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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

La grande transizione è un processo che deve prendere forma dal basso e che ha il suo cuore in un nuovo modello di città: la Città possibile, un paradigma di riorganizzazione urbana con al centro l’attenzione ai bisogni delle persone, la gestione oculata delle risorse, la partecipazione diretta dei cittadini singolarmente o in forma associata. La Città possibile adotta e promuove un approccio secondo cui le risorse naturali sono complementari a quelle sociali, economiche e tecnologiche e non da esse sostituibili. È pertanto lecito consumare risorse naturali fintanto che non si eccedano le capacità della biosfera di ripristinarle.

La Città possibile promuove l’agricoltura urbana e periurbana, anche sostenendo le iniziative spontanee di riappropriazione dello spazio pubblico. La Città possibile valorizza il bello, recuperando il meglio del nostro patrimonio e adeguando il resto: realizza la riqualificazione dei propri edifici per migliorarne le prestazioni energetiche e la sicurezza antisismica e rende disponibile a prezzi accessibili il patrimonio di abitazioni sfitte e inutilizzate. Ove necessario la riqualificazione urbana può prevedere interventi di decostruzione e ricostruzione, cercando di massimizzare il riuso e il riciclo dei rifiuti edili e promuovendo l’uso di materiali naturali.

La Città possibile è una città dove ci si può muovere in sicurezza a piedi, in bicicletta o su mezzi pubblici a basse emissioni. Il nuovo modello di integrazione tra urbanistica e paesaggio, tra patrimonio culturale e naturale tiene conto dei nuovi scenari di rischio causati degli ormai inevitabili cambiamenti climatici e può anche prevedere la rinaturalizzazione delle aree dismesse inutilizzabili o delle aree di espansione dei corsi d’acqua, mettendo in sicurezza i cittadini che non devono più temere terremoti, alluvioni o frane.

 

L’intelligenza della città

Attorno alla Città possibile, l’intera società si può riorganizzare. La crisi è l’occasione da cogliere per cambiare un modello ormai inadeguato. Si pensi ad esempio alle reti di commercio equo e solidale e al microcredito, ai gruppi d’acquisto solidale e alle reti costituite tra i produttori biologici, allo sviluppo del software open source e della finanza etica, alle esperienze di filiera corta. E al modello delle Benefit Corporation attive negli Usa.

Vogliamo promuovere un nuovo modello di comunità inclusiva che comprenda i rapporti umani e quelli economici. Una società capace di futuro e che cerca la massima compatibilità ambientale capace di recuperare la migliore tradizione dell’autoorganizzazione, delle società di mutuo soccorso e delle cooperative.

Un partito sostenibile propone e esercita le giuste politiche a ogni livello, dall’Europa ai Consigli comunali. Troppo spesso ci siamo visti schierati su scelte difficilmente difendibili solamente perché eravamo parte di un Consiglio di Amministrazione o perché chi inquinava ci sembrava “più vicino” politicamente, facendo venir meno il fondamento del diritto ambientale europeo basato sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”. Sono questi errori ad avere allontanato tante persone dalla politica e dal Pd e per questo per recuperare credibilità è necessario innanzitutto recuperare coerenza tra il pensiero e l’azione.

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