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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Gianni Cuperlo

Al primo posto c’è il lavoro. Dentro questa priorità, l’urgenza è il contrasto alla disoccupazione. Occorre un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile finanziato in modo consistente, concentrando le risorse che nei prossimi anni si recupereranno dalla riduzione della spesa degli interessi sul debito pubblico, dal contrasto all’evasione fiscale e dai maggiori margini d’azione contrattati a livello europeo. Un piano che consenta di impegnare centinaia di migliaia di giovani in attività legate all’ambiente, alla cultura, alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico e paesaggistico, all’economia digitale e allo sviluppo di attività e modalità di produzione innovative. Si tratta di utilizzare un potenziale enorme di conoscenza e capacità che esce dalle nostre scuole e università e resta inutilizzato, specie al Sud. Su questo occorre compiere una scelta coraggiosa, capace di produrre effetti sul tessuto sociale e sulla domanda interna ben più significativi di una riduzione impercettibile del cuneo fiscale o di una lieve diminuzione della tassazione sulla prima casa. Bisogna sottrarre il tema del lavoro dall’ossessione che il deficit di competitività delle nostre imprese dipenda dalla legislazione sul lavoro. Abbiamo già perso troppo tempo in scontri su questo terreno. L’obiettivo deve essere piuttosto quello di favorire la fuoriuscita di una parte ancora grande del mondo del lavoro da una condizione di precarietà senza diritti e tutele. Dentro questa cornice e nel rispetto del secondo comma dell’art. 3 della nostra Costituzione, bisogna pensare a un programma mirato al pieno inserimento economico, sociale e culturale delle persone disabili. Dal superamento delle barriere architettoniche alla valorizzazione di un patrimonio straordinario di capacità e umanità, l’Italia deve diventare anche su questo terreno il paese dell’inclusione, dell’accoglienza, di una piena e matura cittadinanza.

L’Italia deve rimettere al centro del suo modello di sviluppo la cultura e la creatività, il suo patrimonio di beni culturali, paesaggio, spettacolo e cinema, di artigianato artistico e design: quella grande tradizione del sapere e del saper fare che è stata per secoli al centro della capacità di rinnovamento del Paese e che ha concorso alla costruzione dell’identità italiana e europea. L’Italia oggi conta oltre 400.000 imprese culturali e creative che faticano a sopravvivere anche a causa della mancanza di politiche industriali di settore.

Contestualmente continuano a diminuire le esportazione di beni e servizi culturali e creativi italiani nel mondo. La cultura è invece un campo che va arato, curato, irrigato: solo così darà buoni frutti, non inaridirà e nutrirà il Paese e il mondo. Investire sul patrimonio e sulle attività culturali, ripensare le istituzioni che li governano, occuparsi del sostegno ai consumi culturali e della crescita del numero dei fruitori, garantire il massimo pluralismo nell’offerta e produzioni di qualità, valorizzare il momento creativo, le competenze, i talenti sono le premesse per tornare a crescere. Solo rispettando queste premesse saremo anche in grado di migliorare l’offerta turistica, di ridare slancio all’esportazione dei nostri prodotti, di innovare nel settore del design, dell’arte, del cinema e della musica: possiamo uscire dalla crisi migliori di come ci siamo entrati. Buona parte di questo patrimonio è rappresentato anche dalle nostre comunità all’estero: un capitale di oltre 4 milioni di persone, moltissime delle quali svolgono il proprio lavoro nelle migliori università, nei più importanti centri di ricerca, nelle più dinamiche associazioni e imprese del pianeta e non aspettano altro che di essere messe in rete con l’Italia e il suo sistema Paese per poter dare finalmente un importante contributo alla rinascita italiana.

Tolleranza zero contro la povertà. Una sinistra degna di questo nome deve prendere di petto la piaga della povertà, che nella crisi è cresciuta in modi drammatici. Bisogna condurre una battaglia determinata, partecipata con l’obiettivo di estirpare quella piaga. Non è tollerabile che l’Italia abbia il più alto tasso di povertà minorile in Europa e che questo passi sotto silenzio. Non è tollerabile che tante situazioni di emergenza siano prese in carico solo dai volontari perché i Comuni sono privi di risorse, dopo che il centrodestra ha affamato le politiche sociali e prosciugato le risorse. Restiamo il solo Paese europeo, oltre la Grecia, a non disporre di un istituto universalistico per prevenire e arginare fenomeni di povertà. Anche per questo sono necessarie politiche che creino sviluppo e lavoro, ma servono a breve interventi mirati, come il Reddito minimo di inserimento. Il PD deve impegnarsi con determinazione perché sia introdotta questa misura, seppure in modo graduale, a partire dalla lotta alla povertà assoluta. Ci sono proposte importanti come quelle delle Acli, della Caritas, del Forum del Terzo settore che esprimono una elaborazione seria dalla quale è necessario partire. Il sostegno alle responsabilità familiari è un’urgenza nel nostro Paese, dove ancora oggi quasi tutto il peso è caricato sulle spalle delle donne. Cruciali sono le politiche di condivisione e di sostegno al lavoro di cura attraverso i servizi sociali, nidi, i congedi parentali. Bisogna, inoltre, intervenire sul sistema sociosanitario per prevenire, rallentare e prendere in carico le condizioni di non autosufficienza in particolare degli anziani. In questo quadro, e in quello altrettanto cruciale del rilancio dello sviluppo locale, il nostro sostegno va ai tanti sindaci che ogni giorno vivono il loro impegno a contatto con domande e bisogni delle persone in carne ed ossa. Sono la frontiera di una politica che si misura con le risposte da dare. Per questo è più che mai necessaria la correzione del patto di stabilità così da sbloccare risorse già disponibili e fondamentali se vogliamo rimettere in moto il Paese e non strangolare più l’azione delle amministrazioni.

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