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  • sabato 17 agosto 2013

Un ripasso sull’Egitto, per punti

Cosa è successo negli ultimi 30 mesi, come siamo arrivati qui, messo in ordine

30 giugno 2012
Il vincitore delle elezioni presidenziali, Mohamed Morsi, giura come nuovo presidente. È il quinto presidente della storia dell’Egitto e il primo che non proviene dall’esercito. Il giorno prima Morsi aveva giurato simbolicamente a piazza Tahrir, e aveva detto: «Diciamo al mondo: ecco l’Egitto, ecco i rivoluzionari ed ecco gli egiziani. Parlo al popolo dell’Egitto, ai musulmani d’Egitto, ai copti d’Egitto, ai cittadini dentro e fuori dell’Egitto».

12 agosto 2012
Il presidente Morsi ordina la rimozione dall’incarico di Hussein Tantawi, capo dell’esercito e ministro della Difesa del suo governo, e di molti generali di alto livello; cancella anche dalla Costituzione gli emendamenti decisi dai militari due mesi prima.

12 ottobre 2012
In piazza ci sono scontri molto violenti tra sostenitori e oppositori di Morsi, che provocano oltre 100 feriti. Il New York Times scrive che è la prima volta che i Fratelli Musulmani usano violenza contro le opposizioni liberali. Intanto aumentano la delusione e il malcontento per la difficile situazione economica dell’Egitto e si intensificano le proteste al Cairo per i nuovi poteri che Morsi si è attribuito, come “guardiano della rivoluzione egiziana”.

26 dicembre 2012
L’Egitto ha una nuova Costituzione (qui il testo in inglese): la bozza redatta dai Fratelli Musulmani è stata apportava dal 63,8 per cento degli elettori, in due turni referendari. È molto contestata dalle opposizioni che dicono si basi troppo sulla shar’ia, la legge islamica, e non tuteli a sufficienza i diritti civili.

2 giugno 2013
La Corte Costituzionale dell’Egitto, vicina ai militari, stabilisce che la Camera Alta del parlamento egiziano e l’Assemblea Costituente – che ha elaborato la nuova Costituzione – sono state elette illegalmente. Intanto si aggrava ulteriormente la situazione economica dell’Egitto.

30 giugno-3 luglio 2013
Succede tutto rapidamente: in quattro giorni Morsi viene deposto. Il 30 giugno c’è una manifestazione al Cairo, la più grande nella storia del paese, contro Morsi, nel primo anniversario del suo mandato. Il 1 luglio l’esercito dà un ultimatum al governo di 48 ore per risolvere la crisi politica, ultimatum che Morsi respinge. Il 3 luglio, in una giornata raccontata dai media di tutto il mondo, il capo delle forze armate egiziane, Abdul Fatah Khalil Al-Sisi, annuncia che la Costituzione del paese è sospesa e il capo della Corte Costituzionale si insedierà a capo di un governo tecnico.

3 luglio 2013
Al Cairo si festeggia la deposizione di Morsi. Si comincia a parlare del ruolo dell’esercito nel “nuovo” (di nuovo) Egitto: molti non si spiegano la gioia per la presa del potere dei militari, che erano stati alleati dell’odiato Mubarak, responsabili di torture sui civili nel febbraio 2011 e nel maggio 2012 e nemici di Morsi, il primo presidente eletto democraticamente in Egitto. Intanto al Cairo i sostenitori dei Fratelli Musulmani creano dei sit-in permanenti e protestano.

Luglio 2013
Si stabilisce molto faticosamente la nuova leadership dell’Egitto: Adli Mansur è il nuovo presidente, Mohamed El Baradei – premio Nobel per la pace, un moderato – è vicepresidente. I militari mantengono un ruolo chiave nel nuovo governo mentre i Fratelli Musulmani ne sono completamente esclusi. Intanto Morsi rimane in custodia dei militari, in un luogo che non è stato reso pubblico.

8 luglio 2013
C’è una nuova strage al Cairo, la prima dopo la deposizione di Morsi. Un gruppo di sostenitori dell’ex presidente che stava manifestando davanti a una sede della guardia repubblicana nella zona di Nasr City viene attaccato da un gruppo di militari. I morti sono 51 e i feriti 435: la pagina Facebook dei Fratelli Musulmani pubblica un video che mostra cecchini sparare sulla folla.

14 agosto 2013
C’è il più grande massacro in Egitto dai tempi della “primavera araba”. Le forze di sicurezza attaccano due sit-in dei sostenitori di Morsi, al Cairo: le proteste si diffondono in altri quartieri e in altre città. Il bilancio, non ancora definitivo, è di oltre 500 persone uccise in poche ore e più di 2000 feriti. Il governo stabilisce lo stato di emergenza e il coprifuoco dalle 19 alle 6 di mattina in gran parte del paese. Mohamed El Baradei si dimette da vicepresidente.

16 agosto 2013
I Fratelli Musulmani organizzano una serie di manifestazioni in tutto il paese chiamate “Giorno della rabbia”, dopo l’uccisione di centinaia di persone negli scontri del 14 agosto. Al Cairo, migliaia di persone organizzate in diversi cortei si concentrano in piazza Ramses, un importante punto di snodo dei trasporti nel centro della città. La situazione peggiora in breve tempo e per tutto il pomeriggio ci sono scontri in alcune zone del Cairo e in altre città del paese, che causano diverse decine di morti: 173, secondo la cifra ufficiale fornita dal ministero della Salute il giorno successivo.

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