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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Il riavvicinamento dei cittadini a istituzioni che siano davvero piena espressione di una legittimazione popolare, da mantenere anche attraverso un’azione di governo realmente stabile ed efficiente, passa attraverso una legge elettorale in grado di rispettare e valorizzare la forma di governo parlamentare prevista dalla nostra Costituzione. La soluzione più semplice – presente nella maggior parte delle proposte presentate in questa legislatura (perfino da Calderoli!) – sarebbe il ritorno alla legge Mattarella, legge maggioritaria con una limitata quota proporzionale. Le difficoltà di funzionamento di quella legge, comunque largamente minori di quelle prodotte dal sistema vigente, si sono concentrate essenzialmente sulle modalità di attribuzione della quota proporzionale alla Camera (per listini bloccati di partito) con relativo sistema dello “scorporo”. Il sistema del Senato risultava più lineare ed evitava una vera e propria concorrenza interna alla coalizione, favorendo un percorso verso un autentico bipolarismo. Inoltre, quel sistema consentiva anche ai candidati al maggioritario che, magari in collegi “difficili”, avessero comunque riportato un bel risultato in termini di consenso di poter essere premiati attraverso il recupero proporzionale nell’ambito della circoscrizione regionale.

Più in generale, tuttavia, può nuotarsi come i sistemi incentrati sul sistema uninominale siano quelli maggiormente in grado di recuperare il rapporto tra elettori ed eletti, valorizzando il legame con il territorio. L’elettore, infatti, vede bene per chi vota e sceglie il suo rappresentante, cosicché le elezioni non diventano un mero confronto tra leader da giocare solo in alcuni talk-show televisivi. Il legame con gli elettori e il superamento della loro disaffezione nei confronti del voto sarebbe certamente aumentato, poi, dalla previsione di elezioni primarie per la scelta dei candidati nei collegi. E il ruolo dei partiti non sarebbe quello di nominare i parlamentari, ma di selezionare una classe dirigente attraverso il protagonismo dei sostenitori e degli elettori in generale.

I punti su cui quindi la nuova legge elettorale dovrebbe svilupparsi sono:

  • fino a che entrambe le Camere daranno la fiducia al Governo, previsione di uno stesso sistema elettorale per i due rami del Parlamento, entrambi votati sin dal raggiungimento della maggiore età;
  • collegi uninominali, tali da consentire una chiara individuazione dei rappresentanti e una migliore qualità di questi ultimi;
  • attribuzione dei seggi con metodo maggioritario (l’optimum sarebbe a due turni), in modo da favorire la formazione di una chiara maggioranza, capace di efficaci scelte di governo con possibile parziale compensazione a favore degli sconfitti che abbiano comunque riportato buone percentuali di consenso attraverso il ripescaggio a livello circoscrizionale o regionale dei migliori dei non eletti (secondo il modello del Mattarella al Senato);
  • sistema di elezioni primarie, rimesso alla scelta dei partiti, ma comunque disciplinato con legge, per la selezione dei candidati nei collegi uninominali;
  • legislazione di contorno in grado di assicurare una effettiva parità di accesso ai mezzi di comunicazione di massa e di prevedere adeguate cause di incandidabilità e ineleggibilità.

 

La partecipazione

Il superamento della disaffezione dei cittadini nei confronti non solo delle istituzioni, ma della vita pubblica i generale, deve rappresentare uno degli obiettivi fondamentali del Pd: gli elettori devono essere partecipi delle decisioni e non devono essere dimenticati tra un’elezione e l’altra. Dal punto di vista istituzionale, partendo dall’esperienza della legge sulla partecipazione della Regione Toscana (sostituita, dopo sei anni di sperimentazione, dalla recente l. 46 del 2013), sarebbe da auspicare anzitutto che anche nelle altre regioni italiane si possano diffondere esperienze di dibattito pubblico progettuale e altre forme di democrazia deliberativa (come, ad esempio, il bilancio partecipativo) e inoltre potrebbero essere sperimentate forme analoghe di partecipazione anche a livello nazionale (nei limiti di compatibilità della dimensione territoriale).

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