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  • mercoledì 25 Dicembre 2013

I sogni di Arthur Schnitzler

Un estratto della raccolta dei sogni annotati dallo scrittore austriaco per oltre 50 anni, da poco uscita per il Saggiatore

13-9 Sogno. Salten con me a un tavolo rotondo, anche O. Lei gli ha detto che io sarei offeso perché lui non chiede mai delle mie cose. (In effetti non l’ha fatto per 10 anni.) Vuol sapere se sia vero. Sarebbe noto, dice, quanto malvolentieri io parli delle mie cose. Intanto mangia dal mio piatto Schaumkoch e pasta. Penso, ah ecco, per questo tanta confidenza. – Poi mi chiamano dalla Sandrock (cui di recente, a seguito di una lettera, ho mandato qualcosa). Abita da un portiere. (Ieri nel ‹Graesler› corretto il passo sulla portinaia.) – Siede a un lungo tavolo da pranzo con circa 20 persone, in maniera quasi solenne. C’è anche Strial (marito di Anni, è l’attore chiamato di recente alle armi, ma probabilmente sarà di nuovo rimandato all’Arbitrato Superiore) a un tavolino per bambini che è stato sospinto molto accosto alla tavola. Siede con le spalle rivolte al tavolo grande, in maniera che la sua testa sembra poggiare mobile e sola sul piano del tavolo. Grido (circa): O fantasma di Banko insanguinato. (I miei progetti di letture in pubblico.) Strial sorride disinvolto; sono seduto in una sorta di bovindo, la Sandrock, vestita con semplicità, l’aspetto ancora sorprendentemente giovane, è in piedi accanto a me e chiede all’incirca: Per quale ragione Lili non si curi di me. Allora Lili molto offesa corre da me, un po’ più vecchia che in realtà, si stringe a me. Più tardi dopo altre cose confuse e non più riproducibili, Lili mi manca – la cerco, ho il sospetto che l’abbiano rapita per estorcere denaro. (Guerra, ostaggi!) – Sono alla disperazione, torcendomi le mani grido: Lili, e nel grido mi sveglio. (5° compleanno di Lili.)

24-9 Sogni. Biliardo con Julius o Heini. Un collega, Waage, sa giocare a carambola, voglio fare una partita con lui. Mi trovo poi in piedi a un tavolo di ristorante, dove ci sono Franz Ferdinand con la moglie e altre due persone. (Queste tre figure molto sfumate.) Parlo con lui, che si volta verso di me, di politica, qualcosa che ha a che fare con la Bessarabia; – attraverso il Volksgarten – Wera Specht su una panchina, racconto (leggo) a O. dei soggetti. Ottimi, uno in particolare. O. dice: Proprio come ora alla Croce rossa. Io: Sai bene che scrivo sempre in anticipo le cose che poi accadono. Ho esitazioni riguardo a un’infermiera, che contemporaneamente è una cocotte. – O. dice che racconto di tutti questi soggetti perché non ho il coraggio di affrontare la 2a parte del Medardus, cosa che ammetto.

10-11 Sogno, questa notte. Nella hall di un albergo (Berlino), sto leggendo un giornale. Accanto a me una specie di Commedia dell’arte – due dame, un signore, soltanto una delle due signore, con parrucca bionda, è visibile nitidamente. Poi, ancora legata alla commedia, una figura che interpreta un tenente austriaco e si comporta come un personaggio di giornale umoristico (ha ha). Appoggiato al biliardo; – alla signora con parrucca mi dichiaro indignato per il fatto che di questi tempi si dileggi l’esercito austriaco, e soprattutto l’Austria. (Lettera di Fischer, critiche al Medardus, sottotenente Gustl.) Più tardi mentre attraverso la Seiler(gasse), al crepuscolo, un uomo mi sorpassa rapidamente, dice sgarbato: 128 sconfitte, la misura è colma.

29-11 Sogno. Compro della farina o del semolino. Dal sacco di carta, che ha un buco, la farina fuoriesce. Premo il sacco contro il mio petto, mi dispiace di dover comprare altri 5 o 6 fiorini di farina. C’è Steffi sulla strada e dice: In compenso faremo delle belle scampagnate.

1-12 Sogno. Aula scolastica in realtà medicheria. Arriva Tressler, ferito (?). Gli chiedo se ha ucciso molte persone. Lui, allegro, non lo sa e il buonumore non lo abbandona. Poi arriva Julius o Heini (che in me sovente si identificano, scambio quotidianamente i nomi), con una pustola sanguinante sulla fronte, la fasciatura intrisa di sangue, lo porto verso la conduttura dell’acqua, spero che non debba tornare in battaglia.

2-12 Sogno. Con Zweig nel fiacre su per la collina, città orientale. Mi conduce in Siberia attraverso lo Helenental, presumibilmente per 6 mesi. Nutro diffidenza.

9-12 Sogno di un cane bianco. Nel Libro dei sogni questo significa «aggirare con inganno» –

15-12 Sogno. Mio padre, più alto di quanto lui fosse realmente, entra nella mia stanza, completamente grigio, finanziera nera, sorride ironicamente, con aria superiore – lui nell’insieme, per così dire, ingrandito, io più piccolo del normale, più minuto. Affezionato a lui più nella sottomissione che nell’amore. Si siede sulla poltrona della mia scrivania. (Da ricondurre al fatto che ieri sera ho avuto un’altra volta quell’improvviso arresto cardiaco, durato un po’ più a lungo del solito. Il senso di angoscia e fisico si è prolungato per alcuni secondi, nonostante il polso tranquillo. Inoltre O. mi aveva ricordato come anni addietro avesse sognato che Goethe entrava nella stanza e lei si era inginocchiata dinanzi a lui. Infine di recente avevo accennato al fatto che la poltrona della mia scrivania mi è scomoda.)

24-12 Sogno, questa notte. Hotel, forse Berlino, Tiergarten, sala da pranzo. Mangio con i miei figli(?), poi trovo nella lista delle vivande una specialità a 150 corone, ossia 75 fiorini, indignato la mostro ai miei genitori, che siedono soli a un lungo tavolo laterale e ho il pensiero: com’è singolare che alla mia età io mi comporti ancora come un ragazzo con i miei genitori. In un qualche modo lo trovo commovente.

25-12 Sogno fra altri. Un mio libro (in francese come Biblioteca moderna?) apparso in 7000 esemplari, venduto. Contento, conduco Fischer al negozio di tabacchi e giornali in cui lo vendono per indurlo a nuove edizioni, lui mi segue un po’ esitante, si scopre che là ci sono ancora 3500 esemplari. Sono mortificato. Poi, analogamente a quanto ho già sognato altre volte, un vagare per corridoi di palchi. Fa la sua comparsa non so come anche Bittner il compositore.

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