un contratto sociale che riservi al governo il monopolio dell’uso legittimo della forza».

Fino a non molti anni fa, in particolare nel sud e nell’ovest degli Stati Uniti (che è tuttora la patria delle milizie), l’uso legittimo della forza veniva esercitato dalla polizia ma anche da gruppi di vigilantes, ronde e squadracce mobilitate da sceriffi locali. In altre parole cittadini privati che, da soli, portavano avanti una giustizia privata nella loro comunità. Questi gruppi a volte venivano chiamati “posse”, e “Posse Comitatus” era il nome della prima milizia anti-governativa che ispirò il fiorire delle varie organizzazioni paramilitari negli anni Novanta. Era facile immaginare quale lettura potessero dare dei fatti di Waco le persone che credevano che le questioni locali dovessero essere risolte dalle comunità locali, e non dagli “uomini di Washington”. Nel 1996, nel momento di massima espansione del movimento delle milizie, negli Stati Uniti esistevano circa un migliaio di gruppi autodefinitisi “patrioti”, con circa 40-60 mila aderenti.

Oklahoma City
Mentre le milizie crescevano di numero e senza attirare granché l’attenzione dei media, gli americano videro, e molti di loro sentirono, un’altra delle conseguenze di Waco. Il 19 aprile del 1995, il giorno del secondo anniversario del massacro, alle 9.02 un furgone con a bordo duemila e duecento chili di esplosivo artigianale saltò in aria sotto l’Alfred P. Murrah Federal Building, nel centro di Oklahoma City. L’esplosione fu così incredibile e violenta da danneggiare 324 edifici nel raggio di sedici isolati e fu sentita fino a 90 km di distanza. Morirono 168 persone e altre seicento furono ferite. Fino all’11 settembre 2011 fu il più grave attentato compiuto sul suolo degli Stati Uniti (la storia completa è qui).

Oklahoma City

Nel giro di poche ore vennero arrestati entrambi i responsabili della strage: uno era Terry Nichols e l’altro venne individuato come la mente del piano, Timothy McVeigh, che all’epoca della strage aveva 27 anni. McVeigh aveva visitato due volte Waco durante i giorni dell’assedio e dichiarò che l’attentato di Oklahoma era una rappresaglia per il massacro dei davidiani. McVeigh e Nichols avevano entrambi un passato nell’esercito ed erano dei “survivalists” – persone che accumulano armi e provviste per prepararsi a un’Apocalisse che riporti il mondo a uno stadio primitivo in cui vige soltanto la legge del più forte. McVeigh sostenne che si era formato queste idee leggendo The Turners Diaries, quella che è stata definita “la bibbia dell’estrema destra americana”, un libro amato anche da molti membri delle milizie. Nel romanzo viene raccontata, tramite i diari del protagonista eponimo, la vittoria della rivoluzione nazista negli Stati Uniti che porta a sua volta allo sterminio di tutti i gay, gli ebrei e “i non-bianchi”.

McVeigh era un simpatizzante delle milizie, anche se le riteneva “troppo sedentarie” per i suoi gusti. La relazione di McVeigh con questi gruppi è stata per anni al centro di molte discussioni negli Stati Uniti. Fu la stampa ad associarlo per prima con il movimento delle milizie antigovernative, ma le indagini successive provarono che non c’erano legami formali tra lui e nessuna organizzazione. A quanto pare partecipò ad alcune riunioni della Milizia del Michigan e cercò di fondare una milizia in Arizona, senza riuscirci. Da parte loro le milizie si sono sempre dissociate da McVeigh e lo hanno accusato di essere una pedina – più o meno inconsapevole – nelle mani del governo. Secondo una delle teorie del complotto più diffuse, infatti, McVeigh sarebbe stato manipolato dal governo per “incastrare” le milizie e far approvare una legislazione più dura sul controllo di armi ed esplosivi. Teorie di questo genere sono molto ricorrenti negli Stati Uniti: dai recenti attentati alla maratona di Boston alle sparatorie di Fort Hood e Sandy Hook, non c’è strage e massacro che secondo l’estrema destra americana non sia in realtà un complotto organizzato dal governo per creare un pretesto allo scopo di disarmare gli americani.

La gran parte degli americani, però, non crede a teorie del genere: dopo gli attentati di Oklahoma le milizie subirono gran parte del biasimo per l’intera faccenda e cominciarono a declinare, spesso abbandonate dai loro stessi membri che sentivano come le cose stessero “diventando un po’ troppo serie”. L’FBI iniziò una serie di operazioni – organizzate molto meglio che a Waco – contro le milizie più estremiste e ottenne diversi successi incruenti che furono molto pubblicizzati dalla stampa. Alla metà degli anni 2000 le milizie si erano ridotte ad alcune centinaia, con poche migliaia di iscritti.

