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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

RIDURRE I NUMERI PER CONTARE DI PIÙ

Garantire il dibattito e la partecipazione anche negli organismi dirigenti significa tagliare drasticamente il numero dei componenti. Un’Assemblea Nazionale di 1.000 persone non serve a facilitare, ma a impedire un normale confronto democratico. Anche la direzione ha dimensione pletoriche rispetto al necessario equilibrio tra rappresentanza e capacità di decidere.

Ha molto più senso, invece, che il Pd si impegni a consultazioni sistematiche degli iscritti (e degli elettori) sia prima che dopo le riunioni degli organismi dirigenti. Il dibattito nel e intorno al Pd, infatti, va considerato come uno degli elementi essenziali del profilo del partito.

LE FONDAZIONI, LE FONDAMENTA E I FONDAMENTALI

Per questo è opportuna la creazione di una Fondazione di studio sul modello della Stiftung della Spd che sia riconosciuta da tutto il Pd, e che superi le numerose fondazioni che oggi sono collegate a singoli dirigenti e rischiano di apparire solo come loro proiezioni personali, per non dire veri e propri comitati elettorali al servizio di questa o quella corrente.

In un’unica fondazione potranno confrontarsi tendenze culturali e approcci diversi senza preclusioni e condizionamenti. Al riparo dalla chiacchiera e dalle convulsioni del dibattito politico quotidiano, questa sede dovrebbe operare in autonomia anche rispetto alla segreteria nazionale per offrire strumenti per raccontare i prossimi dieci e vent’anni, e non i dieci minuti che trascorrono tra un’agenzia di stampa e l’altra.

 

LA POLITICA È REALE SOLO SE È CONDIVISA

Non si tratta di sostituire il rapporto diretto tra gli iscritti con la rete, ma di integrare i due aspetti facendo diventare il web uno strumento ordinario di consultazione, di accesso ai documenti e alle informazioni, di condivisione delle decisioni, di verifica, nonché di ascolto e di consultazione.

La rete riduce le distanze, mette in comunicazione direttamente circoli e militanti anche di territori molto lontani tra loro, può consentire la condivisione di documenti e di campagne, di buone pratiche e di conoscenze che altrimenti faticherebbero a emergere nel dibattito pubblico. La politica, come la felicità, è reale solo se è condivisa.

La rete può essere una delle principali porte di accesso al Pd in un sistema che sia aperto a tutti i cittadini e che riservi agli iscritti compiti specifici connessi con il loro ruolo. Il ricorso sistematico alla consultazione sulle scelte politiche, come già detto, dovrebbe diventare la base sulla quale i gruppi dirigenti predispongono le discussioni negli organismi di partito.

È altrettanto importante la possibilità conferita alla base dalla rete di far emergere proposte in termini di quesiti, programmi e candidature. A tal proposito si è parlato molto del «metodo Schulze», dove oltre ai candidati possono essere proposti i contenuti e quindi lasciati emergere con una votazione progressiva. Se n’è parlato a proposito di Liquid Feedback e della piattaforma messa a punto dal Piratenpartei in Germania, utilizzata anche per sintetizzare i programmi elettorali. Una sperimentazione in questo senso è possibile, anche per un grande partito come il Pd.

Per avere un partito leggero, ci vuole un partito organizzatissimo, anche se con forme nuove e meno burocratiche e gerarchiche.

Non ha funzionato il partito solo liquido, né quello troppo solido, perché l’equivoco è che per fare il primo ci vuole il secondo. Per fare la rete, ci vuole la presenza territoriale. E per stare nelle comunità, ci vuole una rete accessibile e trasparente.

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