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  • giovedì 24 Ottobre 2013

Le critiche all’articolo di Mauro Covacich

A proposito di una storia di violenza sessuale a Modena: un lettore le ha sintetizzate e Covacich ha risposto

Ora, un primo approccio, tutto sommato rassicurante, è quello di gridare allo stupro, alla violenza inaudita dei giovani e all’inesorabile destino di vittima che spetta alla donna.
Un secondo approccio, più rischioso e complesso, è quello di interrogarsi sull’indifferenza dei partecipanti alla festa. se i presenti, tutti i presenti, hanno assistito con indifferenza, vuol dire che la percezione è cambiata, vuol dire che ciò che è avvenuto quella sera a Modena non è stato considerato così straordinario e abominevole e criminale, come lei ed io lo giudichiamo. Il che non significa che tutti i presenti sono da considerarsi corresponsabili della violenza, ma rende certo meno nitido il confine tra i protagonisti dello stupro e gli altri. va aggiunto che non si tratta di un ambiente socialmente degradato, né di una riunione di qualche setta di fanatici eccetera (per questo ho proposto di escludere dalla discussione il deficit culturale). Siamo di fronte a un piccolo campione di normalità. Adolescenti normali che si divertono e ballano e bevono e scherzano e a un certo punto alcuni di loro iniziano a far sesso. Dal mio punto di vista, e a quanto pare anche dal suo, quei cinque fanno sesso ai danni della ragazza, quindi ne abusano. Ma la reazione dei presenti (ovvero la mancata reazione) induce a credere che quella serie di atti fosse percepita magari come estrema o stravagante, ma non al punto da intervenire (la ragazza non è stata nemmeno consolata dalle amiche, e temo che sia stato questo il trauma più grande). Ora, escludendo un’endemica malvagità modenese, escludendo una particolare congiuntura astrale o una particolare antipatia della ragazza stuprata, il secondo approccio di cui sopra mi spinge a chiedermi: cos’è avvenuto nella mente dei diciottenni (non certo di tutti i diciottenni, non nella sua ad esempio, ma come sa, per ragionare si schematizza), cos’è avvenuto perché quella scena possa essere accettata ancora all’interno, magari al confine estremo, della normalità? Be’, intanto è avvenuto che il sesso è stato liberato dalla morale. Già l’espressione “fare sesso” neutralizza questa attività a favore di una funzione fisica. Prima si diceva “scopare” (disdicevole) e “fare l’amore” (ammesso). Oggi prevale un atteggiamento laico, secolarizzato. Fare sesso è cool, è sex and the city, è casalinghe disperate. Fare sesso fa bene alla salute, come bere acqua, mangiare verdura, corricchiare nel parco. Che la sessualità fosse legata alla morale non significa soltanto che le donne dovevano stendere fuori dalla finestra il lenzuolo macchiato la prima notte di matrimonio (neanch’io, che sono così vecchio, ho vissuto in quell’era geologica, mi creda), significa che il piacere sessuale non derivava mai da un’attività solo fisica, ma era il risultato di un percorso spesso arzigogolato che nasceva dal desiderio dell’altro. Il desiderio non è un bisogno, non è fame, il desiderio nasce da qualcosa che non potrò saziare (per questo dura e si rilancia, ha presente don Giovanni?). Desiderio viene da “de-sidera”, è il nostro essere lontani dalle stelle, la nostra tensione verso l’assoluto. Ogni nuova amante era per don Giovanni il rinnovarsi di un’illusione, la speranza di riformare quel tutto perfetto che era stato, da feto, insieme al corpo della madre. Ma, una volta nati, non potremo mai più giacere con nostra madre: è la prima cosa che impariamo grazie alla legge del padre. È il primo grande divieto, grazie al quale capiamo che non saremo mai più un tutto con il mondo, ma solo degli individui. È grazie a questo, e in fondo, al desiderio, che possiamo dire io.

