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  • martedì 22 Ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

NON PIÙ PRATICHE DA 101

Non è ammissibile che decisioni epocali sulla nostra linea politica e sul futuro del Paese siano assunte in incognito, nella notte del voto segreto, senza dovere rendere conto. Ad aprile il Pd ha dimostrato il peggio di sé, ha portato alle dimissioni il suo segretario, ha distrutto l’alleanza elettorale con cui si era presentato due mesi prima, ha cambiato linea completamente e ha costituito un governo senza discutere nel merito la forma, la durata e le sue priorità. Si cita in continuazione la grande coalizione alla tedesca, ma possiamo vedere come Cdu e Spd stiano affrontando con molta più cautela e trasparenza la formazione di un governo non uscito da una maggioranza elettorale.

Tutto questo non è accettabile e non si può pensare che sia l’oblio a rigenerare il Pd. Ci vuole una discussione definitiva e un’analisi di ciò che è accaduto che vada in profondità, per valutare responsabilità e condizionamenti che hanno riguardato milioni di elettori che si erano espressi per qualcosa di molto diverso. E che non hanno capito chi abbia deciso così.

 

CAMPAGNE E AZIONI: UN PARTITO CHE SI MOBILITA

Non solo elaborare tesi, ma farle vivere nella società. Rendere popolare ciò che non lo è significa immaginare che ogni iniziativa legislativa, ogni elaborazione teorica, ogni soluzione amministrativa si trasformi immediatamente in campagna di informazione e di condivisione con i cittadini.

Un partito che muove all’azione, perché informare e coinvolgere sono le prime missioni del Pd, missioni possibili e necessarie.

 

UN PARTITO CHE NON SIA CONSERVATORE (DI SE STESSO)

Il modo di essere di un partito risponde, infatti, al suo progetto politico. Un partito conservatore avrà meno attenzione per la partecipazione di tutti ai meccanismi decisionali e favorirà le élites o le oligarchie.

Un partito progressista avrà una visione opposta e si farà forte della ricerca del massimo coinvolgimento non plebiscitario, ma fondato sullo svolgimento di processi democratici e di crescita culturale.

 

LA CULTURA POLITICA PRIMA DI TUTTO

È necessaria una cultura democratica aperta per liberare le generazioni chiuse in recinti: studenti che studiano, ma non praticano; lavoratori che lavorano, ma non si aggiornano; pensionati isolati, che non trasmettono conoscenze e memoria. Un Paese disinformato è povero.

Battiamoci per una politica che liberi l’intelligenza e la creatività, che coltivi l’innovazione in ogni suo aspetto. È necessaria la formazione di una cultura politica che non si limiti a nozioni di educazione civica, pure importanti, ma che sia adeguata alla comprensione di una realtà complessa e in continua evoluzione.

Da questa consapevolezza discende una prima, importante conseguenza: la struttura, il modo di essere del Pd non può riguardare soltanto gli iscritti, ma essere immediatamente rivolti a chi è fuori dall’organizzazione e dalla politica. Il progetto politico del nostro partito si basa su una generale crescita culturale e democratica che avvicini tutti i cittadini ai processi decisionali della politica; ha senso se diffonde la consapevolezza che lo Stato si fonda sul rapporto di ogni singolo con le scelte che riguardano la vita pubblica.

Sarebbe una contraddizione in termini un “partito democratico” che riservasse per i suoi aderenti canali privilegiati di partecipazione alle decisioni e che offrisse a tutti gli altri una generica rappresentanza fondata su una delega in bianco. Manca ancora oggi un partito che sia strumento di crescita culturale e democratica dei cittadini. Questi si sentono esclusi, estranei alla politica, perché non hanno chiaro dove si vuole arrivare, con quale scopo, per quale strada.

Dobbiamo rivolgerci a chi si sente alieno o a chi ritiene noi alieni rispetto alla vita quotidiana e alle questioni sociali più drammatiche.

Estendere e organizzare la partecipazione è allora la chiave per rifondare la vita del Pd e la sua proiezione nella società. Partecipazione a sua volta implica due coppie di concetti che sono le colonne portanti dell’impianto della democrazia nella costruzione del rapporto tra cittadini, politica e istituzioni: poteri-responsabilità e diritti-doveri.

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