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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Matteo Renzi

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Cambiare verso»

5. …e il partito dei doveri
Ma proprio perché ci candidiamo a essere il partito dei diritti vogliamo essere anche il partito dei doveri. Della legalità, che è un valore sempre, per tutti non solo contro uno. Essere il partito della legalità significa combattere una battaglia non solo verbale contro una criminalità organizzata che uccide meno di prima e in modo meno evidente ma che è sempre più presente nel tessuto economico, nelle botteghe delle città, nelle aziende del nord costrette all’usura e poi a vendere, nel commercio di cocaina. Ricordare i martiri dello Stato è dovere civile per ciascuno di noi. Ma combattere la criminalità con strumenti efficaci e moderni è il vero modo per non disperderne la testimonianza, per non ignorarne il martirio. Essere il partito della legalità significa chiedere una riforma della giustizia civile, amministrativa, penale. E affrontare la scandalosa questione delle condizioni di vita nelle carceri, passando dalla porta giusta: la riforma della Bossi-Fini e della Giovanardi, la riforma della custodia cautelare dove autentiche vergogne per il Paese vengono messe in evidenza dai media (e meno male almeno in questi casi accade) solo quando ci sono personalità importanti, l’implementazione di sistemi alternativi alla detenzione. Pensare di affrontare il problema dello svuotamento delle carceri con un provvedimento di clemenza sette anni dopo l’ultimo indulto trasformerebbe questo strumento eccezionale in una sorta di condono mascherato, risolvendo l’emergenza carceraria soltanto per qualche mese e senza garantire ai territori e ai comuni di impostare progetti di reinserimento per evitare la Garantire l’uguaglianza è un imperativo della nostra carta costituzionale. Ma spesso la Costituzione si cita in piazza e si dimentica nella quotidianità. Si difende la Costituzione, solo se si attacca la rendita. Pensiamo che l’uguaglianza sostanziale di cui all’articolo 3 sia attuabile solo se rimuoviamo gli ostacoli. Ma l’uguaglianza non significa ugualitarismo. Non significa uccidere il merito: significa che chiunque può giocarsela. Chi oggi dice che non si può toccare la spesa pubblica si pone dalla parte di chi vuole conservare l’esistente, cioè un sistema ingiusto e inefficiente. Modificare la spesa pubblica, garantendo più diritti a chi non ne ha, è un’assoluta priorità per il nostro welfare tutto incentrato sulla difesa di alcune categorie e non di altre. Possibile non chiedere un contributo di solidarietà a chi riceve pensioni d’oro? Possibile non modificare il sistema degli assegni sociali, dando di più a chi più bisogno, ed eliminando le contraddizioni del meccanismo attualmente vigente?

6. Territorio
Il PD che vogliamo è un partito che sa ripartire dai territori e riesce a disseppellire i tesori sepolti dalla pessima gestione dei nostri beni comuni. Se vogliamo creare lavoro e benessere, dobbiamo riuscire a far incontrare il meglio delle nostre vocazioni – la bellezza delle città e del paesaggio, il ricco e dinamico sistema di imprese locali, lo spirito di impresa e la sfida della creatività che ha fatto grande il Made in Italy. L’Italia è il 72° paese come estensione, come numero di abitanti siamo meno dell’1%, lo 0,89% della popolazione mondiale. Nonostante questo nel mondo ‘è una grande attenzione verso l’Italia, c’è voglia di Italia. Voglia di visitare l’Italia, voglia di mangiare italiano, voglia di vestire italiano. Ci sono imprenditori bravissimi che sono riusciti a portare l’Italia nel mondo e far crescere il desiderio di Italia. Noi dobbiamo solo aiutarli a non essere penalizzati, dobbiamo aiutarli se nel mondo si affermano prodotti alimentari che di italiano hanno solo il nome. Per il turismo non ha senso che ogni regione si muova autonomamente, così si attrae meno e si spende di più. A questo proposito occorre aprire una discussione sulla riforma del titolo V° della Costituzione, che ha dato troppi poteri alle Regioni. La promozione del territorio è importante, mentre la tutela ambientale è fondamentale. 5 miliardi è in media il costo annuo dei disastri ambientali, un costo che potrebbe essere drasticamente ridotto se decidessimo di investire in prevenzione. Basta scaricare le responsabilità e ridurre i territori a discariche del disimpegno della politica. Basta con l’Italia peggiore che fa il giro del mondo mostrando un insopportabile degrado con i casi Ilva a Taranto, per i veleni sotterrati dalla camorra in Campania, per l’acqua che non arriva in casa e i fiumi inquinati perchè mancano fognature e depuratori, per i rifiuti ammassati per strada o trasferiti via mare in altri Paesi che è come ignorare il tema e rinviare le scelte che sono un dovere della politica e della pubblica amministrazione.

7. Sud come opportunità
Per il sud dobbiamo farci promotori di una strategia fondata su investimenti mirati, non a pioggia, e concentrata sui fattori di lungo termine della crescita: infrastrutture materiali e immateriali, istruzione, ricerca, efficace controllo del territorio contro l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata, apertura dei mercati chiusi, superamento del carattere categoriale del Welfare , concentrando gli interventi sulle famiglie povere con minori. Insomma: non soluzioni alla ricerca di un problema-come è accaduto con la Banca del sud di Berlusconi e Tremonti, ma sistematica strategia di riduzione degli ostacoli che ostruiscono la strada della crescita. Sapendo che il divario di sviluppo accumulato dal Sud rispetto al Nord è così ampio e le potenzialità inespresse così grandi-da consentirci di affermare che il successo di questa strategia-esplicitamente rivolta a cambiare la struttura stessa degli incentivi che sono alla base dell’attività economica, nel suo rapporto con la politica-potrà favorire un ritmo di crescita, al Sud, significativamente più elevato rispetto a quello del Centro-Nord.

8. Terzo settore, anzi primo
Ci sono cinque milioni di italiani che ogni giorno fanno qualcosa per gli altri tramite l’associazionismo, il volontariato, il no profit. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo. Perché dà il senso dei valori in cui crediamo: è il mondo del volontariato generoso, delle cooperative sociali, dell’assistenza solida e solidale. Occupa 1 milione di lavoratori, ma soprattutto aiuta il paese a non cadere nel vittimismo. Il PD che faremo starà a fianco di questo mondo con entusiasmo e rispetto.

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