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  • mercoledì 9 Ottobre 2013

Cosa si dice di Paul Kagame

Il presidente del Ruanda è stato a lungo adottato dall'Occidente come modello, ma le accuse contro i suoi modi autoritari crescono

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

I metodi brutali di Kagame
Circolano alcuni racconti sui metodi utilizzati da Kagame con i suoi collaboratori, e Gettleman ne ha tirato fuori qualcuno con lo stesso Kagame, durante la loro conversazione. Un ex collaboratore e amico intimo di Kagame – David Himbara, che ha studiato alla Queen’s University di Kingston (Canada) e che oggi vive anche lui a Johannesburg – ha raccontato a Gettleman di aver assistito una volta, nel 2009, a un episodio “rivoltante”. Kagame chiamò nel suo ufficio due suoi subordinati (un direttore finanziario e un capitano dell’esercito) e cominciò a urlare contro di loro, chiedendogli dove avessero comprato le tende dell’ufficio. Poi gli ordinò di stendersi faccia a terra, e arrivarono due agenti con dei manganelli: Kagame cominciò a percuotere da solo i due, poi lasciò terminare il lavoro ai due agenti, che – dice Himbara – proseguirono quella violenza come se lo avessero già fatto altre volte.

Himbara pensa che alla base dei comportamenti violenti di Kagame ci sia una sostanziale insicurezza. Quando lavorava con lui, racconta, bisognava ogni volta trovare il modo di farlo apparire come l’artefice di qualsiasi idea. Una volta Himbara scrisse un discorso per lui, e Kagame gli si rivoltò contro dicendo: «pensi di essere più intelligente di me perché hai preso un dottorato in Canada? Sei un contadino! Vai e leggilo tu questo stupido discorso!». «No, signore, il presidente è lei» – dovette rispondergli Himbara, per calmarlo – «nelle mie mani questo è uno stupido prodotto di un contadino, ma nelle sue è qualcosa di speciale».

La versione di Kagame
Con Gettleman Kagame non ha negato l’episodio del 2009 raccontato da Himbara, ma ha detto che andò diversamente, che ebbe sì quella discussione con i suoi due uomini ma che non colpì nessuno: soltanto spinse uno di loro così forte da farlo cadere per terra. «È la mia natura», ha detto, «posso essere molto duro, posso commettere errori del genere». Poi, messo di fronte agli altri racconti che circolano su di lui, Kagame ha interrotto nervosamente Gettleman e gli ha chiesto di cambiare discorso.

A un certo punto, Gettleman gli ha anche chiesto di commentare le critiche che il presidente ricevette quando, per un viaggio a New York del 2011, si venne a sapere che aveva speso più di 15 mila dollari a notte per una suite presidenziale al Mandarin Oriental Hotel. Kagame gli ha risposto, stizzito: «sono stato in tenda e in trincea, non ho bisogno di lezioni da nessuno che venga a dirmi come vivere modestamente».

I rapporti con la stampa
Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo dell’Economist del febbraio 2012, la definizione “Singapore d’Africa” e il ritratto ambiguo del paese furono contestati in un editoriale del New Times, giornale ruandese pubblicato in lingua inglese, e in passato accusato di essere troppo filogovernativo e servile nei riguardi del presidente.

Nel 2010, Jean Leonard Rugambage – un giornalista ruandese che lavorava per un giornale locale già sospeso una volta dal governo – fu ucciso da due uomini che scapparono subito in macchina, lo stesso giorno in cui aveva pubblicato un articolo sui sospetti che il governo Kagame fosse coinvolto nel tentato omicidio del dissidente Nyamwasa, di pochi giorni prima. Per l’assassinio di Rugambage la polizia disse di non avere indiziati, mentre il capo del giornale di Rugambage accusò il governo ruandese (dall’Uganda, dove era fuggito già da qualche tempo in seguito alla sospensione del suo giornale).

Nel 2011, due giornaliste ruandesi – Agnes Uwimana Nkusi e Saidati Mukakibibi – furono condannate a diciassette e sette anni di carcere (poi ridotti a quattro e tre, nel 2012) per aver «insultato il presidente e messo a rischio la sicurezza nazionale» in alcuni articoli critici verso Kagame, pubblicati su un settimanale ruandese indipendente (Umurabyo, subito chiuso). Anche in merito alla condanna delle due giornaliste, il Committee to Protect Journalists – un’organizzazione non profit, con sede a New York, che difende la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti nel mondo – criticò duramente il contesto dell’informazione in Ruanda, sostenendo che le autorità avevano punito “per vie legali” il giornalismo critico tramite l’abuso delle leggi contro i crimini di odio, «per zittire le voci indipendenti».

Gli hutu e i tutsi in Ruanda, oggi
Kagame, che è di etnia tutsi (lo è circa il 15 per cento della popolazione), in passato è stato molto criticato per aver stabilito delle leggi particolarmente severe contro l’incitamento all’odio etnico (definito “ideologia del genocidio”), e in genere – scrive il New York Times – contro qualsiasi azione «che miri a diffondere la malvagità» (persino «ridere delle sventure altrui»). L’applicazione di queste stesse leggi ha portato, nel corso degli anni, all’arresto di diversi suoi avversari politici e giornalisti critici verso il governo. «Rispetto alle voci che promuovono un ritorno alle divisioni etniche che provocarono il genocidio del ’94» – disse Kagame, rispondendo alle critiche, in un’intervista all’edizione statunitense di Metro – «poniamo limiti alla libertà di espressione proprio come l’Europa ha vietato e reso un crimine la negazione dell’Olocausto».

Gettleman è andato in giro a parlare con i ruandesi, spingendosi più in periferia, per cercare di capire da loro se la distinzione etnica tra hutu e tutsi sia oggi un fattore di discriminazione. Ne ha ricavato pareri discordi, con molta fatica (i ruandesi non ne parlano volentieri, dice). Un insegnante hutu si è messo a ridere quando Gettleman gli ha chiesto la sua appartenenza etnica, e gli ha detto che oggi quella tra hutu o tutsi non è una distinzione significativa; un altro hutu, il giorno dopo, ha invece detto a Gettleman che i tutsi vengono favoriti dal governo fin dalle scuole, e poi nel lavoro, con il pretesto di un programma di aiuto per i superstiti del genocidio (e gli ha anche detto che alle elezioni «agenti di partito stracciavano le schede di chi non votava per Kagame»).

Quando Gettleman, nel corso della conversazione, ha ricordato a Kagame che la maggior parte dei suoi ministri e degli uomini più ricchi del Ruanda sono tutsi, Kagame ha ammesso che i tutsi hanno usufruito in passato di una serie di vantaggi ma che questo stato di cose non risponde ad alcun disegno. «Se lei si perde in questa cosa dei tutsi e degli hutu», ha aggiunto, «si perde nella grettezza della nostra storia passata, e non ne esce più».

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