• Cultura
  • mercoledì 30 ottobre 2013

L’arrivo dei marziani

Fu 75 anni fa, lo raccontò alla radio Orson Welles nella "Guerra dei mondi" (ma per quanto si dica non ci cascarono in tanti)

In realtà le cose andarono piuttosto diversamente, come hanno raccontato su Slate. In primo luogo la trasmissione di Welles non ebbe così tanti ascoltatori: andò in onda contro uno dei programmi più di successo dell’epoca – lo show comico di un ventriloquo. Quella stessa sera la CBS fece una delle sue solite rilevazioni di pubblico e chiamò al telefono 5mila persone per sapere cosa stessero ascoltando. Solo il 2 per cento rispose “lo sceneggiato di Orson Welles” (segno che avevano capito che si trattava di uno sceneggiato) mentre quasi nessuno disse “il radio giornale della CBS”. Il restante 98 per cento degli intervistati stava ascoltando altri canali o non stava ascoltando la radio.

Inoltre, per chiunque avesse ascoltato il programma, era evidente che doveva trattarsi di uno sceneggiato. Gli eventi erano raccontati in maniera molto rapida e con alcuni evidenti salti temporali – come ad esempio il fatto che la prima battaglia tra la guardia nazionale e i marziani comincia e finisce nel giro di pochi minuti. Per poter raccontare tutta la storia della Guerra dei mondi, Welles fu costretto a comprimere in poco tempo una storia che nel libro dura giorni interi. Nello show CBS, invece, in circa 45 minuti i marziani atterrano in New Jersey, sconfiggono l’esercito, raggiungono New York e distruggono la città.

Ma allora come nacque la leggenda? Già il giorno dopo la sua messa in onda, la trasmissione aveva ottenuto le prime pagine di moltissimi giornali americani. Il New York Times, ad esempio, titolava in prima pagina “Ascoltatori nel panico mentre scambiano un dramma di guerra per vero”. Dello show si continuò a parlare per qualche giorno prima che l’interesse scemasse, ma in quei giorni e poi nei mesi ed anni successivi aumentarono le persone che dichiararono di avere ascoltato Welles quella sera. Al punto che nelle rilevazioni fatte a qualche anno di distanza dalla messa in onda sembrò che quasi tutto il pubblico americano quella sera fosse sintonizzato sulla CBS.

Secondo Slate ci fu un motivo specifico per cui i giornali si accanirono su Welles e il suo programma: durante gli anni della Grande Depressione i giornali cartacei avevano perso molta pubblicità a favore della radio. Diversi editori e direttori di giornali non vedevano l’ora di poter attaccare le emittenti radiofoniche, sostenendo magari che erano pericolose e diffondevano il panico, e colsero il programma di Welles come un’ottima opportunità per attaccare i loro concorrenti.

Ma il mito non avrebbe potuto sopravvivere tutti questi anni se Orson Welles e la CBS non avessero contribuito a mantenerlo in vita. Welles, che all’epoca era solo un giovane attore e autore radiofonico, sfruttò la notorietà che gli era venuta dalla trasmissione. Fu grazie a quel programma che Welles ricevette le prime offerte di lavoro ad Hollywood – offerte che all’inizio rifiutò. Anche la CBS continuò a lungo a sfruttare il programma, a volte piegando un po’ la realtà dei fatti di quella notte. Negli anni successivi la rete celebrò spesso quell’evento con racconti e documentari che ingigantirono il panico di quella notte. Ad esempio, nel 1957, il programma di antologia con cui venne ricordato lo show si intitolava “La notte in cui l’America tremò”.

Dopo “La guerra dei mondi”
Due anni dopo la trasmissione uno studioso dell’università di Priceton, Hadley Cantril, pubblicò uno studio accademico intitolato “L’invasione da Marte: uno studio sulla psicologia del panico”, una ricerca in cui raccontò gli effetti che ebbe il programma sul pubblico americano. Come racconta Slate, la maggior parte delle conclusioni di Cantril sono state smentite da analisi seguenti.

Negli anni successivi decine di radio in varie parti del mondo hanno ripreso il racconto di Welles (all’inizio del settembre 2013 anche una radio malese ha trasmesso un adattamento dello show). La performance di Welles compare anche in moltissimi film, libri e serie televisive. La celebrazione più strana, però, è probabilmente quella che si è tenuta il 50esimo anniversario della trasmissione a Grover’s Mill, il piccolo paese del New Jersey dove nel racconto avviene il primo atterraggio dei marziani. Ci furono quattro giorni di festeggiamenti, incontri e conferenze e partecipò anche uno degli autori del programma, Howard Koch. Alla fine, nel parco al centro della città, fu inaugurato un monumento di bronzo per celebrare l’atterraggio degli alieni raccontato da Orson Welles.

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