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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

L’ORA DEL RISCATTO

Era questo che spingeva coloro che prima di noi hanno combattuto per regalarci l’opportunità di vivere in un Paese migliore. Il 28 novembre del 1943, un ragazzo di ventiquattro anni, nelle sue parole ottimo traduttore e «mediocre partigiano», così scriveva a suo fratello poco prima di partire per una missione da cui non sarebbe più tornato:

La guerra ha distolto gli uomini dalle loro abitudini, li ha costretti a prendere atto con le mani e con gli occhi dei pericoli che minacciano i presupposti di ogni vita individuale, li ha persuasi che non c’è possibilità di salvezza nella neutralità e nell’isolamento.

Giaime Pintor aveva scelto di non restare solo un intellettuale, parte di una generazione perduta e lamentosa di «carriere infrante», credeva che fosse dovere di ciascuno contribuire alla «liberazione di tutti», confidava che una nuova avanguardia di cittadini avrebbe riaperto agli italiani «tutte le possibilità del Risorgimento». Quella nuova Italia – che Pintor non fece in tempo a vivere – nel dopoguerra edificò sulle macerie della propria sconfitta quel boom economico, e quello sviluppo che, con alterne vicende, è giunto sino alle soglie degli anni Novanta, determinando cambiamenti irreversibili nei nostri costumi e nelle nostre abitudini. Nella seconda metà del Novecento, lotte e conquiste collettive hanno attraversato per intero la società italiana, avendo come protagonisti i partiti e quei corpi sociali oggi così in disarmo. Nonostante le sconfitte, le alienazioni e le “vite agre”, le cose sembravano correre verso un progresso inarrestabile, ricco di futuri tutti da esplorare. L’industria, l’arte, il cinema, il design, l’architettura mondiale tornavano a parlare la nostra lingua. La politica aveva uno spazio e un valore oggi dimenticato e innervava costantemente la quotidianità delle persone.

CONTRO IL CINISMO, PER ACCORCIARE LE DISTANZE

Cinismo e distanza sono diventate le cifre del rapporto con la vita pubblica italiana; ora che quel passato appare così distante e che la politica, un tempo motore di cambiamento, si rinchiude in se stessa, ora è il tempo di voltare pagina. È scaduto il tempo dei compromessi al ribasso. Delle lunghe, e inutili attese di un salvataggio all’ultimo minuto. Il mondo intorno è cambiato molte volte mentre molti anche fra noi brigavano per conservare intatto lo status quo dei propri privilegi, unico argine ai rischi delle nuove sfide posteci dalla globalizzazione: il progresso tecnologico che modifica i nostri consumi e la nostra capacità di competere, il collasso del modello di sviluppo che mette a rischio l’ambiente, il tramonto di un benessere che davamo ormai per acquisito e che è costantemente eroso riducendo la nostra protezione sociale.

Possiamo rassegnarci al progressivo arretramento delle condizioni di vita, al restringimento delle nostre possibilità o riscoprire il fondamento del nostro stare insieme, quel progetto ambizioso ed egualitario, così ben riassunto nella Costituzione, che fa pensare immediatamente a un’azione, a un’iniziativa politica:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

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