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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Gianni Cuperlo

L’Europa deve cambiare in profondità anche il suo rapporto con i propri vicini. La tragedia di Lampedusa è uno spartiacque: bisogna chiudere una stagione in cui le politiche migratorie sono state prevalentemente politiche di sicurezza, declinate in chiave nazionale nel controllo delle frontiere e nelle politiche di respingimento. Questa stagione è finita il 3 ottobre 2013: quelle morti in mare sono una vergogna per tutti noi e interrogano l’Europa come comunità di valori e come progetto politico che mette al centro le persone, la loro vita e la loro dignità. L’Unione europea non può accontentarsi di essere un’entità di supporto finanziario e operativo. Il principio di solidarietà e di una ripartizione equa delle responsabilità, previsto dal Trattato di Lisbona, deve divenire la stella polare per la revisione delle strategie di immigrazione e asilo. Offrire protezione e accoglienza a chi fugge da persecuzioni e guerre è responsabilità comune. Richiedere asilo è un diritto fondamentale, e deve essere riconosciuto ovunque sul territorio dell’Unione, superando il sistema di Dublino. L’Europa deve inoltre rafforzare il coordinamento delle forze di polizia e delle magistrature nazionali per stroncare il traffico di persone e le organizzazioni criminali che lo controllano. Ma l’Europa deve diventare anzitutto un attore politico collettivo, a partire dalle politiche di mobilità delle persone, da principi e condizioni comuni per l’ingresso per lavoro, studio, ricerca e da un più forte impegno per l’inclusione e i diritti di cittadinanza che riconosca il contributo dei ‘nuovi europei’ al benessere e al futuro della società europea. E ciò non può prescindere da un nuovo partenariato politico con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, che vada oltre gli accordi di sicurezza e riammissione per investire insieme ai Paesi di provenienza sulle risorse umane, sullo sviluppo, sulla formazione, sui diritti fondamentali. Per far questo, occorre pensare in lungo,lavorare per una nuova politica di vicinato come occasione per un investimento politico forte sui Paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Occorre definire uno statuto avanzato di partnership per questi Paesi, che tenga insieme il sostegno ai processi di democratizzazione, lo sviluppo economico e l’integrazione della regione, con politiche condivise di riammissione, contrasto all’immigrazione clandestina e alla criminalità organizzata. Questo forte investimento politico verso il Mediterraneo richiede il rafforzamento della politica estera europea. L’Ue deve diventare un vero attore globale in grado di perseguire nel mondo una linea di pace, di cooperazione, di promozione dei diritti e di lotta alla povertà. Occorre sviluppare un approccio integrato alle relazioni esterne fondato sul primato della politica, del dialogo e della cooperazione allo sviluppo. E al tempo stesso bisogna procedere con decisione sulla strada della costruzione di una vera difesa comune europea, che superi le attuali anacronistiche duplicazioni di 28 sistemi nazionali e consenta di ridurre le spese militari e di migliorare le capacità e la proiezione strategica dell’Unione. L’impegno a ridurre in modo significativo il programma italiano sugli F35 va iscritto in questa politica.

3. Un nuovo patto per l’Italia

Un cambio di rotta in Europa è condizione per superare la crisi. Ma anche in Italia è necessario rovesciare i capisaldi delle politiche conservatrici che hanno segnato l’ultimo ventennio, lottare contro le disuguaglianze, la povertà, l’esclusione. E al tempo stesso affrontare le rendite e i corporativismi per intercettare le domande dei settori più dinamici della società, mobilitando tutte le energie di competenza, iniziativa, inventiva di cui è ricca l’Italia. Per avviare una stagione di benessere e occupazione bisogna investire sulla democrazia e sulle persone, e a partire da qui realizzare un patto tra lavoro, imprese tradizionali, della creatività, del no profit, saperi basato su alcune direttrici chiare: piano straordinario per l’occupazione, qualificazione della spesa pubblica, riforma del carico fiscale, liberalizzazione dei mercati, politiche pubbliche espansive e anticicliche, sostegno all’innovazione, lotta alla povertà e all’esclusione sociale. In questa Italia che le destre volevano dividere e oggi, anche a causa del loro modo di governare Regioni e Paese, vive la più profonda delle divisioni (quella tra chi ha molto e chi non ha nulla), Milano con l’Expo e il Nord hanno la possibilità di riagganciare la parte migliore della loro storia. Disegnare una idea di progresso umano, scientifico e tecnologico. Nutrire il pianeta con l’indicazione di nuove buone pratiche, di una economia che parta dalla persona e dai diritti umani globali.

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