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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Le politiche di integrazione non sono di competenza europea, ma l’Unione Europea ha svolto in questi anni un ruolo di sostegno e dialogo tra le realtà europee più attive sul piano dell’inclusione, l’integrazione e la coesione sociale. Ha sostenuto buone pratiche a livello locale malgrado non sia riuscita a promuovere una riflessione più ampia sul concetto di cittadinanza europea in modo da gettare le basi, anche negli Stati membri, per una maggiore uniformità legislativa in merito.

A ciò Istituzione di un corridoio umanitario e creazione di canali comuni di emigrazione legale di concerto con le agenzie specializzate dell’Onu.

 

Un’immigrazione finalmente regolare e regolata

Il Partito Democratico, nel solco di queste riflessioni, deve farsi portatore di una cultura e di una azione politica che riconosca l’immigrazione come elemento strutturale, ordinario e costitutivo del cambiamento in atto nella società italiana.

«Essere oggi contro una società multiculturale è come vivere in Alaska ed essere contro la neve», scriveva W. Faulkner parlando degli Stati Uniti negli anni Cinquanta. L’Italia è da tempo una società multiculturale: riconoscerlo fondando le azioni di governo del fenomeno sui principi di uguaglianza nei diritti e nei doveri, di giustizia sociale e di inclusione significa costruire una società più giusta e più equa per tutti, compreso per chi oggi si sente più impaurito e spaventato dal cambiamento. Il contrario del termine integrazione è disintegrazione: oggi si tratta di vivere in Alaska e di affrontare il cambiamento sapendo che viviamo immersi nella neve.

Dal punto di vista normativo è urgente e importante superare la legge Bossi-Fini e il ‘pacchetto’ Berlusconi-Maroni caratterizzati entrambi da un’impostazione esclusivamente securitaria che ha comportato spesso il non rispetto del diritti umani fondamentali hanno alimentato sacche di sfruttamento e di irregolarità. Nuove modalità per l’ingresso per lavoro, per l’assorbimento e la prevenzione dell’immigrazione irregolare, per il contrasto all’immigrazione clandestina soprattutto rispetto a chi sfrutta e specula sulla vita delle persone, per nuove e finalmente efficaci politiche di integrazione e convivenza.

L’attuale normativa rende quasi impossibile entrare regolarmente in Italia alimentando sacche di lavoro nero, sfruttamento e criminalità che nuocciono al sistema sociale ed economico nel suo complesso. Si deve incidere sulla programmazione e la revisione delle procedure in modo da promuovere l’ingresso regolare, favorire l’integrazione e la coesione sociale. È inoltre necessario ampliare la durata del permesso di soggiorno, trasferire la competenza del rilascio agli Enti Locali, sburocratizzare e rendere meno onerosa, sia dal punto di vista procedurale sia economica, la permanenza regolare dei migranti sul territorio italiano. Per valorizzare il capitale umano dei migranti è indispensabile rendere più agile il riconoscimento dei titoli di studio, la possibilità di iscriversi agli ordini professionali se in possesso dei titoli, la possibilità di entrare nelle politiche attive del lavoro come lavoratori qualificati.

L’attuale normativa non solo non ha impedito l’arrivo in Italia di migranti in condizioni di clandestinità, alimentando sfruttamento e economia sommersa, ma ha anche creato condizioni di precarietà a chi, in Italia da molti anni regolarmente, ha visto cambiare le sue condizioni lavorative anche a causa della crisi economica e della perdita di occupazione. La ricattabilità dei migranti irregolari ha alimentato una concorrenza sleale dei datori di lavoro nei confronti di lavoratori regolari (meno diritti, meno retribuzione più ricattabilità).

È quindi necessario prevedere l’introduzione della figura dello sponsor, la possibilità di concedere regolarizzazioni ‘dedicate’ sulla base di requisiti più flessibili (reddito e lavoro stabile, collegamenti familiari, durata del soggiorno, assenza di condanne penali), oltre che la concessione per motivi umanitari come previsto dalla normativa sull’asilo. Occorre rivedere la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni in materia di immigrazione, superando il cosiddetto, abominevole “diritto speciale dello straniero” che ha caratterizzato la stagione dell’ultimo governo Berlusconi.

È ineludibile il superamento definitivo dei Cie, a oggi luoghi di sospensione dei diritti che, oltretutto, hanno assorbito ingenti risorse pubbliche che sarebbero state più efficacemente utilizzate per politiche di integrazione a livello territoriale.

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