Cliven Bundy contro gli Stati Uniti

La storia incredibile e sanguinosa delle milizie armate che si oppongono al governo di Washington, e quella dell'allevatore esaltato che è tornato a farne discutere

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

La pubblicazione del primo articolo su Koresh spinse l’ATF a intervenire: il 28 febbraio 1993 gli agenti decisero di mettere in atto il mandato di perquisizione che avevano ottenuto dal giudice. Gli agenti dell’ATF immaginavano che i davidiani si sarebbero opposti alla perquisizione, così pianificarono un’operazione militare che prevedeva l’impiego di più di 80 agenti e tre elicotteri della guardia nazionale. L’effetto sorpresa venne rovinato quando alcuni uomini chiesero indicazioni a un postino su come arrivare in cima alla montagna. Il postino si rivelò essere il fratellastro di Koresh.

Quando gli agenti arrivarono al complesso, a bordo di rimorchi per cavalli trainati da alcuni pick-up, i davidiani avevano già preparato le armi. Appena gli agenti provarono a irrompere cominciò una sparatoria. Dopo quarantacinque minuti agli agenti dell’ATF cominciarono a finire le munizioni, mentre i davidiani sembravano averne a non finire. Alla fine, dopo due ore di sparatoria, alle 11.30, l’ATF e i davidiani si accordarono per un cessate il fuoco. Quattro agenti erano stati uccisi ed altri diciotto erano stati feriti, mentre cinque davidiani vennero uccisi (un sesto membro della setta venne ucciso in circostanza poco chiare alcune ore dopo il cessate il fuoco).

Il filmato dell’irruzione dell’ATF a Monte Carmelo

Il raid era stato un completo fallimento. I davidiani si barricarono dentro l’edificio, mentre l’FBI prese il comando delle operazioni e cominciò un assedio che sarebbe durato per cinquantuno giorni. Al suo culmine, l’operazione costava un milione di dollari al giorno e impiegava – oltre a centinaia di agenti e militari – una decina di veicoli da combattimento per fanteria Bradley e due carriarmati Abrams da 70 tonnellate. Uno scontro da guerra, dentro gli Stati Uniti. Vennero utilizzate anche tattiche di “guerra psicologica” per cercare di spingere i davidiani alla resa. L’FBI cercò di privarli del sonno, trasmettendo notte e giorno musica pop ad alto volume, registrazioni di turbine di aerei e persino versi di agnelli durante il macello. Nessuno di questi sistemi funzionò. Come dissero i critici dopo l’operazione, l’FBI stava tentando di rendere ancora più nervosi un gruppo di persone che già considerava dei folli.

Waco

Alla fine, il 19 aprile, iniziò un nuovo assalto. Alle otto di mattina due veicoli corazzati vennero utilizzati per creare dei fori nelle mura della struttura e pompare all’interno del gas lacrimogeno. L’idea probabilmente era stordire i davidiani e costringerli a uscire, ma dopo quattro ore i federali cominciarono a vedere del fumo uscire dalla costruzione. In pochi minuti l’intero edificio era avvolto dalle fiamme. A mezzogiorno e mezzo un serbatoio di propano esplose, distruggendo gran parte dell’edificio. Alle 13, quando le fiamme si estinsero, dell’edificio non era rimasto più nulla. Soltanto nove persone fuggirono dall’edificio. Nel bunker sotto il complesso principale vennero ritrovati 76 corpi, tra cui molte donne e bambini. Tra questi ultimi, molti avevano ferite di arma da fuoco o di coltello. Secondo i medici legali erano i segni di un’esecuzione compiuta da altri davidiani per risparmiargli una morte più dolorosa. Le inchieste ufficiali conclusero che gli uomini di Koresh avevano benzina in tutto l’edificio poco prima dell’inizio dell’assalto, preparando in qualche modo il loro stesso rogo.