Ci siamo liberati dal perbenismo della società clerico-fascista (Pasolini), ci siamo liberati dal concetto di peccato, da tutta l’ipocrisia e il viscidume del sesso prima del sessantotto. Da ciò abbiamo acquisito molti vantaggi, ma anche qualche svantaggio: è sparito il mistero, è sparito il pudore (pensi all’espressione “il fascino del proibito” e capirà cosa intendo). Il desiderio si alimenta con l’attesa, con l’incertezza, con la distanza. Oggi il piacere non passa più attraverso questo lungo percorso, ma viene garantito da un godimento immediato. Il che non significa che non ci siano più belle persone sulla faccia delle terra, non significa che voi non troverete altre forme per articolare il vostro rapporto con l’altro. Significa che viviamo in un plenum di beni e servizi pronti all’uso. Voglio? Compro. Voglio? Godo. La società laica, disinibita, secolarizzata, detta società delle merci è quella in cui sono cresciuto ed è senz’altro meglio di quella povera e arretrata che l’ha preceduta, tuttavia non è perfetta. Allo stesso modo, internet comporta un’infinità di vantaggi (non ultimo quello di concederci questo scambio senza dover incollare un francobollo e imbucare una lettera, col rischio che vada perduta), ma non è perfetto. L’accelerazione dei processi umani di cui è responsabile ha anche conseguenze allarmanti (non solo nel sesso: ha reso ad esempio definitivamente immateriale e anonimo il mondo della finanza).

Lei confida nella propria capacità di discernere e, dalla lucidità della sua lettera, ha ragione a farlo. Ma la discussione non è concepita per casi individuali, lei deve avvicinarsi insieme a me a interrogare quella scena lì a Modena, quel campione di normalità. Essere adolescenti è sempre stato difficile, perché è il momento in cui si diventa ciò che si è. Ma essere adolescenti oggi è più difficile perché già da bambini si è circondati da modelli che fomentano la precocità (mocciose vestite come donne fatte eccetera). Questo mette angoscia. Se a dodici anni vedo su internet come si penetra una vagina, ma il mio pene è ancora incapace di erigersi (e io incapace di eccitarmi), questo mi genererà angoscia. Se sono una ragazzina di tredici anni e tutto il mondo intorno (il mio mondo progressista ed evoluto) mi grida che devo affrettarmi a diventare una gran donna scopatrice perché da questo si valuterà la mia indipendenza, la mia determinazione e in fondo la mia intelligenza, questo mi genera angoscia. Se prima ancora di avere un’esperienza mia personale di un incontro sessuale (emozione, sudore, ansia, esitazione/gioia, contatto eccetera), posso vedere (vedere fino al punto di assuefarmi) video che mi mostrano come dovrò fare, cosa dovrò provare, questo mi genera angoscia.

Ora, un esperimento mentale: poniamo che io abbia fatto tutto questo e sia cresciuto a Modena. Bene, ho diciotto anni. Finora non ho avuto tante occasioni reali di far sesso (le ragazze non mi cadono ai piedi), quindi esperienza poca. Ma ho visto una sterminata serie di video, teoricamente conosco tutti i modi per raggiungere l’orgasmo, che alla fin fine si riducono a quelle tre quattro figurazioni prevalenti nel mondo del porno. Secondo lei, quando a quella festa mi riferiranno quanto è successo, mi scandalizzerò? Ma le dirò di più: se sarò tra quei cinque in bagno, penserò/saprò di stuprare quella ragazza?

E ora immaginiamo lo stesso per la ragazza: stessa conoscenza teorica+bombardamento mediatico+youporn+inesperienza. È così assurdo ipotizzare che si sia accorta in ritardo che la stavano stuprando? Voglio dire, quel tipo di gioco seriale è comunissimo in rete, in una certa cultura anticonformista può essere anche segno di superiorità femminile. Quella che per me e lei è orrenda prevaricazione maschilista, per migliaia di donne riprese in rete è gioiosa emancipazione, prova di resistenza, dominio sul maschio (ne faccio fuori quanti ne voglio). Se io fossi stata quella ragazza, avrei anche potuto pensare che se mi fossi sottratta, mi sarei mostrata inadeguata ai modelli di cui sopra. Ero consenziente? Per decidere se sono consenziente, devo poter distinguere “cosa mi piace fare” da “cosa sembra mi debba piacere”. È una distinzione che so compiere? Ho il sufficiente sangue freddo, la sufficiente sicurezza nei miei mezzi e nelle mie emozioni da uscire dal bagno senza farmi toccare? Come vede, parlo in prima persona perché non voglio in alcun modo esprimere i pensieri di una ragazza che non conosco (che si è peraltro dimostrata così coraggiosa da denunciare gli stupratori). Tento semplicemente di mettere in luce la complessità di quello che più sopra ho chiamato secondo approccio.

Stuprare una donna (o un uomo) è un reato perseguito dalla legge, a me non sembrava interessante discutere di una simile ovvietà. Volevo provare a spiegare in poche righe e con i miei mezzi perché quei ragazzi, che erano tanti e rappresentano tutti noi, hanno continuato a ballare allegramente.

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