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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Gianni Cuperlo

2. Un’altra Europa

L’asse fondamentale della nostra visione è l’Europa. Un’Europa protagonista, fuori e dentro i suoi confini, di un’azione incessante per il dialogo, la cooperazione, la pace. Vogliamo un’Italia più europea e un’Europa diversa. Diciamolo con chiarezza: siamo europeisti per cambiare a fondo questa Europa. Vogliamo un’Europa che abbandoni la linea dell’austerità e del metodo intergovernativo. Un’Europa che si doti di un vero governo economico democratico dell’euro imperniato sulle istituzioni dell’Unione e fondato sul metodo comunitario, capace di promuovere la crescita, l’occupazione e la coesione sociale. Un’Unione federale che dia corpo alla cittadinanza europea rendendo effettivi i diritti fondamentali su cui è basata, e che ricostruisca le condizioni per un reale esercizio della sovranità democratica. L’orizzonte ideale e politico degli Stati Uniti d’Europa implica per noi passi concreti. L’Europa deve rinnovare e rilanciare il proprio modello di economia e società, basato sul welfare state, la democrazia sociale di mercato e la centralità della persona. Per questo occorre voltare pagina, superando l’idea, alla base delle politiche di austerità e di svalutazione del lavoro, di uno sviluppo tutto orientato alle esportazioni. L’Europa deve rilanciare il suo mercato interno. Lo deve fare realizzando un grande scambio politico tra la costruzione di una vera unione fiscale e una riforma del Patto di stabilità che scorpori gli investimenti dal calcolo del deficit. Lo deve fare rafforzando il bilancio dell’Unione, alimentandolo con risorse proprie (a cominciare dall’imposta sulle transazioni finanziarie) ed emettendo Eurobond per la crescita. Per canalizzare le risorse verso l’innovazione, la ricerca, l’energia, la sostenibilità ambientale e le grandi reti materiali e immateriali. E lo deve fare costruendo finalmente il pilastro sociale dell’Unione economica e monetaria: attraverso l’introduzione di parametri sociali vincolanti (il tasso di disoccupazione e di povertà, la dispersione scolastica, gli asili nido, ecc. ) da affiancare a quelli legati alla competitività e alla finanza pubblica; l’istituzione di un “fondo europeo di stabilizzazione” che finanzi gli ammortizzatori sociali legati alle fluttuazioni del ciclo economico; e l’introduzione di un salario minimo europeo che contrasti il dumping sociale interno all’Europa. Infine, una politica europea per la crescita e l’occupazione richiede di orientare la regolamentazione dei mercati finanziari al fine di favorire gli investimenti di lungo termine rispetto agli impieghi speculativi; di ridurre i differenziali tra i tassi di interesse attraverso la creazione di un Fondo europeo per il riscatto del debito; di introdurre criteri sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali per contrastare la delocalizzazione delle imprese e la deindustrializzazione dell’Europa e per sostenere e incentivare il progresso sociale e la sostenibilità ambientale su scala globale.

Tutto ciò potrà essere realizzato solo se il superamento delle politiche di austerità si accompagnerà a un deciso balzo in avanti dell’integrazione politica. È un compito che intendiamo mettere al centro della piattaforma comune dei progressisti europei e che costituisce una significativa innovazione rispetto alle posizioni tradizionali dei socialisti europei. Alcuni obiettivi, per essere realizzati, richiedono una riforma dei Trattati, che va preparata in una Convenzione e completata nel corso della prossima legislatura europea. Ma ci sono scelte cruciali da compiere nei prossimi mesi, alle quali il semestre italiano di presidenza europea è chiamato a dare un impulso fondamentale. Dal completamento dell’Unione bancaria, per spezzare il circolo vizioso tra crisi delle banche e crisi del debito ed evitando che esso ricada sulle spalle dei contribuenti, all’avvio della costruzione di un pilastro sociale dell’eurozona; dalla democratizzazione e il rafforzamento dei meccanismi di governance economica, alla scelta del prossimo presidente della Commissione da parte dei cittadini.

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