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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

La rivoluzione digitale: un fenomeno complesso di importanza epocale che è molto limitativo rubricare, come spesso fa la politica, alle sole voci “innovazione” o “agenda digitale”. Certo, il digitale è anche innovazione e, certo, l’agenda digitale europea è un utile strumento di policy che la politica italiana fa bene a prendere sul serio. Ma il digitale è anche molto di più: il digitale è e deve essere una componente della politica a tutto campo. Della politica industriale come delle riflessioni sui diritti fondamentali, delle nuove forme partito come delle relazioni internazionali. E in questo l’Italia è drammaticamente indietro. Lo è soprattutto per la scandalosa impreparazione culturale della classe dirigente e forse anche per un’implicita, ma non per questo meno rovinosa, accettazione di una divisione del lavoro a livello internazionale secondo la quale il digitale è giusto che lo faccia qualcun altro, non noi italiani, ridotti al ruolo di meri utilizzatori di tecnologia (e scelte strategiche) altrui. È necessario un nettissimo cambio di rotta. L’Italia (imprese, Pubblica Amministrazione, cittadini) deve non solo puntare a usare di più e meglio il digitale, ma anche a porsi l’obiettivo di diventare uno di quei paesi che non solo ha imparato a surfare l’onda digitale, ma che anche contribuisce a determinare altezza, velocità e direzione dell’onda stessa.
Perché la rivoluzione digitale non è un fenomeno naturale che non possiamo che accettare così come viene: è un fenomeno prodotto e gestito dall’uomo. E in questo senso il ruolo della politica sarà decisivo per determinare se nei prossimi anni il digitale porterà ricchezza per pochi o per molti, lavori di qualità o lavori scadenti, più o meno diritti, più o meno conoscenza per tutti, più o meno città vivibili, più o meno uguaglianza. Per far assicurare all’Italia il posto che le spetta nel mondo digitale, occorre contrastare tre forme di divario digitale: infrastrutturale, economico e culturale. Tutte le azioni proposte sono da considerarsi investimenti per assicurare un futuro a questo paese (e, per la nostra parte, all’Europa). In sede europea, dunque, l’Italia dovrebbe pretendere che le relative voci di bilancio non siano incluse nel calcolo dei vincoli sulla spesa pubblica.

È un grave danno per il paese, economico ma anche civile, che in così tante parti d’Italia l’accesso a Internet sia debole o addirittura inesistente; con, dove Internet arriva, velocità di navigazioni medie che sono tra le più basse tra i paesi sviluppati. Dopo anni di parole e promesse mai mantenute, portare Internet in tutta Italia deve diventare uno dei pilastri del rilancio nazionale. Ciò deve avvenire con un’azione di ampio respiro che coinvolga non solo i grandi operatori telefonici, ma anche:

  • gli enti locali: per includere nelle opere di urbanizzazione l’estensione/creazione di reti in fibra locali, per la creazione di punti di accesso wi-fi in biblioteche, edifici pubblici, giardini, ecc.;
  • le multi-utility: come è possibile che in numerose città si è portata, col teleriscaldamento, acqua sotto pressione e quasi bollente in tutti i palazzi e invece non è stati capaci di portare (anche) delle semplici fibre ottiche?
  • il sistema dell’istruzione e delle Università: le scuole vanno urgentemente cablate ad alta velocità, possibilmente sfruttando l’esistente rete della ricerca (la rete Garr, che già serve molto bene università e enti di ricerca),  perché la rete degli edifici scolastici e accademici diventi una rete al servizio della collettività.

Le statistiche europee dicono che milioni di cittadini non accedono a internet, non solo perché non è disponibile dove vivono (divario infrastrutturale) o perché non possono permetterselo (divario economico), ma perché non ne capiscono l’utilità. Occorre, quindi, innanzitutto impostare una grande, pluriennale, coraggiosa azione per l’istruzione degli Italiani, sia bambini, sia adulti, senza la quale non sarà possibile assicurare uno sviluppo economico e civile all’Italia in linea con i paesi più sviluppati. A fianco di tale azione più generale è poi opportuno strutturare fin da subito una specifica azione per dare gli Italiani, dai bambini agli adulti, i mezzi per sfruttare i vantaggi della rivoluzione digitale minimizzandone al contempo i rischi.

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