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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Realisti e pacifisti

La vicenda siriana dimostra la fine dello scenario dicotomico pacifisti/interventisti per cui o si stava con Bush o con Saddam (ovvero: o si interveniva militarmente oppure «si stava a guardare»). Emerge invece che si può essere allo stesso tempo realisti e pacifisti. Diversi sono i cambiamenti avvenuti nella politica internazionale negli ultimi decenni che ci permettono di dire questo: le guerre sono raramente risolutive, dato che non si svolgono quasi mai tra due o più eserciti di stati sovrani che alla fine possono firmare un trattato di pace; i casi della Somalia, dell’Afghanistan, dell’Iraq e in misura diversa di Bosnia e Kosovo ci dicono che oltre che alle dittature sanguinarie dobbiamo guardare alle conseguenze umanitarie degli “Stati falliti” che gli interventi occidentali si sono lasciati dietro; contrariamente agli anni Novanta e al post-11 settembre, il mondo non è più determinato esclusivamente dal comportamento dell’Occidente: pochi dossier oggi in gioco possono essere risolti senza un compromesso con paesi come la Russia o la Cina, altri ancora richiedono il coinvolgimento delle nuove potenze emergenti (Brasile, Sud Africa o India). Sono quindi cambiate sia la guerra che la diplomazia: mentre la prima è ancora più inutile (oltre che, ovviamente, ingiusta) di prima, la seconda è allo stesso tempo più complicata e necessaria.

Una politica estera che si ponga l’obiettivo di promuovere la pace ed i diritti umani é quindi più realista se delinea una coerente strategia diplomatica, piuttosto che se minaccia costantemente l’uso della forza.

Cosa vuol dire questo approccio realista pacifista in concreto? In Siria, per esempio, vuol dire che non ci si può limitare a dire che l’Italia non avrebbe partecipato all’intervento armato a meno di un avallo Onu. Forse che un’azione è sempre giusta purché sia legale? Nella protezione della popolazione civile siriana l’alternativa diplomatica, che fortunatamente sinora è prevalsa, è molto più efficace di un intervento militare che avrebbe lasciato comunque dietro di sé uno “Stato fallito”, e che per giunta avrebbe avuto poche speranze di condurre ad una transizione democratica. Si deve invece essere pronti a sedersi allo stesso tavolo con alcune scomode e spiacevoli potenze regionali come Iran e Russia. Gli obiettivi di questa trattativa sarebbero la fine della guerra civile, una transizione che garantisca i diritti di tutte le minoranze e nell’immediato la fine dei rifornimenti di armi verso tutte le parti.

Negli ultimi 20 anni l’Italia ha rinunciato ad una politica estera forte aspettando che la facesse l’Europa in modo unitario: invece il nostro Paese può avere, per la propria favorevole posizione “geopolitica”, un suo ruolo decisivo nell’area mediterranea contribuendo al rafforzamento della stessa Unione Europea. Perché deve essere chiaro che non ha più senso che l’Italia abbia una costosa politica di difesa, e che questa politica dovrebbe essere assunta dall’Unione nel suo complesso, proprio a partire dall’affaire che riguarda gli F-35.

 

 

LO STATO AL TUO SERVIZIO

Noi crediamo che il funzionamento del nostro Stato e il valore della nostra democrazia passino innanzitutto dalla cura delle istituzioni. Uno Stato che funziona non è quello che cede alla deriva dello Stato “forte”, ma è quello che è in grado di facilitare i rapporti tra i cittadini, gli enti territoriali e le istituzioni nazionali e sovranazionali. Per far ciò il sistema complesso formato dalle istituzioni di un Paese deve essere coerente e governabile, in modo da potere esprimere il massimo dell’inclusività, come hanno recentemente spiegato Dron Acemoglu e James Robinson nel loro Perché le nazioni falliscono ribadendo che è la solidità delle istituzioni politiche ed economiche liberali a determinare il successo di un Paese.

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