I quadri di Frida Kahlo in Italia

Le opere e la storia della più famosa artista e pittrice messicana, in mostra a Roma e Genova

di Francesco Marinelli – @frankmarinelli

Frida e Diego Rivera
Il pittore messicano Diego Rivera fu l’uomo che condizionò di più l’arte di Frida Kahlo, diventandone al tempo stesso fonte d’ispirazione, amore e dolore. Frida Kahlo e Diego Rivera si incontrarono per la prima volta quando lei aveva quattordici anni, nella prestigiosa Escuela Nacional Preparatoria dove lei studiava. All’epoca Rivera era già molto famoso per i dipinti murali realizzati in Messico: erano concentrati di impegno politico e ispirazione civica con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica. Frida lo ammirava molto come artista – all’epoca era il più importante pittore del Messico – e scherzando con i suoi compagni di scuola diceva che un giorno avrebbe avuto dei figli insieme a lui.

Si sposarono nel 1929 quando lei aveva ventidue anni e lui quarantadue. Diego Rivera aveva già avuto quattro mogli e tre figli, e godeva di una fama ormai internazionale. La madre di Frida non era felice del loro matrimonio e paragonò la loro relazione a quella tra un elefante e una colomba: Diego Rivera aveva il doppio degli anni di Frida, era grasso e poco attraente. Frida però era affascinata dalla sua fama e dal suo carisma. Poco dopo essersi sposati fecero un viaggio negli Stati Uniti. Durante il viaggio Frida iniziò a pensare di rappresentare la propria identità nazionale, che contrastava molto con le grandi città che stava visitando: San Francisco, New York e Detroit. Qui, nel 1932, ebbe un aborto spontaneo al quarto mese di gravidanza – una delle conseguenze dell’incidente avuto da ragazzina: rappresentò questa vicenda dolorosa nel quadro Henry Ford Hospital.

Frida soffrì molto per la sua relazione con Diego Rivera: nel dipinto Desiderio Perso raffigurò insieme l’immagine della sua sofferenza, la paura di perdere la propria indipendenza, la necessità di doversi allontanare da lui e la paura della solitudine. Diego Rivera la tradì più volte, anche con la sorella di lei, Cristina: fu quest’ultima vicenda a mettere fine al loro matrimonio, nel 1939.

L’anno dopo essersi separati però, Frida Kahlo e Diego Rivera si sposarono di nuovo, ma presto i problemi ricominciarono, come riflettono sia le opere di Kahlo, che la sua salute. Non riuscì più a dipingere con costanza: «Ho subìto due gravi incidenti nella mia vita, il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego», scrisse nel suo diario. Dopo venti anni di matrimonio, il rapporto tra i due sembrò capovolgersi, come venne raffigurato nel murale di Rivera Sogno di un Pomeriggio d’Estate a Parco Alameda del 1948, e nel dipinto di Frida L’amore abbraccia l’Universo, la Terra (Messico), Me, Diego e il Signor Xólotl del 1949: Frida era diventata la più grande, la più importante tra i due.

Le opere di Frida Kahlo sono state molto influenzate dalla cultura messicana, che in quegli anni era caratterizzata da un forte dualismo figurativo: da una parte l’idea di un equilibrio tra forze opposte – come risultato dell’interazione tra l’uomo e la donna, la vita e la morte, il sole e la luna – dall’altra la loro unione impossibile nella realtà. Tutti elementi che si ritrovano nei quadri di Frida, che in più occasioni decise di trasporre in immagine la sua storia d’amore, la sua relazione con Diego Rivera, desiderata ma impossibile, proprio come il dualismo figurativo che lei rappresentava con le sue opere.

Questo aspetto è evidente nel dipinto L’amore abbraccia l’Universo, la Terra (Messico), Me, Diego e il Signor Xólotl: Frida voleva rappresentare il desiderio di conciliare dentro un’unità cosmica un’opposizione insanabile, quella tra lei e Diego. E così è stato per una serie di altri quadri, in cui Frida Kahlo ha cercato di raccontare quella costante aspirazione all’unione illustrandone allo stesso tempo, di fatto, la sua impossibilità: «Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare», scrisse in una lettera indirizzata a Leo Eloesser, suo amico e medico.

Erotismo e memorie per immagini
La separazione da Diego Rivera rappresentò per Frida Kahlo un vero e proprio trauma, tanto da portarla a pensare al suicidio. In quel periodo la aiutò molto una sua cara amica, la psicologa Olga Campos, che le suggerì di rielaborare attraverso la pittura i pensieri del suicidio, per tentare di aiutarla a guarire. Nelle opere realizzate da Frida Kahlo in quel periodo, sembra chiaro come riuscisse a vivere in modo quasi simbiotico il dolore e l’amore, raffigurati sempre come elementi vicini, senza che riuscisse a tenerli distinti, neanche nei suoi quadri.

A tutto questo si aggiungevano una serie di visioni erotiche, raccontate oltre che nei disegni anche nei suoi diari. In quei dipinti appare evidente come i desideri di Frida non fossero rivolti soltanto verso Diego Rivera ma anche verso altri amici e amanti, con cui si comportava in modo libero ed emancipato. Queste visioni sono presenti soprattutto nella serie di disegni a seppia conosciuti con il nome di Karma: intricate composizioni in cui si possono distinguere dei corpi che si sovrappongono.

Allo stesso modo Frida diede forma visiva alle sue passioni, soprattutto nella serie Disegni della casa, che iniziava con la raffigurazione di un caos fatto di erotismo e sessualità e si chiudeva con l’immagine dell’uomo e della donna pacificati, mentre riposano sotto un tetto coperto di raggi luminosi. Naturalmente, almeno nella loro fase iniziale, queste immagini non venivano realizzate per essere esposte in pubblico, come succedeva invece per i dipinti a olio. Erano esercizi personali, memorie per immagini che servivano da sfogo, come raccontò nel suo diario tra il 1946 e il 1952: «Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più».

Le nature morte e l’immagine della fornace
Frida Kahlo ha sempre considerato le nature morte nei quadri come impliciti autoritratti. Erano associate ai simboli della sessualità e del desiderio, come si vede in Frutti della terra o in La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta.

Nei primi anni Cinquanta la salute di Frida Kahlo peggiorò. Anche per questo, diceva, disegnava quadri di nature morte, perché erano più facili da realizzare e da vendere. In Autoritratto dentro a un girasole, il suo ultimo dipinto a olio, raffigurò se stessa come un girasole appassito che china la testa al tramonto del sole. Nel quadro compare una fornace di mattoni, un’immagine che ricorreva spesso nell’ultimo periodo, e rappresentava – come ha raccontato nel suo diario – una metafora dell’amore che attraverso il dolore consuma come il fuoco. Frida confessò che la sua capacità di amare appariva ormai bruciata e offesa, a causa delle lunghe sofferenze.

Si presume che l’ultima opera realizzata da Frida Kahlo sia stata l’Autoritratto con colomba e lemniscata, un disegno del 1954 realizzato a matita. Raffigura una colomba, simbolo dell’anima smarrita, sospesa sulla testa dell’artista mentre intorno sole e luna tramontano: «Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io», scrisse nel suo diario. Frida Kahlo morì il 13 luglio del 1954 a 47 anni, nella sua città natale di Coyoacán, in Messico.

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