• mini
  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Una vera “metropolitana d’italia”

La mobilità, il diritto alla mobilità, è ormai un tema strategico come pochi altri: la parità di opportunità di spostamento costituisce, proprio oggi nell’era delle autostrade digitali (comunque largamente carenti in Italia), uno dei fattori fondamentali per l’uguaglianza dei cittadini e per la loro possibilità di contribuire efficacemente allo sviluppo del paese.

A dispetto della accattivante pubblicità, l’Alta Velocità ferroviaria italiana non è (ancora) la “metropolitana d’Italia”. Per esserlo dovrebbe essere, come ogni metropolitana, integrata con l’intera rete dei trasporti e, soprattutto, accessibile anche ai cittadini a basso reddito (che, con le loro tasse, hanno pagato le infrastrutture necessarie). Attualmente il sistema dei trasporti è un ibrido irrisolto, in parte “verticistico” e “gerarchico” (tratte Torino-Venezia e Milano-Napoli), in parte “orizzontale” e “democratico” (anche se sempre meno, considerando le crescenti difficoltà di quella quota importante di Italiani costituita dai pendolari). Questo ibrido è da ripensare, passando a uno schema a “rete multimodale”.

Il paese deve essere pensato come un unico grande sistema urbano, dove i diversi centri abitati, dai più grandi ai minori, siano interpretati come “quartieri” dell’Italia – città e le aree intermedie come aree agricole e naturali urbane, fortemente integrate con quelle esistenti nei tessuti edificati (parchi e giardini pubblici, residui di aree agricole e naturali urbane).

Tra i diversi “quartieri” (nodi della rete) l’uso delle infrastrutture esistenti deve essere ottimizzato e integrato, dando priorità all’elettrificazione delle linee. In molti casi del Sud Italia, tuttavia, le reti devono essere ampliate: non è più possibile pensare che intere province siano servite da ferrovie ad un solo binario; tutte le ferrovie devono essere di almeno due binari.

La rete deve essere unica a livello nazionale, ma costituita da modalità di trasporto diverse secondo la disponibilità di infrastrutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti, autostrade, canali ecc.). Da ogni nodo, il cittadino si deve poter spostare, a prezzo accessibile, con almeno un sistema di trasporto pubblico. Quando presenti più infrastrutture (compreso il sistema fluviale e di canali del nord Italia, da collegare fino all’Adriatico in un’unica rete), in ognuna deve essere possibile utilizzare almeno un servizio di trasporto pubblico (dai treni, agli autobus regionali, provinciali ed urbani, alle metropolitane e tram urbani, ai battelli fluviali, alle navi tra i diversi porti delle non più rinviabili “autostrade del mare”). Tutto il sistema degli orari e delle tariffe deve essere coordinato, in modo da rendere accessibile la rete di trasporti a tutti i cittadini e da ridurre i tempi di attesa tra i diversi tipi di trasporto pubblico. Nei tratti urbani, i sistemi di protezione del trasporto pubblico (corsie preferenziali, cicli semaforici con precedenza dei bus) devono essere monitorati e governati in tempo reale in modo da garantire un’effettiva convenienza, sul piano dei tempi, rispetto al trasporto privato.

Nei “quartieri” dell’Italia – città dove sono presenti stazioni ferroviarie e di bus provinciali e regionali, interporti merci, porti e aeroporti, accessi autostradali, i diversi tipi di nodo di mobilità devono essere collegati da reti in sede propria (ferrovie urbane, metropolitane, tram in sede separata). L’intera rete è da collegare. Tutto questo a vantaggio (non certo a discapito) del trasporto privato (per lo più su gomma), che, quando è indispensabile, può disporre di strade liberate dal traffico dovuto a spostamenti trasferibili (ed effettivamente trasferiti) in un servizio pubblico efficiente e competitivo con quello privato, in termini di costi e tempi.

 

 

DEMOCRATIZZARE LA GLOBALIZZAZIONE

Nel nuovo millennio la dimensione nazionale non è più sufficiente per realizzare un sistema realmente democratico in cui la volontà dei semplici cittadini sia determinante nell’assumere qualsiasi decisione politica. Movimenti attraversano il pianeta, per cambiare il mondo. Un mondo in cui nelle scelte globali contino più le ragioni del 99% della popolazione rispetto al 1% di quella legata alla grande finanza. Un mondo dove la libertà e la democrazia possano essere compatibili con ogni culto, e allo stesso tempo siano sempre presenti forme di separazione fra politica e religione. Un mondo dove ovunque viga il ripudio della guerra e siano rispettate la dignità delle persone, le libertà individuali e i diritti umani fondamentali. Qualsiasi proposta politica che voglia realmente realizzare il cambiamento deve misurarsi e collaborare con queste nuove spinte sociali, espressione dell’interconnessione individuale globale dell’era contemporanea, per cercare di concretizzare forme reali di democrazia sovranazionale e di sviluppo sostenibile.

 

L’Onu e il Parlamento mondiale

No Globalization Without Representation – imitazione del celebre No Taxation Without Representation – è stato uno dei principali slogan delle proteste così dette “no-global” da Seattle a Genova, sino ai nuovi movimenti degli indignados e di #occupy.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 Pagina successiva »