Chi era Idi Amin

Fu uno dei dittatori più sanguinari ed eccentrici della storia africana, e morì in esilio dieci anni fa

Amin fece sapere che il riarmo gli serviva per fare guerra alla Tanzania, dove Obote si era rifugiato insieme a molti altri esuli ugandesi. Chiese ad Israele di fornirgli aerei da combattimento e altri aiuti che gli servivano per l’invasione. Israele rifiutò e Amin decise di cambiare completamente il fronte delle sue alleanze. Viaggiò in Libia, dove ottenne l’appoggio di Muhammar Gheddafi, e dopo aver ottenuto gli aiuti militari che chiedeva fece espellere dal paese circa cinquecento cittadini israeliani, facendo sequestrare tutte le loro proprietà.

L’economia del paese, intanto, andava sempre peggio. Amin accusò della crisi economica gli ugandesi di origine asiatica. Si trattava di circa 40 mila persone, in gran parte indiani emigrati durante il periodo coloniale britannico: molti di loro appartenevano alla terza generazione, nata e cresciuta in Africa. Erano quasi tutti piccoli commercianti o imprenditori e rappresentavano uno degli elementi più importanti dell’economia ugandese. Nell’agosto del 1972 Amin dichiarò che tutti gli ugandesi di origine asiatica avevano 90 giorni per lasciare il paese e che avrebbero potuto portare con loro soltanto quello che riuscivano a trasportare. La notizia finì su tutte i giornali del mondo e alcuni commentatori cominciarono a sostenere che Amin era mentalmente instabile.

Proprio nel mezzo dell’espulsione degli ugandesi di origine asiatica, Obote e altri esiliati tentarono un’invasione dalla Tanzania. Amin li respinse facilmente, ma l’attacco gli diede l’occasione per scatenare un’ondata di repressione. Nel corso del 1972 divenne chiaro al mondo che quella che Amin aveva messo in piedi era una vera e propria dittatura militare, basata sull’appoggio della sua tribù.

Circa 18 mila membri delle forze di sicurezza ufficiali e dei gruppi paramilitari vennero arruolati tra i nubiani della tribù di Amin. Questi gruppi furono responsabili di decine di migliaia di sparizioni. A essere uccisi erano spesso persone comuni, che venivano rapite o minacciate per ottenere denaro o che semplicemente appartenevano alle tribù che Amin considerava nemiche. Ma per ordine di Amin vennero uccisi anche personaggi di alto profilo come politici, parlamentari, giudici e avvocati.

Signore di tutte le bestie della terra e dei pesci dei mari
In quegli anni, mentre il mondo si rendeva lentamente conto che l’Uganda era caduto nelle mani di una dittatura spietata, Amin si fece notare per diverse stranezze, oltre che per le sue battute e per il suo umorismo. Ad esempio, quando i giornalisti gli chiedevano di rispondere alle accuse di cannibalismo, rispondeva: «Non mi piace la carne umana. È troppo salata».

Una delle cose che più colpivano di Amin era l’estrema pompa e magniloquenza delle sue uniformi, del cerimoniale che lo accompagnava – gli ugandesi, davanti ai reporter stranieri, si inchinavano al suo passaggio – e dei suoi titoli. Ad esempio, il titolo ufficiale che decise di adottare per sé nel 1977 era: “Sua Eccellenza, presidente a vita, maresciallo di campo, dottore Al Hadji Idi Amin Dada, VC, DSO, MC, signore di tutte le bestie sulla terra e dei pesci nei mari, e conquistatore dell’Impero britannico in Africa in generale e in Uganda in particolare”.

Come si capisce bene dal pomposo titolo ufficiale, Amin rimase sempre in qualche misura ossessionato dal Regno Unito. DSO e MC erano gli acronimi di decorazioni britanniche che però lui non aveva mai ricevuto; VC era l’acronimo di “Victorious Cross”, una decorazione da lui inventata che aveva le stesse iniziali della più alta decorazione del Regno Unito, la Victoria Cross. In pubblico si presentava vestito con uniformi che ricordavano quelle dell’esercito britannico e con il petto coperto dalle decorazioni inventate o che si era auto-attribuito.

Si proclamò anche legittimo pretendente al trono di Scozia e dichiarò che insieme ai sui “cugini celti” avrebbe affrontato e sconfitto gli inglesi. Questo particolare ha dato il titolo al film del 2006 L’ultimo re di Scozia, in cui Idi Amin è interpretato da Forest Whitaker. Per la sua interpretazione, Whitaker vinse un Oscar come miglior attore protagonista nel 2007.