Il video della cronaca dal vivo dell’incendio fatta da CNN

La nascita delle milizie
Per gran parte degli americani i fatti di Waco dimostrarono soltanto con quanta approssimazione e inefficienza erano capaci di operare le agenzie federali. L’ATF aveva organizzato quella che doveva essere una semplice perquisizione come se fosse un’operazione militare – con la colpa, forse ancora più grave, di non essere riuscita a portarla a termine in maniera efficiente e di averla trasformata in un massacro. L’FBI condusse l’assedio in maniera disastrosa e sembrò fare di tutto per spingere i davidiani alla disperazione e al suicidio. A peggiorare la posizione delle due agenzie, molti dettagli delle operazioni vennero tenuti nascosti e le indagini sull’assedio e la sua conclusione vennero ripetutamente ostacolate.

Per una parte degli americani – quelli alla Clive Bundy – Waco fu anche altro. Dal loro punto di vista, il governo federale aveva massacrato un gruppo di cittadini che volevano soltanto esercitare due loro diritti: possedere armi e praticare in isolamento la loro bizzarra religione. I fatti di Waco esasperarono i toni e le idee dell’estrema destra in tutto il paese. Il massacro di Waco e un altro simile incidente (per quanto meno grave) occorso a Ruby Ridge, insieme all’approvazione del Brady Bill, una legge molto blanda sul controllo delle armi, portarono alla nascita delle milizie.

Migliaia di americani appassionati di armi formarono centinaia di organizzazioni paramilitari. Le milizie in genere si costruirono intorno a un leader carismatico, avevano una struttura paramilitare e armi a volte illegali. Conducevano regolari esercitazioni e spesso si autofinanziavano, vendendo a loro volta armi o parti di armi. La loro ideologia era piuttosto varia: c’erano gruppi razzisti e altri che evitavano accuratamente di parlare di questioni razziali, gruppi di chiara ispirazione nazista e altri che si rifacevano all’esercito del sud confederato, quello schiavista sconfitto nella Guerra civile americana. Ma tutte le milizie avevano anche parecchio in comune: erano composte da uomini, bianchi, in genere provenienti dal sud e dall’ovest degli Stati Uniti. Con livelli di convinzione e paranoia che variavano da gruppo a gruppo, credevano che il governo federale fosse in mano a una cospirazione di sinistra con lo scopo di disarmare gli americani in modo da controllarli più facilmente: a dirla tutta, una versione esasperata di quello che pensa ancora oggi la lobby delle armi, la NRA, e una grandissima parte dei repubblicani aderenti ai Tea Party. Quello che li univa più di ogni altra cosa erano poche, fondamentali righe, contenute nella Costituzione americana:

«Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben organizzata, non si potrà violare il diritto dei cittadini di possedere e portare armi»

Si tratta del secondo emendamento della Costituzione americana, che garantisce a ogni cittadino il diritto di portare armi (ventisette parole che hanno avuto grandi e profonde conseguenze). Per le milizie nulla era più importante del diritto a portare armi e a difendersi dai nemici. Ora che gli inglesi non sembravano più avere intenzione di riconquistare le loro colonie e che gli indiani erano diventati gestori di casinò nelle riserve, il nemico era diventato il governo federale, lo stato centrale, Washington: quello che i miliziani chiamano “il tiranno” che desidera limitare le loro libertà individuali.

Gli Oath Keepers, la formazione più forte tra quelle che hanno protetto Bundy il 13 aprile, è un buon esempio di com’è fatta una milizia (anche se appartiene alla “seconda ondata” delle milizie, di cui parleremo tra poco). I Keepers sono stati fondati nel 2009 da un ex paracadutista dell’esercito americano, e ogni 19 aprile celebrano i martiri dell’assedio di Waco. Per entrare nei loro ranghi bisogna avere un passato nell’esercito o nella polizia. Secondo il loro leader: «La principale minaccia che gli Stati Uniti affrontano oggi non è il terrorismo, ma il nostro stesso governo federale».

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