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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

La cultura è trasformazione

Il ruolo principale della cultura è quello di costruire le identità particolari e collettive, non di oscurarle. Di elaborare i traumi, non di contribuire a rimuoverli. Di criticare radicalmente la realtà esistente e le sue storture, non di convalidarla a tutti i costi. Di aiutare le persone a comprendere l’esistenza, e la propria evoluzione all’interno di questo tempo esistenziale. Di produrre continuamente il senso dell’umano. La cultura dunque è il primo elemento della trasformazione.

Anche l’innovazione – intesa come modifica sostanziale dell’ordine conosciuto – ha bisogno di un’ecologia, di un intero ecosistema culturale in cui nascere, mettere radici e crescere organicamente. Esattamente il tipo di habitat di cui l’Italia ha, in questo momento, un impellente e disperato bisogno: l’aggravarsi della crisi non fa che evidenziare brutalmente, ogni giorno, questa assenza. Il problema principale del nostro Paese, infatti, è la peculiare avversione al rischio che sembra aver sviluppato negli ultimi decenni: ogni innovazione vera è percepita come una minaccia e regolarmente esclusa dallo sguardo collettivo. La società italiana soffre dell’incapacità cronica, a tutti i livelli, di immaginare il futuro; e persino – cosa forse ancor più grave – di percepire il presente.

 

Vuoti (a perdere)

Ovviamente, adesso questo avvitamento si rivela ancora più pericoloso che in passato. La crisi sta infatti ridefinendo i parametri e gli standard che regolano i singoli territori della vita collettiva in Italia, e quello culturale ovviamente non fa eccezione. Il modello fondamentale di questa riconfigurazione è quello della desertificazione: i tagli ai finanziamenti pubblici annunciati – e realizzati – quotidianamente non hanno e non possono avere altra conseguenza, al netto delle lodevoli e interessanti sacche di resistenza (istituzioni, associazioni, movimenti, singoli autori). Nel nostro Paese vige e impera una visione (o di un’assenza di visione) ampia e asfissiante, che si può sintetizzare così: «in questo momento, ci sono cose ben più importanti a cui pensare: ci dispiace, ma non possiamo pensare anche alla cultura». Il pensiero sottinteso è, naturalmente: la cultura è un lusso, un bene voluttuario, un “vuoto a perdere” che non ci possiamo più permettere. Naturalmente, non ci potrebbe essere quasi nulla di più sbagliato, proprio in un momento del genere: ridurre, comprimere, soffocare, eliminare la produzione e la fruizione culturale vuol dire, molto semplicemente, segare il ramo su cui si è seduti. Cancellare le proprie chance presenti e future.

È un errore grossolano e molto pericoloso, come quello – purtroppo molto diffuso – di pensare che la crisi prima o poi passerà. Che sia solo, in definitiva, una sospensione dell’ordine naturale delle cose, del loro stato normale; e che, una volta trascorsa, quello stesso ordine si ristabilirà. In realtà, nulla tornerà come prima: lo stesso “prima” non esiste e non esisterà più. Non c’è nessun “tunnel” (dal momento che questa è, a quanto pare, la metafora preferita della nostra classe dirigente) che va attraversato: a meno di non immaginarne uno in cui il mondo che troviamo all’uscita è profondamente cambiato rispetto a quello da cui siamo entrati – e a cambiarlo siamo stati proprio noi.

La crisi è la transizione consapevole da uno stato della realtà ad un altro, inevitabilmente diverso. La crisi è una soglia, e al tempo stesso una trasformazione, che richiede la totale e radicale riconfigurazione dei punti di riferimento che regolano la nostra percezione del mondo. E non c’è nulla come la cultura che riesca ad assolvere questa funzione, nella maniera più completa ed efficace: la cultura ci prepara a trovare soluzioni inedite a problemi che ci paiono insormontabili, mutando i punti di vista sui fenomeni, stabilendo connessioni tra eventi e idee, articolando livelli molteplici di interpretazione. Compito della cultura dunque, in una fase di transizione epocale come quella che stiamo attraversando, non può che essere – dopo aver ratificato ed analizzato la fine dell’epoca precedente – immaginare, articolare e costruire l’epoca nuova. La cultura è il telaio, la struttura fondamentale di progettazione del presente e del futuro.

L’esigenza principale e prioritaria è la creazione di un’agenzia nazionale interamente dedicata alle industrie culturali e creative: questa agenzia dovrebbe essere svincolata dalla politica e dotata di una governance autonoma, cioè in grado di elaborare una sua programmazione di medio-lungo termine. Per affrontare in modo adeguato i temi complessi legati alle industrie culturali e creative, l’Italia dovrebbe inoltre affidarsi a enti di ricerca specializzati, sul modello inglese del Nesta (National Endowment for Science, Technology and the Arts), centro di eccellenza impegnato nell’analisi della cultura e delle industrie creative per lo sviluppo sociale, economico e territoriale.

Una reale integrazione di questi temi nella politica industriale, che molto spesso a livello nazionale punta per abitudine su industrie tradizionali, e un grande sforzo di comprensione delle specificità delle industrie culturali e creative (che sono molto interconnesse tra di loro e con tanti altri settori).

Un altro elemento fondamentale è costituito dalla leva fiscale per i privati e un premio per gli enti locali che tutelano e rendono fruibile il patrimonio culturale e che investono nelle produzioni creative. Così come è decisivo intervenire attivamente sulla formazione: la formazione attuale, soprattutto nei campi del digital entertainment, dell’IT applicata alle industrie culturali ed alla fruizione del patrimonio culturale, e dell’infrastrutturazione digitale, risulta obsoleta ed inefficiente, al punto da impedire addirittura, secondo gli operatori, lo stesso recruiting tra le giovani leve. Si potrebbero dunque costruire, in accordo con Università, enti di Ricerca e reti/consorzi imprenditoriali, occasioni di formazione in questo campo rivolte agli studenti, ai nuovi imprenditori e di aggiornamento per i senior.

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