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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Matteo Renzi

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Cambiare verso»

IL PD DEVE CAMBIARE L’ITALIA

1. Tutti devono cambiare
Abbiamo il coraggio di dirci la verità. I numeri sono impietosi, drammatici. L’Italia è ferma da vent’anni, non cresce, perde posizioni. Il prodotto interno lordo non può essere l’unico indicatore dello stato di salute di una comunità, lo sappiamo. Ma dai disoccupati ai consumi interni il segno meno è davanti a tutte le graduatorie, export escluso. Occorre cambiare verso, dunque. Perché il paradosso è che l’Italia ha risorse per farcela. Fossimo un altro Paese, probabilmente, dovremmo gestire la crisi e abbassare il livello delle nostre ambizioni. Ma il felice paradosso è che noi abbiamo le possibilità e le potenzialità per uscirne rafforzati. Ci manca la volontà politica di operare un netto cambiamento. All’Italia non bastano piccoli aggiustamenti, ma serve una rivoluzione radicale. Il PD deve essere il partito della svolta, non quello che perpetua lo status quo, dove continuano a fare e disfare i soliti noti. Usciremo dalla crisi solo se metteremo finalmente mano alle riforme strutturali di cui tutti parlano da decenni e che invece stiamo ancora aspettando. L’Italia non può più aspettare perché ha già perso vent’anni e sta pagando il fallimento di un’intera classe dirigente. Cambiare tutto non sarà facile, cambiare tutti qualcosa però sarà un dovere. Il nostro dovere. Chi dice: vanno bene le cose così come sono, va bene il partito così com’è, può non votare per noi.

2. Semplicità
Davanti alla complessità della crisi fa bella figura chi dimostra di saper elaborare complicati concetti, profonde discussioni, dettagliate analisi. Sono temi che ci stanno a cuore e che è bello sviscerare. Compito di un partito politico, però, è saper offrire risposte semplici. Non semplicistiche, non semplificate: semplicemente semplici. L’Italia deve riscoprire la semplicità. Ovunque. In un sistema fiscale incomprensibile persino per gli addetti ai lavori. In un sistema amministrativo dove orientarsi è impossibile persino per i più scafati capi di gabinetto. In un sistema normativo dove abbiamo una produzione legislativa che affolla le aule di tribunale per i ricorsi. Semplicità, chiarezza, trasparenza. Sono concetti abusati nel dibattito, poco usati nella pratica. La rivoluzione digitale e l’accessibilità alla rete possono essere una parte della soluzione, solo a condizione di modificare la mentalità dei dirigenti pubblici. Mettere online tutte le spese dello Stato e di tutte le amministrazioni locali consente un controllo costante dell’opinione pubblica. Per essere credibili, però, dobbiamo iniziare da noi stessi. Dai nostri comuni, dalle nostre Inseguire la semplicità significa che il PD proporrà progetti di riforma sul fisco, sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione, discussi in tempi certi con i circoli, con gli amministratori, con i parlamentari e aperti alla discussione tramite vecchi canali e nuove tecnologie. Partendo dal presupposto di uno Stato che cerca di lasciare liberi i cittadini. Di rispettare i tempi delle persone, per esempio non chiedendo più di produrre un documento di cui sia in possesso un’altra amministrazione pubblica. E consentendo alle aziende straniere di poter investire in Italia, perché oggi la confusione normativa, burocratica, fiscale e i ritardi biblici della giustizia costituiscono il primo ostacolo a investimenti stranieri e quindi alla creazione di nuovi posti di lavoro. In un mondo globale, il problema non è se l’imprenditore è italiano o straniero, ma se crea valore alle aziende oppure no, se crea posti di lavoro oppure no. L’italianità da difendere non è il passaporto dell’azionista, ma la qualità dei prodotti, l’investimento e l’occupazione. Non vogliamo essere il partito delle tasse. Non dobbiamo più consentire a nessuno di definirci il partito delle tasse. Perché non lo siamo. E perché chi lo dice in questi anni non ha ridotto la pressione fiscale. Strumenti veri per combattere l’evasione fiscale, aiutare le aziende rendendo l’Agenzia delle Entrate non il nemico ma il partner, che prova ad aiutarti prima che a sanzionare, investire sulle fatturazioni digitali ma anche sul pagamento oltre il contante che ancora rappresenta una nicchia di mercato troppo piccola, anche per l’eccessivo costo imposto dal sistema bancario.

