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  • martedì 19 Novembre 2013

Perché il “Gettysburg Address” è importante

La storia di uno dei discorsi politici più famosi e brevi di sempre, pronunciato da Abraham Lincoln nel 1863

di Francesco Costa – @francescocosta

La Dichiarazione d’Indipendenza – e il discorso di Lincoln a Gettysburg – parlano d’altro: parlano del fatto che gli esseri umani sono stati creati uguali (questa è anche la ragione per cui, nel Novecento, la Dichiarazione d’Indipendenza sarà il testo a cui si ispireranno di più i movimenti di sinistra e per i diritti civili, mentre invece la Costituzione è tutt’ora venerata dai movimenti più vicini alla destra, per esempio dai tea party). Il passaggio più famoso della Dichiarazione d’Indipendenza dice così:

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.

Per questo motivo si dice che, con il discorso di Gettysburg, il presidente Lincoln spostò l’obiettivo della guerra di secessione: non più soltanto salvaguardare l’Unione ma rifondare gli Stati Uniti – “una rinascita di libertà” – su nuove premesse, sulla formazione di “un governo del popolo, dal popolo, per il popolo”. Sull’abolizione della schiavitù, insomma, ma non solo: sull’uguaglianza di tutti gli esseri umani. A Gettysburg, col suo discorso, Lincoln fece due cose apparentemente contraddittorie: celebrò quello che sembrava l’inizio di una vittoria, la fine della guerra, e allo stesso tempo la allontanò in nome di un bene superiore, di un obiettivo più importante.

Lincoln non arrivò a questa conclusione all’improvviso. Nel gennaio del 1863 aveva firmato l’Emancipation Proclamation, l’ordine esecutivo che aboliva la schiavitù negli stati sudisti. Una mossa politica, dato che era in corso una guerra proprio per dirimere la questione: nell’immediato la proclamazione non liberò un solo schiavo. Ma fu una mossa necessaria perché si arrivasse due anni dopo, nel 1865, all’emendamento costituzionale che abolì definitivamente la schiavitù in tutti gli Stati Uniti. E fu anche una mossa politicamente sensata: rafforzò il consenso di Lincoln nel partito repubblicano, permettendogli di essere rieletto alla presidenza a guerra in corso. Il risultato finale fu quello che nessuno considerava possibile: gli Stati Uniti abolirono la schiavitù e restarono un’unica nazione, unita e rifondata su premesse allo stesso tempo nuove e antiche.

Certamente si dovette faticare molto prima di concretizzare quelle dichiarazioni di principio – anzi, ci stiamo ancora lavorando – ma Gettysburg segnò la direzione da cui non si sarebbe tornati indietro. Altrettanto certamente, si trattò di un risultato che costò moltissimo, in termini di sofferenze e vite umane. Tra queste, quella dello stesso Abraham Lincoln: il 15 aprile del 1865, due mesi e mezzo dopo l’approvazione da parte del Congresso dell’emendamento costituzionale che abolì la schiavitù, solo cinque giorni dopo la resa dell’esercito sudista, un sostenitore della schiavitù lo uccise.

(Jerry Seinfeld spiega a Louis C.K. perché il discorso di Gettysburg è importante)

foto: al centro, senza cappello, Abraham Lincoln durante il discorso di Gettysburg. (AP Photo/Library of Congress, Alexander Gardner)

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