Le milizie oggi
Dal 2008, con l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca, le milizie hanno conosciuto un periodo di rinascita (così come l’estrema destra in generale). Secondo il Southern Poverty Law Center, uno dei principali centri studi privati che si occupano di monitorare il fenomeno, nel 2012 c’erano circa 1.300 milizie in tutti gli Stati Uniti. Il SPLC ha detto che negli ultimi cinque anni c’è stata una “rinascita delle milizie”: secondo i loro calcoli tra il 2007 e il 2008 c’è stato un incremento del 755 per cento nel numero di organizzazioni che rientrano nella sua definizione di “milizia antigovernativa”. Nonostante questo aumento sia probabilmente imputabile alla riclassificazione in milizia di molti gruppi politici già esistenti, l’aumento è comunque notevole.

Uno dei fattori che hanno portato a questo incremento è certamente l’idea che Obama abbia in mente uno stato molto più presente nelle vite degli americani. Dalla riforma sanitaria – che obbliga per la prima volta tutti gli americani a stipulare una polizza assicurativa, fornendo contemporaneamente sussidi e sconti ai meno abbienti – alle proposte di mettere in atto un controllo più severo sulle armi, la presidenza Obama è stata dipinta come un governo “socialista” sia dai gruppi più estremi di miliziani sia da una parte consistente del partito repubblicano, che ha dato legittimità a queste posizioni.

Nonostante il loro numero si sia moltiplicato, l’FBI ritiene che gran parte delle milizie non sia oggi un pericolo grave per gli Stati Uniti. Negli ultimi anni ci sono stati arresti e altre operazioni contro le milizie (condotti sempre con molta efficienza e precisione: segno che Waco e Ruby Ridge hanno insegnato qualcosa). Nel 2010, per esempio, nove membri di una milizia di estremisti cristiani sono stati arrestati con l’accusa di complottare per uccidere agenti federali. Il gruppo si stava preparando alla “battaglia contro l’Anticristo” – che nella loro ideologia era rappresentato dagli agenti federali e dagli impiegati dell’IRS, l’agenzia delle entrate americana.

A parte questi casi estremi, le milizie antigovernative in genere vengono definite “passive” e non “attive”. In sostanza si tratta di gruppi che se provocati possono reagire con violenza, ma che non possiedono una vera determinazione a portare avanti obiettivi politici e solo in rarissimi casi complottano davvero per assassinare agenti del governo o attaccare i palazzi federali. Da questo punto di vista, la scelta del BML di ritirarsi durante lo scontro di Bunkerville il 13 aprile è stata probabilmente una scelta intelligente. Sono bastati pochi giorni senza la minaccia degli agenti federali perché il piccolo esercito di Bundy si sfaldasse, rivelandosi più pericoloso per sé stesso che per il governo federale.

Che fine farà l’esercito di Bundy
Tutto è cominciato pochi giorni dopo lo scontro, quando tra i miliziani che ancora presidiavano la fattoria di Bundy si è diffusa la voce che il governo aveva autorizzato un attacco con droni sul campo delle milizie. La notizia era ovviamente falsa, ma da l’idea del livello di paranoia a cui possono arrivare questi gruppi. La prospettiva di un attacco ha creato un clima agitato. Ci sono stati scontri tra il gruppo più forte, gli Oath Keepers, e gli altri miliziani. I Keepers, che suggerivano di abbandonare il campo, sono stati malmenati. Uno degli uomini di Bundy si è rivolto allora ai Keepers dicendo: «Siete fortunati che non vi spariamo alla schiena, perché è questo quello che succede ai disertori». Dal canto loro, i Keepers hanno dichiarato che tra gli uomini di Bundy c’erano parecchie “teste bacate”. Nel momento di massima tensione i due gruppi sono arrivati a puntarsi le armi addosso e, stando a quanto dicono gli stessi miliziani, solo per fortuna l’incidente si è risolto senza feriti.

Come avverte il blog War is Boring, è bene non esagerare il pericolo delle milizie, ma bisogna anche ricordare che si tratta di persone paranoiche, spesso instabili e – soprattutto – armate. Forse rappresentano solo un rischio relativo per il governo federale, almeno per ora, ma sono piuttosto pericolosi gli uni per gli altri. Come ha riassunto la vicenda Gawker:

Persone sane di mente e armate possono riuscire a trovare un accordo. Possono riuscirci anche degli squilibrati disarmati. Ma le controversie tra gente che è contemporaneamente armata e squilibrata hanno un modo strano di concludersi senza un accordo verbale.

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