• mini
  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Il dilagare dei reati contro la pubblica amministrazione e più in generale di pratiche contrarie alle più elementari regole di etica pubblica determina, inoltre, patologica sfiducia nel rapporto cittadino-istituzioni, incidendo di fatto sulla qualità della nostra democrazia ed alimenta altrettanta sfiducia nelle relazioni tra individui penalizzando le migliori professionalità, lo sviluppo e l’affermazione dell’individuo, in altri termini il suo benessere.  D’altra parte, è proprio nella collocazione e nella fisionomia sociale dei reali destinatari dei benefici e dei costi della corruzione che si annida il più grande ostacolo alle politiche di contrasto del fenomeno. La corruzione garantisce vantaggi a soggetti (politici e burocrati corrotti, funzionari pubblici infedeli, faccendieri, imprenditori e professionisti collusi), determinati a difendere la loro posizione di rendita illecita esercitando quel decisivo potere di iniziativa e di veto che deriva loro dalla preminente posizione politico-sociale. I costi, al contrario, sono sopportati dalla collettività, generalmente poco consapevole e scarsamente incline a proporre e sostenere fino in fondo efficaci contromisure.

È compito della politica proporsi e operare come guida coraggiosa e consapevole degli interessi della collettività e saldando il patrimonio di esperienze, studi e proposte provenienti da amministratori, tecnici e società civile per definire e attuare politiche di contrasto sistematiche, non episodiche e realmente efficaci contro la corruzione. È questo l’obiettivo del Partito democratico che ambisca a un Paese a corruzione zero. Zero alibi e tentennamenti nella definizione degli obiettivi e degli strumenti di contrasto; zero tolleranza complice nei confronti dei trasgressori; zero come il numero dei segmenti sociali, degli operatori, dei cittadini che si possano sentire sciolti dal dovere di contribuire a costruire – ciascuno nella realtà di appartenenza – le condizioni per un Paese finalmente libero.

La capillare penetrazione di pratiche corruttive in ogni settore delle relazioni pubbliche e private impone risposte altrettanto diffuse e sistematiche. Risposte che in primo luogo devono operare sul livello strettamente politico, dal momento che solo rappresentanti e organi rappresentativi onesti e rispettosi delle regole basilari dell’etica pubblica potranno operare come guida di una comunità politica sana. Su questo versante, la vera sfida alla corruzione è di matrice preventiva. La corruzione va prevenuta imponendo trasparenza e incentivando il controllo dal basso. Devono, ad esempio, essere pubbliche (consultabili su un sito internet gestito da un ente terzo) le entrate e le uscite economiche dei partiti, delle fondazioni politiche e dei comitati elettorali. Va prevenuta con un investimento serio dei Partiti politici, e certamente del Partito Democratico, sulla primazia della legalità e della dignità dei rappresentanti su ogni altro valore concorrente. La politica deve operare le proprie scelte prima ed indipendentemente dall’accertamento giudiziario, perché si fonda prima di tutto sul patto fiduciario con gli elettori.

Per intervenire nel segmento delicatissimo delle relazioni cittadino-pubblica amministrazione, si devono rafforzare gli strumenti di contrasto e incentivare ulteriormente le pratiche di denuncia, indispensabili per far emergere l’enorme sacca di corruzione “nascosta” che attanaglia il sistema, regolamentando – in modo sempre più rigoroso – i conflitti di interesse. È necessario che un apposito Osservatorio nazionale proceda a un censimento analitico dei casi di corruzione emersi, anche nella prospettiva di agire sugli snodi procedurali in cui si è radicata la pratica corruttiva, e una banca dati nazionale sulle statistiche giudiziarie per i reati contro la PA con una dimensione temporale, aggiornabile e aperta al pubblico. Nell’ambito delle relazioni con la pubblica amministrazione si registra, inoltre, uno degli snodi più delicati in materia: le procedure di assegnazione degli appalti, sempre più inquinate dalla criminalità organizzata. Gli strumenti di contrasto su quest’ultimo versante vanno ovviamente inseriti nella più generale azione di prevenzione e repressione delle infiltrazioni mafiose. A questo obiettivo possono concorrere “white list” di operatori economici dotati dei necessari requisiti di moralità professionale, condizionando l’aggiudicazione degli appalti – anche nel privato – al rispetto di detti requisiti.

La corruzione va, infine, contrastata sul versante sanzionatorio. Sono ovviamente molti gli interventi di dettaglio che (anche) su questo versante vanno calibrati, ad iniziare dal rafforzamento dei cd. reati-spia della corruzione (si pensi al falso in bilancio).

Si impone un cambio di prospettiva: se la corruzione è un fenomeno dalla marcata dimensione economica, allora è anche sul terreno della opportunità economica (oltre che attraverso la minaccia della sanzione detentiva) che va disincentivato e sanzionato. Anche in questo caso alcuni dati (poco valorizzati) definiscono la portata della patologia e possono aiutarci a comprenderla e contrastarla: nel 2011, nella voragine di danno erariale determinato dalla corruzione lo Stato ha recuperato appena 75 milioni di euro. Una cifra irrisoria. Nell’87% delle condanne inflitte nei procedimenti penali iscritti tra il 1982 e il 2002 per i reati di corruzione e concussione è stata determinata una pena inferiore ai due anni, quasi sempre non eseguita perché soggetta al beneficio della sospensione condizionale della pena.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 Pagina successiva »