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  • venerdì 6 Settembre 2013

La più forte tennista cinese di sempre

Si chiama Li Na, ha una storia originale, un rapporto difficile con i media del suo paese, e questa settimana New York arrivata dove nessun cinese era mai arrivato

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

Temendo di perdere la tennista cinese più forte e rappresentativa, Sun Jinfang offrì a Li Na la “danfei”, una formula sperimentale – concessa soltanto a pochissimi sportivi – che permette all’atleta di scegliere personalmente il suo allenatore, gestire gli allenamenti in autonomia e destinare alla federazione nazionale soltanto una percentuale delle vincite compresa tra l’8 e il 12 per cento (e non del 65 per cento, come nel sistema normale). Li Na, che già da tempo si allenava con il marito Jiang Shan, lo scelse come suo allenatore ufficiale e divenne una tennista ancora più forte e più completa.

Da allora, oltre che la prima tennista cinese a vincere un torneo del Grande Slam (il Roland Garros nel 2011), è stata la prima e unica tennista cinese a raggiungere il quarto posto nel ranking mondiale WTA.

La popolarità di Li Na
Li Na è molto popolare e molto amata in Cina, e in generale è tra gli sportivi cinesi più celebri nel mondo, insieme all’ex giocatore di basket Yao Ming e a Liu Xiang, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene nei 110 metri a ostacoli. Su Weibo, il social network cinese simile a Twitter, ha più di 21 milioni di follower (su Twitter, per capirci, Rafael Nadal ne ha quasi 5 milioni e Serena Williams poco meno di 4 milioni). La sua finale vinta al Roland Garros – il 4 giugno 2011, il giorno della ricorrenza del massacro di piazza Tienanmen – fu seguita in televisione da 116 milioni di telespettatori cinesi, più dei telespettatori del Super Bowl (la finale del football americano) di quell’anno, e quasi il doppio degli abitanti dell’Italia.

Il sito di sport cinese Sohu Sports calcolò che la vittoria del Roland Garros avrebbe fruttato a Li Na 234 volte lo stipendio annuale di un lavoratore cinese, e commentò: «tutto meritato». Il sito di news Bloomberg scrisse che sarebbe diventata la seconda sportiva più ricca dopo la russa Maria Sharapova; oggi, secondo il New York Times, è la terza dopo Sharapova e Serena Williams (tutte tenniste), che intanto è rientrata nel circuito dopo un lungo infortunio. Li Na, già testimonial di Rolex e Nike, strinse nuovi accordi commerciali con marchi come Mercedes-Benz, Samsung e Häagen-Dazs, che portarono i suoi guadagni annuali, secondo il New York Times, a una cifra intorno ai 18 milioni di dollari.

Li Na deve la sua popolarità soprattutto alla dimensione del pubblico e del mercato cinese, scrive il New York Times, e «non sarebbe mai stata tra le tre sportive più pagate al mondo, se fosse nata in Cile, in Ciad o a Chicago» e fosse stata forte altrettanto. Anche la Women’s Tennis Association ha sfruttato la popolarità di Li Na per espandersi in Oriente: cinque anni fa i tornei ufficiali WTA organizzati in Cina erano due; nel 2014 – grazie anche all’ingresso del torneo di Wuhan, città di Li Na, 4 milioni e mezzo di abitanti – i tornei internazionali organizzati in Cina saranno otto.

Il rapporto con i media cinesi
Ciononostante, soprattutto in tempi recenti, i media cinesi hanno spesso accusato Li Na di essere troppo scontrosa ed egoista, e di non rendere il giusto merito dei suoi successi alla sua nazione d’origine. Dopo la conferenza stampa del Roland Garros diversi commentatori in Cina giudicarono esecrabile e irrispettosa la sua risposta stizzita al giornalista che le aveva chiesto “spiegazioni” per la sua eliminazione precoce.

Nel torneo di Wimbledon di quest’anno – dopo una bella e sudatissima vittoria contro l’esperta coetanea ceca Klara Zapalova, in cui Li ha rischiato seriamente di essere eliminata – lo stesso giornalista che le aveva chiesto “spiegazioni” al Roland Garros, le domandò stavolta di rivolgere un saluto a tutti i tifosi cinesi. Li Na lo guardò fisso negli occhi per quasi un minuto, riporta il New York Times, e poi rispose: «dico “grazie, tifosi”». Sempre a Wimbledon, qualche giorno più tardi – peraltro nello stesso giorno della netta vittoria di Li contro Roberta Vinci, agli ottavi di finale – il giornale del partito comunista cinese, il People’s Daily, scrisse in un editoriale: «quando le personalità degli atleti diventano così intollerabili per le tradizioni e i costumi sociali, chi è che tiene a freno la loro insolenza incontrollata?».

Ne venne fuori un acceso dibattito online, scrive il New York Times, in cui i numerosissimi tifosi cinesi di Li Na presero le sue difese e criticarono con rabbia il modo in cui i media parlano di lei. Al New York Times Li Na ha detto di non aver letto quell’editoriale quel giorno (il suo allenatore cerca di impedirle di leggere i giornali durante i tornei), e poi ha aggiunto: «quando la gente dice che rappresento la nazione, per me è un ruolo troppo grande». Li Na ha anche parlato della difficoltà di essere un punto di riferimento per così tante persone: «non sono una santa, sono una persona normale anch’io, con i suoi alti e bassi. Tutto quello che posso fare è cercare di fare bene il mio lavoro. Sono soltanto un’atleta, non posso rappresentare altri a parte me stessa».

Carlos Rodriguez, il suo nuovo allenatore
Dopo la vittoria al Roland Garros, Li Na non ottenne altri risultati ragguardevoli nel 2011. Quando il suo agente le propose di assumere un nuovo allenatore e le fece il nome di Carlos Rodriguez, ex allenatore della ex tennista belga Justine Henin (numero 1 del ranking per 117 settimane), Li Na accettò immediatamente: «pensai che se era riuscito a fare di Justine una campionessa…». Già nella prima settimana di lavoro con Rodriguez, Li Na raggiunse la finale nei Canadian Open, a Toronto, e poi vinse ai Western & Southern Open di Cincinnati, in Ohio, una settimana più tardi.

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