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  • domenica 6 Ottobre 2013

L’uomo più potente del Medioriente di cui non avete mai sentito parlare

Si chiama Qassem Suleimani, è iraniano, è una cosa a metà tra il capo delle forze speciali e il ministro degli Esteri

Alcune cose che ha fatto Suleimani nelle forze Quds
Dalla fine della guerra tra Iran e Iraq, la storia e le vicende di Suleimani sembrano diventare un film. Verso la fine degli anni Ottanta Suleimani fu mandato al confine orientale per aiutare i ribelli afghani nella loro guerra contro i talebani – gli iraniani vedevano con parecchia ostilità i talebani, principalmente per le persecuzioni nei confronti della minoranza sciita afghana. Anche qui Suleimani riuscì a farsi una reputazione. Il confine tra Iran e Afghanistan era un territorio molto frequentato dai trafficanti di droga – problema peraltro presente ancora oggi – e molti dei soldati e dei leader locali rimasero coinvolti in affari illegali ed episodi di corruzione. Suleimani si distanziò da questo gruppo di persone e al contrario cercò di frenare le attività illecite, guadagnandosi stima e rispetto tra i suoi soldati.

Quindici anni fa, nel 1998, Suleimani prese il comando delle forze Quds, un’unità di élite delle Guardie Rivoluzionarie: in arabo il termine “Quds” significa “Gerusalemme”, che i combattenti di questa unità hanno promesso di liberare. Negli ultimi trent’anni le forze Quds sono state per l’Iran quello che la CIA e le forze speciali, assieme, sono state per gli Stati Uniti: uno strumento di intelligence, forza militare e politica estera potente e insieme sfuggente. Il loro compito più importante è stato esportare la rivoluzione islamica iraniana all’estero.

Suleimani ha usato l’influenza e il potere delle forze Quds per cambiare i rapporti in Medioriente in favore dell’Iran, usando tutti i mezzi a sua disposizione: assassinando politici, fornendo armi e sostegno agli alleati e, per più di un decennio, gestendo una rete di gruppi responsabili dell’uccisione di centinaia di americani in Iraq. John Maguire, ex funzionario della CIA in Iraq, lo ha descritto come «l’agente operativo oggi più potente in tutto il Medio Oriente» («e nessuno ha mai sentito parlare di lui», ha aggiunto). Suleimani ha trasformato le forze Quds in un’organizzazione con una capacità di azione senza precedenti, in grado di compiere operazioni speciali finanziarie, di intelligence e sabotaggio di vario tipo: si stima che oggi le forze Quds comprendano tra i 10 e i 20mila uomini, divisi tra quelli che combattono e quelli che addestrano.

Dopo l’11 settembre, i talebani e l’Iraq
Ryan Crocker, che nel settembre 2001 lavorava per il dipartimento di Stato americano, ha raccontato a Filkins di avere avuto diversi incontri con gli iraniani prima dell’inizio della guerra in Afghanistan, nell’ottobre 2001: l’Iran era disposto a collaborare con gli Stati Uniti, vista la rivalità decennale con i talebani afghani. Crocker raccontò che durante quei colloqui ebbe la netta sensazione che gli iraniani rispondessero direttamente a Suleimani (lo chiamavano “Haji Qassem”). Prima che iniziassero i bombardamenti sull’Afghanistan, Crocker iniziò a percepire addirittura una certa impazienza da parte dell’Iran, che spingeva per accelerare i tempi delle operazioni. Ne seguì comunque una collaborazione fruttuosa, almeno per la prima parte della guerra afghana.

Il 29 gennaio 2002 cambiò un po’ tutto. Nel suo tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, l’allora presidente statunitense George W. Bush incluse inaspettatamente l’Iran nei paesi del cosiddetto “Asse del Male”, che comprendeva anche Iraq e Corea del Nord. Molti dei diplomatici americani che stavano lavorando con gli iraniani furono presi alla sprovvista. Crocker racconta che il giorno dopo incontrò un negoziatore iraniano alla sede ONU a Kabul: era molto arrabbiato e disse a Crocker: «Suleimani è furioso. Si sente compromesso». Gli incontri tra Iran e Stati Uniti finirono lì.

L’anno successivo gli Stati Uniti attaccarono l’Iraq, su una premessa – il possesso di grandi quantità di armi chimiche da parte del regime di Saddam Hussein – che poi si rivelò falsa. Gli iraniani si opposero all’intervento: le truppe americane erano in Afghanistan, stavano per arrivare anche in Iraq e l’Iran temeva che questo accerchiamento militare avrebbe potuto portare a un attacco diretto. Crocker dice che una volta sconfitto Saddam Hussein, e creato il primo governo provvisorio iracheno, Suleimani iniziò in Iraq una campagna molto aggressiva fatta soprattutto di sabotaggi e poi di attentati. A combattere gli americani in Iraq c’erano già due milizie sciite, le Brigate Badr e l’Esercito Mahdi: la loro parziale imprevedibilità, però, spinse Suleimani a organizzare altre milizie, addestrate in Iran (a volte con l’aiuto di Hezbollah), il cui obiettivo era guadagnare influenza e uccidere gli americani: entrambi gli obiettivi, si può dire anni dopo, sono stati abbondantemente raggiunti.

Il messaggio di Suleimani a Petraeus
Una delle frasi più conosciute – forse la più conosciuta – di Suleimani è quella che all’inizio del 2008 rivolse al generale David Petraeus, allora comandante delle forze armate americane in Iraq: fu un messaggio di testo che il presidente iracheno Jalal Talabani ricevette sul suo telefono e fece leggere a Petraeus. Il messaggio diceva:

«Generale Petraeus, dovrebbe sapere che io, Qassem Suleimani, controllo la politica dell’Iran per quanto riguarda l’Iraq, il Libano, Gaza e l’Afghanistan. Inoltre, l’ambasciatore a Baghdad è un membro delle forze Quds. Colui che lo va a sostituire è, anche lui, un membro delle forze Quds».

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