Sui media occidentali, l’attenzione per questi dettagli buffoneschi riuscì a volte a mettere in ombra il fatto che Amin fosse un brutale dittatore, responsabile di decine di migliaia di uccisioni. Tra il 1976 e il 1979 il Saturday Night Live, uno dei più popolari programmi comici degli Stati Uniti, dedicò quattro sketch ad Amin. Diversi esiliati ugandesi criticarono questo atteggiamento, sottolineando che gli occidentali si concentravano troppo sulle eccentricità di Amin e dimenticavano che si trattava di un sanguinario dittatore.

Amin veniva spesso descritto come un istrione che sapeva come divertire un pubblico. Ad esempio, nei rapporti diplomatici che intratteneva a distanza, trattava gli altri capi di stato con grande familiarità, scherzando, facendo battute o insultandoli in modo colorito. Ad esempio, scrisse in un telegramma ad Henry Kissinger: «Non sei intelligente perché non vieni mai a trovarmi quando hai bisogno di un consiglio». Alla regina Elisabetta scrisse: «Ho saputo che l’Inghilterra ha problemi economici. Sto inviando una nave piena di banane per ringraziarvi dei bei giorni dell’amministrazione coloniale».

Amin faceva una grande pubblicità a queste trovate. Molti leader africani lo considerarono un modello per la sua indipendenza e la sua spregiudicatezza nei rapporti con i paesi europei. Questi suoi atteggiamenti, almeno fino a quando non divennero chiare le dimensioni dei massacri compiuti sotto il suo regime, gli procurano in Occidente alcune simpatie tra le frange più estreme della contestazione degli anni Settanta.

La fine di Amin
Amin cominciò ad essere preso più seriamente dopo l’incidente di Entebbe. Nel giugno del 1976 un volo aereo diretto da Tel Aviv a Parigi venne dirottato da cinque terroristi palestinesi e da due terroristi tedeschi di estrema sinistra. Dopo una sosta in Libia, i terroristi portarono l’aereo in Uganda, all’aeroporto internazionale di Entebbe. Amin si presentò come mediatore, ma era chiaro che stava attivamente aiutando i terroristi e che l’aereo e gli ostaggi erano sorvegliati, oltre che dai terroristi, dall’esercito ugandese.

Dopo alcuni giorni di negoziati, il governo israeliano inviò un commando per liberare gli ostaggi. I sette terroristi e 45 soldati ugandesi vennero uccisi insieme a tre ostaggi e a un militare israeliano. Prima di abbandonare l’aeroporto, gli israeliani fecero anche esplodere undici aerei da combattimento dell’aviazione ugandese. Come rappresaglia, poco giorni dopo, Amin fece uccidere l’unico ostaggio che era rimasto nelle sue mani: una donna di 73 anni spostata dall’aeroporto a un ospedale per motivi di salute.

Dopo il raid di Entebbe, la maggior parte dei paesi occidentali chiuse le relazione diplomatiche con l’Uganda. Il Regno Unito ritirò il suo Alto Commissario dal paese, il che portò Amin a dichiarare di aver sconfitto il Regno Unito e ad attribuirsi il titolo di “Conquistatore dell’Impero Britannico”. Un anno dopo, nel 1978, Amin invase la Tanzania, ma le sue truppe appoggiate da militari libici vennero sconfitte. Nell’aprile del 1979 l’esercito della Tanzania, appoggiato dagli esiliati di Obote, entrò nella capitale dell’Uganda, Kampala.

Amin lasciò il paese e raggiunse l’Arabia Saudita. Cercò una sola volta, nel 1989, di ritornare in Uganda, ma venne bloccato in Zaire, quella che è oggi la Repubblica democratica del Congo. L’Arabia Saudita accettò di nuovo di dargli asilo in cambio della sua rinuncia a qualunque ambizione politica. Per 14 anni Amin rimase a Jedda, insieme alle sue quattro mogli e a circa trenta figli. Vieva in una lussuosa villa e trascorreva il suo tempo nei migliori alberghi della città. Durante questi anni rilasciò diverse interviste, in cui raccontava di non provare rimorso per quello che il suo regime aveva fatto in Uganda, ma soltanto nostalgia.

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