3. Contro i nostri tabù
Vogliamo utilizzare il Congresso per discutere sul serio, sfatando alcuni tabù anche nel nostro campo. Tutto ciò che otterremo dal recupero dell’evasione fiscale dovrà essere utilizzato soltanto per riduzione delle tasse, non producendo ulteriore spesa. Tutto ciò che otterremo dalla dismissione di patrimonio dovrà essere utilizzato soltanto per ridurre il debito, non producendo ulteriore spesa. Il PD non sarà mai subalterno al mercato, che deve regolare. Ma proprio per questo la politica non può interferire con operazioni economiche e finanziarie che devono essere garantite da leggi chiare e non modificabili in corso d’opera. Proprio perché non siamo subalterni non ci interessano le avventure dei capitani coraggiosi o dei patrioti che nel corso dell’ultimo ventennio hanno alimentato un modello di capitalismo all’italiana più basato sulle relazioni che sui capitali. E vogliamo dire parole chiare sulle banche, che devono fare le banche e prestare a chi ha idee e bisogno, non a chi specula in nome di “operazioni di sistema”. In Italia le banche sono ovunque, nelle proprietà dei giornali come nella gestione delle aziende, tranne dove devono stare davvero: a dare una mano alle famiglie, alle piccole imprese, agli artigiani, al cuore pulsante dell’economia italiana. Ogni grande operazione – voluta dalla politica o difesa dalla politica – che fallisce o va in sofferenza, riduce in modo esponenziale la possibilità di dare credito a chi ne avrebbe bisogno, a chi potrebbe investire, a chi potrebbe crescere con le proprie gambe e non con il sostegno di amici degli amici. Poche regole chiare per consentire ai players dell’economia di giocare a carte scoperte, tutti con le stesse opportunità. Garantire l’uguaglianza, insomma. Senza che nessuno sia più uguale degli altri.

4. Il partito dei diritti…
Il PD che noi vogliamo è il partito dei diritti. La nostra Italia è uno spazio accogliente per tutti, costruisce sul talento di ciascuno, consente a ognuno di perseguire il proprio progetto di vita. Costruire una società veramente rispettosa e inclusiva è un’operazione possibile e vantaggiosa per la società intera. C’è uno spazio nel quale la libertà di ogni persona di compiere le proprie scelte, anche le più intime e fondamentali decisioni della vita, può convivere in armonia con la libertà di ciascuno di vivere liberamente le proprie convinzioni. E’ in quello spazio che è possibile costruire un Paese avanzato sul tema dei diritti civili, senza alcuna paura di cancellare la nostra identità e le nostre radici culturali. L’espansione dei diritti delle persone non può essere un’operazione a somma zero, in cui qualcuno vince e qualcuno perde: deve essere al contrario un modo per far crescere l’intero Paese. L’altra faccia della medaglia dello sviluppo economico, infatti, è rappresentato da quello civile. L’Italia deve costruire una cultura dell’inclusione. La scuola, le famiglie, i media, le associazioni – ma questo è un compito che spetta individualmente anche a ciascuno di noi – devono diventare parte della costruzione di un paese più rispettoso, più inclusivo, più incline a comprendere che le differenze sono una ricchezza, una straordinaria opportunità per il nostro Paese. Negli ultimi mesi si sono fatti essenziali passi avanti: il Parlamento ha approvato un fondamentale provvedimento di legge volto a contrastare le violenza contro le donne e si è avviato alla Camera il percorso che condurrà a una legge contro l’omofobia e la transfobia. Passi importanti, ma non sufficienti. Le norme penali non possono essere l’unico strumento per limitare questi fenomeni inaccettabili: ciò che dobbiamo costruire è l’educazione di tutti a un rapporto più gentile tra le persone.

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