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  • martedì 10 dicembre 2013

Il contestato articolo di Seymour Hersh sulle armi chimiche in Siria

È uscito domenica, oggi è su Repubblica: accusa Obama di aver mentito e scagiona Assad, ma è stato molto screditato

C’è poi un ultimo punto ripreso da Higgins: il blogger britannico ha chiesto a Dan Kaszeta, esperto di armi chimiche, la sua opinione sulla possibilità sostenuta da Hersh che il gas sarin si possa fabbricare artigianalmente, con attrezzature anche piuttosto limitate. Kaszeta ha spiegato che la produzione del sarin è molto costosa e impegnativa, specialmente per un gruppo di ribelli privi di grandi risorse: oltre a un grande impegno economico, richiede un impianto apposito e decine di persone qualificate a seguire il processo. Niente di tutto questo è stato documentato finora. Kaszeta, come giudizio complessivo, ha scritto su Twitter:

Higgins ha spiegato in sintesi a Daniele Raineri del Foglio le cose che non funzionano dell’articolo di Hersh: «Hersh appare ignaro di tutte le prove che confermano che quel tipo di razzo è in dotazione al governo siriano. Abbiamo video pubblicati dallo stesso governo siriano in cui si sparano quei razzi, video del dicembre 2012 in cui i razzi sono lanciati dalla base governativa di Mezzeh e altre prove. Sappiamo anche che il governo siriano stava conducendo una campagna militare nel quartiere a nord dell’area colpita il 21 agosto, il che corrisponde alla gittata dei razzi, anche se supponessimo fosse soltanto di 2-2,5 chilometri».

L’amministrazione Obama ha mentito, dice Hersh
Un altro punto centrale della tesi di Hersh è che prima del 21 agosto i servizi di intelligence statunitensi non avevano avuto alcuna informazione sulle intenzioni di Assad di compiere un attacco chimico. Secondo Hersh questo è un punto a favore dell’ipotesi che non sia stato il governo di Damasco a ordinare l’attacco chimico, specie data l’intensa attività di intelligence che i servizi americani e israeliani svolgono in Siria dall’inizio della guerra. Hersh sostiene inoltre che gli Stati Uniti avrebbero un sistema segreto di sensori dentro la Siria che monitora i movimenti di testate in grado di trasportare sostanze chimiche: ma nessun movimento è stato registrato prima del 21 agosto. Secondo Hersh, che cita funzionari e consulenti dei servizi segreti e delle forze armate (tutti anonimi), l’amministrazione Obama avrebbe raccontato una versione falsa sull’attacco a Ghouta: avrebbe alterato tempi e sequenza delle informazioni che gli erano state messe a disposizione dai servizi segreti, in modo da far sembrare di avere ottenuto quelle informazioni il 21 agosto, in “tempo reale”, e non in un momento successivo, come Hersh sostiene.

Questa seconda parte della versione di Hersh è stata oggetto delle critiche di Joanna Paraszczuk e Scott Lucas pubblicate lunedì 9 dicembre sul sito di EAWorlsView, un progetto a metà tra accademia e giornalismo sviluppato dall’Università di Birmingham, in Inghilterra. Per quanto riguarda il sistema di monitoraggio degli spostamenti delle armi chimiche, i due autori si limitano a dire che la teoria di Hersh si basa sull’assunto – per loro non vero – che nell’agosto scorso quel sistema di monitoraggio fosse completo ed effettivo al 100 per cento. E poi c’è un punto più importante, che smonterebbe l’intera tesi di Hersh. I due autori sostengono che non è vero che l’amministrazione Obama non avesse ricevuto alcuna informazione di un possibile attacco chimico siriano da parte della sua intelligence: il problema è piuttosto interpretare gli indizi e le informazioni raccolte, e metterle insieme e valutarle per la loro importanza. Scriveva il Wall Street Journal lo scorso 22 novembre:

«Mentre il 18 agosto le truppe siriane combattevano le forze ribelli alla periferia di Damasco, gli Stati Uniti hanno cominciato a intercettare alcuni segnali poco rassicuranti. A una speciale unità siriana che gestisce le armi chimiche è stato ordinato di avvicinarsi alla linea di divisione dei due schieramenti, hanno detto alcuni funzionari dell’intelligence, e di iniziare la miscelazione di sostanze tossiche. […] Le agenzie di intelligence non hanno tradotto le intercettazioni in inglese ed è per questo che la Casa Bianca non sapeva che il regime siriano stesse pianificando l’attacco.»

Invece di cercare altre fonti e accertare come andarono veramente le cose, scrivono Paraszczuk e Lucas, Hersh è arrivato subito alla conclusione che Obama ha deciso consapevolmente di ricostruire i fatti a suo modo, con l’obiettivo di far passare Assad come il cattivo (paradossalmente, rischiando così di dover intervenire militarmente in Siria, opzione che l’amministrazione americana ha cercato di evitare in tutti i modi negli ultimi mesi). Oltretutto, aggiungono i due, così facendo Hersh ha lasciato da parte una critica dura che si sarebbe potuto fare a Obama relativa a tutta questa storia: a causa dei problemi di comunicazione interni all’amministrazione, la Casa Bianca non è riuscita a elaborare una strategia per fermare l’attacco chimico prima che venisse compiuto.

Dopo la pubblicazione dell’articolo Shawn Turner, il portavoce del direttore della National Intelligence, ha detto a The Hill che la ricostruzione di Hersh è «tutta falsa». Nel frattempo, viste le polemiche, è intervenuta anche la London Review of Books, che ha fatto sapere di avere controllato le fonti con attenzione e minuzia.

Foto: Seymour Hersh (AP Photo/Paul Sakuma)

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