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  • martedì 26 Novembre 2013

Da dove viene l’Iran

Cose che forse non sapete su un posto che ha una storia incredibile: dalle audiocassette di Khomeini a quello che avete visto in Argo, fino all'accordo sul nucleare

di Elena Zacchetti – @elenazacchetti

Tra quelli che protestavano una figura si fece notare più delle altre, e sarebbe poi diventata fondamentale nella storia dell’Iran: l’ayatollah Ruhollah Khomeini (“ayatollah” significa letteralmente “segno di Dio”, è un titolo di grado elevato che viene concesso agli esponenti più importanti del clero sciita). Khomeini si trovava in esilio a Parigi, dopo essere stato per diversi anni in Iraq: nonostante non fosse uno dei religiosi iraniani più autorevoli dal punto di vista dottrinario, fu l’esponente del clero sciita che combatté la battaglia politica più dura e decisa contro lo scià. Le sue prediche, considerate particolarmente eversive, non ebbero molto seguito in Iran fino alla diffusione delle audiocassette, grazie alle quali Khomeini riuscì a far conoscere nel paese il suo pensiero. Khomeini fece rientro in Iran il primo febbraio 1979, accolto da circa 3 milioni di persone, quando lo scià se n’era già andato dal paese.

Nel marzo 1979 gli iraniani decisero con un referendum di abolire la monarchia e di diventare una Repubblica Islamica: votò a favore di questa soluzione il 98 per cento degli iraniani. L’Iran fu il terzo paese in assoluto a diventarlo dopo il Pakistan (1956) e la Mauritania (1958), ma fu il primo governato da religiosi sciiti e non sunniti. Secondo la nuova Costituzione, Khomeini diventò il giurista supremo, di fatto la carica più importante dell’Iran; dal 1989, cioè dalla morte di Khomeini, la carica è ricoperta da Ali Khamenei. Nel giro di pochi mesi ci furono cambiamenti importanti: furono represse le minoranze religiose ed etniche in cerca di autonomia e furono attaccate le sedi delle organizzazioni di sinistra, fu limitata la libertà di espressione e la musica fu messa fuori legge. Molti di questi divieti sono in vigore ancora oggi.

Com’è l’Iran dopo la rivoluzione
Negli ultimi trent’anni l’Iran è stato uno dei più grandi problemi della politica estera di diversi stati occidentali. La nuova Repubblica Islamica si sganciò presto dal sistema di alleanze dello scià: gli Stati Uniti si ritrovarono senza il loro principale alleato in Medioriente e non era un problema da poco, vista l’importanza che la regione aveva sul piano della produzione ed esportazione di gas e petrolio. Nel 1979 i rapporti tra Iran e Stati Uniti si ruppero del tutto a causa della cosiddetta “crisi degli ostaggi“, iniziata il 4 novembre 1979 quando alcune centinaia di studenti iraniani islamici occuparono l’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, come reazione all’asilo che il governo americano aveva concesso nel frattempo allo scià. Gli studenti occuparono l’ambasciata e tennero sequestrati 50 ostaggi per 444 giorni (l’evento, oltre a essere raccontato da diversi documentari, libri e film – su tutti Argo – fu considerato anche uno dei motivi della sconfitta elettorale del presidente Jimmy Carter). Come ha scritto l’iraniana Farian Sabahi nel libro “Storia dell’Iran”:

«A Khomeini spetta dunque il merito o, secondo alcuni la colpa, di aver trasformato lo sciismo da corrente quietista dell’islam in ideologia politica e teoria terzomondista che sfidava l’imperialismo personificato dalle potenze straniere e dall’alta borghesia iraniana»

Gli anni successivi al 1979 furono particolarmente difficili per gli iraniani: prima ci fu la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, che durò 8 anni e che fu uno dei più lunghi, inutili e sanguinosi conflitti della storia del Medioriente; poi iniziò la collaborazione sempre più stretta con alcuni dei regimi considerati nemici o avversari dell’Occidente (Siria, Corea del Nord, Cina) e con alcuni movimenti terroristici mediorientali, tra cui il libanese Hezbollah. Dal 2006 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto diverse sanzioni economiche e commerciali sull’Iran per fermare i tentativi iraniani di costruzione della bomba atomica – tentativi comunque sempre negati dall’Iran, che rivendica il suo diritto a sviluppare l’energia nucleare civile ma è stato spesso opaco nel fornire delucidazioni su impianti e progetti.

L’accordo raggiunto il 24 novembre è stato considerato «storico» proprio per tutta la storia dell’Iran, dal 1979 ad oggi, e per la chiusura del regime degli ultimi decenni. L’accordo è arrivato dopo una serie di recenti aperture diplomatiche verso l’Occidente fatte dal nuovo presidente iraniano, Hassan Rouhani, che sembrano avere stravolto le politiche aggressive del precedente presidente, Mahmud Ahmadinejad. Non è chiaro, ovviamente, se sia il primo passo verso dei rapporti più distesi con l’Occidente o solo una strategia per alleggerire le sanzioni internazionali che hanno provocato una grave crisi sull’economia iraniana: più volte negli ultimi anni le relazioni diplomatiche tra Iran e Occidente sono sembrate sul punto di riavvicinarsi.

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