13 canzoni dei Waterboys

Scelte dal peraltro direttore del Post, per chi li ha visti a Roma o andrà stasera al concerto di Milano (e per tutti gli altri)

The whole of the moon
(This is the sea, 1985)
Fu uno dei più grossi successi dei Waterboys, nonostante il rifiuto di Scott di andare a Top of the pops a cantare in playback. La sua fidanzata gli aveva chiesto come faceva a scrivere le sue canzoni, e lui aveva messo insieme quest’ode ai grandi che lo ispiravano. In mezzo a un circo di trombe, sassofoni e colpi di cannone. “Io parlavo di ali, tu volavi. Io mi chiedevo le cose, pensavo, cercavo di capire: tu sapevi. Mi chiedo come diamine tu facessi, dal fondo della tua stanza: io vedevo una falce, e tu vedevi la luna intera”.

This is the sea
(This is the sea, 1985)
Un ritmo da prender fiato, ma con la stessa passione. “This is the sea” parla del cambiamento, del mollare gli ormeggi, del fregarsene delle piccole cose del passato e buttarsi “sul treno che sta partendo”: “that was the river, this is the sea!”

Strange boat
(Fisherman’s blues, 1988)
Passata l’eccitazione della “big music”, Scott portò i Waterboys su un suono irlandese più familiare e moderato, ma sempre con un debole per i contenuti marinari. Dovrebbero vedersi, in un bar del porto, lui e Lucio Dalla, e declamare assieme:
“Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel ch’ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio”

And a bang on the ear
(Fisherman’s blues, 1988)
Un elenco delle ragazze passate (fino alla sopravvissuta) a cui Scott manda tutto il suo amore, e un bang nell’orecchio. Che cosa sia esattamente un bang nell’orecchio non si sa, e forse le ragazze precedenti non apprezzavano.

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