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  • martedì 22 ottobre 2013

Il testo della mozione di Giuseppe Civati

Per le primarie alla segreteria del Pd del prossimo 8 dicembre: il titolo è «Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole»

Non è un atteggiamento astratto, ma dettato dall’amore per la realtà: che è radicale e che impone scelte radicali, che finora sono mancate e che sono quasi sempre state rinviate. È venuto il momento di accendere le luci sul Paese che non conosciamo.

Finalmente liberi dai condizionamenti che siamo stati noi stessi a imporci, lontani da «logiche» che spesso hanno molto poco di logico, verso una via d’uscita, che troveremo insieme, nel confronto politico con la destra e con un nuovo momento elettorale.

È nelle nostre possibilità: dobbiamo solo riconoscerlo. E riconoscerci.

***

IL NUOVO PARTITO

Un partito che studi e progetti. Che partecipi e decida. Che promuova campagne e azioni. Che viva all’aria aperta e alla luce del sole. Senza filiere, senza fondazioni elettorali, senza opacità. Che promuova quelli bravi, non “quelli della corrente”. Che faccia della trasparenza e della semplicità il primo motivo di recupero della fiducia. Che rappresenti i milioni di elettori che abbiamo conservato e quelli che abbiamo perduto. Che dica quello che fa e faccia quello che dice.

 

LA FORMA INFORME

La crisi italiana è innanzitutto una crisi politica e culturale che, come ci ricorda Piero Ignazi, ha come tema centrale il rapporto tra cittadini e Stato che i partiti, secondo la Costituzione, dovrebbero tradurre in governo del Paese.

Il primo compito di un partito dovrebbe ispirarsi all’art. 49 della Costituzione e considerarsi una libera associazione di cittadini sottoposta a una precisa disciplina normativa che assume il compito di organizzare la partecipazione di tutti alla determinazione della politica nazionale.

Si tratta di un impegno innanzitutto culturale perché è basato su valori che danno un senso alla convivenza civile, e sulla consapevolezza di appartenere ad una comunità nella quale i diversi interessi (nonché i generi e le identità individuali) devono comporsi in un indirizzo e in un progetto.

Una prima e importante considerazione riguarda la netta distinzione tra partito e istituzione di governo (territoriale o statale). Il partito deve riconquistare il proprio ruolo autonomo nella fase di elaborazione e determinazione degli indirizzi delle politiche pubbliche, perché solo il partito può attivare un confronto pubblico che metta insieme visione, esperienze, aggiornamento continuo e innovazione. L’identificazione attuale dei due soggetti svilisce il ruolo del partito relegandolo alla condizione di «partito degli eletti».

Questo genera la nascita di leadership di riferimento nell’elettorato e nel partito e a una conseguente perdita di peso degli iscritti e degli organismi dirigenti. Per questo è importante garantire la distinzione e la separazione tra ruolo negli organismi dirigenti e ruoli di governo. Al partito il compito di promuovere la partecipazione e il dibattito, di elaborare gli indirizzi, al governo quello di tradurre questi indirizzi in azioni efficaci e valutabili.

Ciò comporta anche che le carriere dei politici non debbano concludersi con incarichi nel sottogoverno, nelle partecipazioni statali e regionali, a prescindere spesso dalle competenze che si hanno, come premio di fine carriera. Non è serio e accade troppo spesso.

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